Venerdì, 12 Aprile 2013 20:40

Incarico a Bersani per affrontare le emergenze

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 ROMA - Sotto i nostri occhi stanno scorrendo le cifre impressionanti di una débâcle economica e sociale frutto delle politiche liberiste imposte dall'Europa e applicate in Italia dal governo dei tecnici.

Spero che a nessuno, nel Partito Democratico, venga più in mente di proporre di sposare l'Agenda Monti per la soluzione dei problemi del paese. L'eccessiva identificazione del Pd con un governo che ha fronteggiato una situazione finanziaria catastrofica con le sole ricette del rigore, dimenticando le promesse sullo sviluppo e sull'equità sociale annunciate al momento del suo insediamento, ci ha fatto pagare un notevole prezzo elettorale. Oggi ci accorgiamo tutti che un ceto medio e popolare sta scivolando nella fascia sociale dei "nuovi poveri" proprio a causa di scelte di eccessiva austerità. Veniamo ai dati: 1 milione di licenziati nel 2012 con un incremento del 14% rispetto all'anno precedente; a questo dato noi vorremmo aggiungere che, nello stesso anno, sono state autorizzate 1 miliardo e 100 milioni di ore di cassa integrazione che corrispondono ad oltre 500mila lavoratori fuori dalla produzione per 12 mesi e a tempo pieno. Dall'Istat ci arriva in questi giorni un nuovo allarme relativo a 1 milione e 600mila persone "scoraggiate", che hanno quindi rinunciato a cercare l'occupazione, con la gran parte di esse nella fascia di età compresa tra 34 e 65 anni.

A rischio anche timidi segnali di ripresa

Naturalmente tralasciamo le cifre relative al calo del Pil e al fatto che, Mario Draghi, abbia dichiarato qualche giorno fa che è alto il rischio che una serie di fenomeni negativi, a cominciare dal calo della domanda interna, possa rinviare sine die i timidi segnali di ripresa previsti per la fine dell'anno. Per uscire da questa situazione occorre una politica di discontinuità rispetto alla scelta di rigore esclusivo del governo Monti sulla quale sicuramente il premier non ha scherzato, mentre di  sviluppo ed equità sociale non si è vista nemmeno l'ombra. Soltanto adesso, a corsa ormai finita e sulla base di una enorme pressione delle forze politiche e sociali, il governo scopre che si può restituire una parte del debito che la Pubblica Amministrazione ha accumulato nei confronti delle imprese con un decreto già contestato dal PD che chiede di correggerlo. Quando avverrà il giusto pagamento di questi debiti, il nostro deficit salirà al 2,9%. Questo significa che se l'Europa manterrà la soglia rigida del 3% non ci saranno altre risorse a disposizione. Come fare?

Creare le condizioni per la nascita del governo

 E' evidente che abbiamo bisogno di un governo in grado di affrontare queste emergenze. Il lavoro delle Commissioni istituite dal Presidente Napolitano può fornire una traccia condivisa per un futuro esecutivo.

 Il prossimo Capo dello Stato dovrà essere il frutto di una scelta di confronto e si dovranno creare le condizioni per la nascita di un governo. Mi auguro che l'incarico venga ridato, senza vincoli, a Pierluigi Bersani e che nel Parlamento si possa trovare la maggioranza su un programma circoscritto da realizzare anche in tempi brevi per poi andare al voto, senza costituire nessun inaccettabile governissimo. Cambiare la legge elettorale è fondamentale, così come affrontare i temi economici e sociali più urgenti. Le priorità sono ormai note, ma quello che manca ancora è una parola chiara circa l'esigenza di trovare le risorse per ciascuno dei temi indicati. Se non c'é questa coerenza da ora, corriamo il rischio di evocare soltanto a parole le soluzioni senza dare loro seguito in modo concreto.

Salvaguardare  cassaintegrati ed esodati

Vorremmo qui sottolineare l'esigenza di intervenire su due misure a forte impronta sociale che hanno la necessità di avere una soluzione: la prima riguarda il finanziamento della cassa integrazione in deroga che, per coprire il periodo da luglio a dicembre di quest'anno, richiede un finanziamento, stimato in questi giorni in oltre 2 miliardi di euro; la seconda, di cui si parla ancora poco e della quale non si indicano mai le risorse necessarie, è quella relativa al rifinanziamento del Fondo per la salvaguardia dei lavoratori rimasti senza reddito a causa della riforma Fornero (i cosiddetti esodati). Secondo i calcoli della Ragioneria dello Stato, per soddisfare le esigenze che si presenteranno da qui al 2015 si renderà necessario stanziare almeno 3 miliardi di euro. La politica degli annunci è finita. Adesso occorrono i fatti e bisogna far corrispondere, alle priorità indicate dal Partito Democratico, l'individuazione delle risorse finanziare che sono necessarie.

Cesare Damiano

Presidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati


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