Penati rinuncia alla prescrizione. Resta difficile fare chiarezza su un lungo periodo di storia politica

ROMA – Troppo vicino ai vertici, per troppo tempo con un ruolo di primo piano. Filippo Penati ha ceduto, almeno in parte, alla pressione di chi chiedeva una sua rinuncia alla prescrizione. “Se, al termine delle indagini che tuttora sono in corso, tutto non verrà chiarito, non sarò certo io a nascondermi dietro la prescrizione”.

Proprio su questo interviene Roberto Cornelli, segretario metropolitano di Milano non mancando di sottolineare come la lettera di Filippo Penati alla Direzione provinciale del Pd “risponde alle sollecitazioni di molti di noi che chiedevamo, nel caso in cui le indagini non portino già a un’archiviazione per mancanza di riscontri, che Penati rinunciasse alla prescrizione per garantire l’onorabilità di se stesso e mantenere vivo il rapporto di fiducia con il partito e con gli elettori. Penso che come partito ci debba interessare che non rimangano ombre sulle vicende sollevate dalle indagini. E adesso occorre, da veri garantisti (che lo sono per lo straniero senza permesso di soggiorno come per il politico), rispettiamo il cittadino Penati e il suo diritto di difendersi”. Nel suo intervento, parlando della vicenda, Cornelli ha detto: “Sta iniziando una fase 2, nei fatti. La richiede la vittoria di Milano e l’opportunità che il governo di Milano possa finalmente orientare il segno delle politiche anche nell’area metropolitana milanese.

L’inizio di questa fase è stata segnata da vicende giudiziarie che ci hanno colti di sorpresa, sconvolti e che stanno segnando la ripresa della nostra attività politica dopo la pausa d’agosto. Vorrei dire innanzitutto che non ci sono elementi per parlare di un sistema Sesto, e che il nostro primo compito è quello di evitare di alimentare noi stessi questa rappresentazione distorta dei fatti”. Nella sua convinta disamina dei fatti Cornelli prosegue affermando che ” in questo ci aiuta il fatto che il gip nell’ordinanza sulla custodia cautelare abbia derubricato il reato da concussione a corruzione; il fatto che la Giunta sestese questa mattina abbia deciso di querelare tutti coloro che dicono o scrivono falsità ( e sono tante) sull’operato dell’Amministrazione, che non trovano riscontro alcuno; il fatto che la Giunta di Oldrini abbia deciso di costituirsi parte civile in qualsiasi processo potrà eventualmente seguire alle indagini preliminari in corso”. “Mi preme inoltre dire – ha detto – che le indagini in corso non coinvolgono in nessun modo il Partito democratico a nessun livello, che i nostri bilanci sono assolutamente in regola e senza ombre, che non abbiamo ricevuto finanziamenti illeciti, che svolgiamo la nostra attività politica in modo trasparente, onesto e con passione – ha sottolineato Cornelli.

Capisco bene che sono in tanti ad avere interesse a mettere sotto accusa il Partito Democratico, sia a Sesto, per le elezioni imminenti, sia a livello nazionale, per sostenere la tesi che non abbiamo le carte in regola per governare. E invece le carte in regola che le abbiamo, non solo per il nostro progetto per l’Italia, ma anche per l’affidabilità che diamo dal punto di vista etico, E non perché noi siamo antropologicamente superiori, ma perché riteniamo la legalità una precondizione del fare politica e ci siamo dotati di regole interne e un codice etico che costituiscono degli anticorpi rispetto a episodi di corruzione”.

E’ chiaro, senza rivolgere accuse o illazioni, andare con la mente ad una questione morale che non è mai stata risolta. Penati è stato per anni Presidente della Provincia di Milano, l’uomo più vicino a Bersani, segretario del PD, ed è difficile non pensare che questa decisione sia stata più che doverosa.  La riprova di quanto sopra scritto ci viene dalle parole di Antonio Di Pietro, presidente dell’IDV: “Quando una nave va a sbattere sugli scogli sarà pure colpa del nostromo ma la responsabilità oggettiva se la porta a casa il comandante della nave”. Intervenendo a 24 Mattino su Radio 24, Di Pietro affronta la questione morale. “La responsabilità penale è personale, ma il Pd che fa? Una cosa è la responsabilità penale e una è quella politica. Il Pd se lo tiene ancora in bilico con la sospensione o gli dice ‘Penati, amico mio, quella è la porta. Vai in pace? Bisogna interrompere immediatamente questo rapporto fiduciario fino a quando quel signore non giustifica i suoi comportamenti. I fatti usciti non sono beghe politiche, c’è una questione morale che va affrontata”. I Cittadini, le Persone, adesso più che mai sono stufi delle ambiguità che spesso vivono all’ombra della politica Nostrana. Questo si dovrebbe capire.

Non si tratta di giustizialismo, né tanto meno di giacobinismo, ma bensì di voglia di affermare proprio quei principi attinenti alla questione morale, unico argomento che potrebbe ridare credibilità ad un sistema politico inquinato e controverso.  Bersani dalla festa del Pd a Modena, ribadisce che Filippo Penati “ha fatto tutti i passi indietro che poteva fare”. Il segretario del Pd ha commentato così la lettera con la quale l’ex presidente della Provincia di Milano ha annunciato di non volersi nascondere dietro la prescrizione nella vicenda delle tangenti per l’area Falck di Sesto San Giovanni. “È una vicenda certamente dolorosa – ha detto Bersani – però a poco a poco si vedrà la differenza. La lettera di Penati dice ‘non mi nascondo dietro la prescrizione, rivendico l’innocenza, lasciate fare alla magistratura. Ha fatto tutti i passi indietro che poteva fare. Spero che prima o poi qualcuno di questi commentatori attenti che, giustamente, seguono questa vicenda chiedano anche: ma Berlusconi, Verdini, Scajola, Milanese, come si stanno comportando? Stanno facendo dei passi indietro? Noi abbiamo un altro modo; presunzione di innocenza sì, però passi indietro”.

Il discorso di Bersani è condivisibile ma resta il fatto che difficilmente sapremo cosa è avvenuto nel corso degli anni, in particolar modo ancora prima che i DS diventassero PD. Questo è il punto dirimente, politico e giudiziario, sul quale sarà comunque difficile stabilire la verità e la realtà dei fatti. Se ipoteticamente Penati ha intascato tangenti a partire dal 1984 ci sembra quanto mai difficile dimostrarlo. Ecco l’insistenza di vertici e Partito (PD) nel cercare di favorire la collaborazione piuttosto che l’inasprimento del dubbio. C’è un “passaggio” politico e giudiziario che rimarrebbe sospeso, malgrado Veltroni corra in soccorso al PD affermando proprio che “la vicenda Penati è gravissima e colpisce uno degli elementi fondativi del Pd che è nato per girare pagina, per cambiare modo di fare politica, per combattere corruzione e illegalità”.  Il compito che attende Luigi Berlinguer, europarlamentare che presiederà la Commissione di garanzia del PD che verrà riunirà il 5 settembre p.v. sarà veramente poco invidiabile.

Franco Frediani

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