Lunedì, 29 Agosto 2011 09:07

Caso Penati. Adesso il Pdl attacca per nascondere le proprie nefandezze

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ROMA – Sul caso Penati (l’ex capo della segreteria di Bersani accusato di reati gravi quali la corruzione) non poteva non “scendere in campo” il panzer-divisionen Maurio Gasparri, l’uomo dallo sguardo lungo e dalla mente fine della destra italiana. “Si scrive Penati si legge Bersani. Il sistema di potere dei Ds-Pd emerge con chiarezza dalle vicende di Sesto San Giovanni. Appare come la continuazione delle tradizionali vicende che hanno visto il principale partito della sinistra al centro di un sistema finanziario ricco di risorse e povero di trasparenza, per non dire altro”, ha scritto in una nota il presidente dei senatori di casa Arcore. Abbandonato ogni garantismo, che Gasparri lascia esclusivamente ai suoi colleghi di partito pluripregiudicati, la mente fine del Pdl risuscita la vecchia e stantia storia di mani pulite e di Antonio Di Pietro, che avrebbe salvato, nella vecchia inchiesta, il Pci per poi incassare il dividendo politico e diventare ministro della sinistra. Nel frattempo Valter Veltroni ha annunciato una querela contro Maurizio Gasparri, che lo sfida in un pubblico confronto.

UN UNIVERSO DI MENZOGNE NEL MORTAIO DELLA DESTRA, che ha il compito specifico di risollevare le sorti elettorali di un Partito di inquisiti, il cui premier è sotto processo perfino per induzione alla prostituzione nella nota vicenda di Ruby Rubacuori. Ma è proprio questo l’asso nella manica che l’attuale dirigenza del Partito democratico ha inopinatamente, grazie ai comportamenti ipoteticamente illeciti di personaggi come Filippo Penati, passato alla destra. Si tratta, quindi, dell’ultimo, disperato tentativo del berlusconismo per resuscitare dal regno dei morti in cui giace da tempo e cercare di rivincere le elezioni del 2013, dimostrando che a rubare sono soltanto gli esponenti del Partito democratico.

A DAR MANFORTE A QUESTO PROGETTO è ovviamente il sistema informativo, in larga parte di proprietà del premier. La grancassa dei telegiornali di regime e dei fogli di partito (“Il Giornale” e “Libero”) sta spingendo a fondo e quei trenta milioni di italiani elettori che non seguono il web, non acquistano libri, leggono distrattamente un quotidiano, magari poco attendibile, nei prossimi mesi saranno spinti a ritenere che il vero malaffare sia dentro il centro-sinistra e che il berlusconismo sia l’unica arma per il trionfo del bene.

IL PROGETTO DELLA DESTRA HA COME ELEMENTO CENTRALE la necessità di occultare i veri dati della realtà. Ad esempio, i dubbi che ruotano intorno a vicende sulle quali la magistratura sta indagando, ripercorse oggi da Conchita De Gregorio su “Repubblica”: perché il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi fornisce a Marcello Dell’Utri (che, lo ricordiamo, è stato condannato in appello per concorso esterno in associazione mafiosa) dieci milioni come prestito infruttifero? Soldi dati ad un vecchio amico di bagordi? Bene. Perché il re della sanità privata del Lazio Antonio Angelucci finanzia in tre tanche l’acquisto di villa Gucci a Firenze da parte di Denis Verdini (plenipotenziario del Pdl e indagato a Firenze per concorso in corruzione) per una somma totale di otto milioni? Forse un regalo di nozze o un altro “prestito infruttifero” come quello di Berlusconi al suo vecchio sodale? Che immagine disegnano le sei inchieste della magistratura sulle varie P3, P4 e P5 (“associazioni di pensionati sfigati” dice l’altra testa pensante del berlusconismo, cioè Maurizio Belpietro), nelle quali sono coinvolti autorevoli esponenti del partito di Maurizio Gasparri e sulle quali persiste da sempre la cappa di silenzio delle televisioni e dei giornali di partito?

SONO DOMANDE ALLE QUALI IL PASDARAN DEL PENSIERO INCERTO Maurizio Gasparri farebbe bene a rispondere, prima di certificare, con il suo sguardo obliquo, la responsabilità oggettiva di Pierluigi Bersani nella vicenda Penati. Ma è ovvio che non lo farà mai. Fino ad ora, ha nascosto tutte le ipotesi di reato dei suoi colleghi della destra dietro la cortina fumogena della “magistratura politicizzata”, cioè comunista, che attenta alla libera volontà degli elettori. Ora che quella ridicola mistificazione, per effetto di cose, cade rovinosamente (la magistratura indaga su chi compie reati, a destra e a sinistra), non ne parla più e si concentra sul tentativo di dimostrare all’opinione pubblica che il vero marcio, la corruzione, la concussione si annidano dentro il Partito democratico. Sono queste persone che gli elettori devono mandare per sempre a casa, tagliando loro il vitalizio di almeno il 70%, perché non solo hanno inquinato la vita politica nazionale ma sono un perenne attentato alla verità e alla intelligenza.

Fulvio Lo Cicero

Romano, laureato in Scienze politiche, pubblicista. Docente di economia politica, si occupa anche di fotografia. Ha pubblicato "Principi di economia politica" (Milano, 1992) e "Inquisitori ed eretici. Il demone della verità nella narrativa di Leonardo Sciascia" (Roma, 2005) 

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