Quello che ci hanno detto i cittadini del Mezzogiorno

ROMA – In un clima di incertezza, per non dire di confusione si sta sviluppando il dibattito fra le forze politiche sul futuro del Paese.

Malgrado i tentativi del Pd i problemi reali del Paese , quelli sui quali costruire un governo in grado di  rispondere a quanto emerso dal voto, restano ai margini  con il rischio di dar vita ad un dibattito che si avvita su se stesso. E’ utile, importante, per noi   riflettere con grande attenzione e serietà attenzione al  significato del voto nel Mezzogiorno,  a  quanto i cittadini  ci hanno voluto dire.

Se si scompone il quadro del voto per grandi aggregati territoriali si riscontra infatti che il Partito democratico perde in percentuale più voti, insieme con il Centro, proprio nelle Regioni meridionali, con l’esclusione del Molise. Oltre un terzo di voti in meno in Sicilia, Puglia, Calabria e Campania. Vengono colpite sia le Regioni dove il centrosinistra governa, sia quelle dove è invece all’opposizione. Un dato apparentemente omogeneo che al di là delle singole specificità territoriali rappresenta ovviamente un tema politico della massima importanza. Proprio dove la crisi accentua caduta di reddito, di occupazione, di speranza di lavoro per i giovani, e soprattutto delle giovani donne, e la condizione di povertà segna fasce sociali sempre più ampie, il partito non è in grado di intercettare e rappresentare né la condizione sociale, né tantomeno la domanda di speranza e cambiamento. Dall’esame dei flussi elettorali anche qui emerge che una parte forte dei consensi si sposta verso le liste di Grillo, mentre paradossalmente il centrodestra a cui si deve oltre un decennio di politiche antimeridionali, e una classe dirigente nei territori priva di una capacità di risposta seria ai problemi sociali, economici e civili del Sud, pur perdendo anche qui una percentuale enorme di voti rispetto al 2008, riesce comunque ad affermarsi nel voto di entrambi i due rami del Parlamento.

La  debolezza  della rappresentanza politica del Pd
Lo stesso risultato della lista di Ingroia, che pure poteva contare del sostegno dei sindaci di Napoli e di Palermo, è assolutamente negativo e alla fine sostanzialmente irrilevante. Il tema che ci si pone dunque, prima ancora di provare a capire quanto della propaganda di Berlusconi sull’Imu, sul condono fiscale, su quello edilizio, sull’amnistia, ha fatto breccia in una parte del voto, e della condizione reale delle persone, riguarda noi, la qualità del nostro insediamento, la debolezza della nostra rappresentanza politica, la credibilità della nostra proposta, la capacità anche qui di parlare alla parte più povera e popolare della società, e di costituire un punto di riferimento per i ceti urbani e quelli di impresa.
È un problema di sostanza e di credibilità del nostro agire e della nostra proposta. E se anche è corretto riconoscere che una parte di questi nodi viene da lontano, e non riguardano solo il Mezzogiorno, e che qui abbiamo pagato di più l’imperizia e l’insufficienza delle politiche di rigore del governo Monti, e di converso il senso della nostra responsabilità nazionale, in una crisi come quella in cui siamo caduti, e a cui ha portato il Paese il governo Berlusconi, tutto questo non riduce la portata della riflessione che dobbiamo fare e anche l’umiltà e la determinazione con cui affrontarla.


Il sud è rimasto ai margini del confronto elettorale
D’altra parte, malgrado i tentativi fatti, il tema del Sud è rimasto ai margini del confronto elettorale. Le piazze di Palermo e di Napoli le abbiamo riempite noi e non sono state lasciate ad altri, e molte energie anche giovanili si sono spese in una campagna elettorale difficile per la diversa serietà delle proposte in campo. Ma non c’e dubbio che del binomio della nostra proposta al Paese, stabilità e rinnovamento, quest’ultimo non sia stato percepito con la forza e la radicalità della quale soprattutto il Mezzogiorno aveva e ha bisogno. Se questa analisi è plausibile ne derivano due conseguenze: la riflessione che va aperta nel partito deve avere il carattere di una discussione ampia, inclusiva, non burocratica e tale da non confondere neanche per un momento le cause con gli effetti, con uno scaricabarile troppo facile quanto superficiale. In secondo luogo, nelle proposte di merito, poche e selezionate, con cui ci presenteremo al confronto parlamentare, e più in generale al Paese, nei prossimi giorni, cerchiamo di non dare il segno di non cogliere quello che con il voto i cittadini del Mezzogiorno hanno voluto dire anche a noi. Meglio, soprattutto a noi.

Guglielmo Epifani

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