Su decadenza e caduta dell’impero romano non ci sono più dubbi: le cause sono state accertate dagli storici e accettate dai profani (sia pure con qualche comprensibile rimpianto da parte degli attuali discendenti, peraltro alla lontana, degli antichi romani).
Ma oggi c’è chi profetizza ben altro: caduta e decadenza dell’impero umano, nientedimeno. Stiamo parlando della fine dell’umanità, dell’estinzione dell’uomo che secondo gli antropologi più avvertiti sarebbe destinato a fare la fine dei dinosauri, sia pure non proprio oggi ma sicuramente entro poche migliaia di anni. “Ah, ma allora non mi riguarda” dirà il lettore con fare auto-consolatorio.
Ma non è con gli scongiuri o con la diffidenza nei confronti degli àuguri che si può fermare il destino dell’umanità. Che sarebbe già segnato, secondo la tesi del paleontologo inglese Henry Gee, autore di uno studio edito in Italia da Einaudi (pagg. 256 euro 17,00) con il titolo intransigente Storia di una specie: la nostra, che sta per arrivare al capolinea.
L’autore, senior editore di scienze biologiche per la rivista Nature, sembra la sappia lunga sull’argomento, prima di questo ha scritto decine di libri di divulgazione scientifica, alcuni in particolare sull’evoluzione umana e sulla vita sulla Terra. Secondo Gee, dunque, l’umanità non ha scampo, è destinata a scomparire a meno che non faccia il gran salto su un altro pianeta.
Ma questa è un’altra storia. Resta il fatto che gli uomini che resteranno con i piedi per Terra, sono destinati ad estinguersi. E perché? Per più d’una ragione, sostiene Gee, ma principalmente perché l’umanità ha raggiunto il livello massimo come specie dominante e non può che affrontare l’inevitabile declino.
E’ stato così per i dinosauri e dopo di loro anche per l’Impero romano. Perché, come spiega il prof. Gee, la terra prima o poi estingue i dominatori. E’ ormai accertato che i dinosauri sono rimasti vittime non solo di un asteroide ma fra le cause della loro scomparsa c’è soprattutto il fatto di essere diventati una specie dominante che come tale non avendo concorrenti si è estinta. “Quando arriva all’apice inizia la fine” avverte Gee.
L’evoluzione della specie umana è all’origine del problema: fin da quando sono emersi dal mare, gli animali terrestri si sono evoluti con una colonna vertebrale orizzontale. Quando l’uomo primitivo è sceso dagli alberi ed ha assunto la stazione eretta per diventare un bipede ha ruotato la colonna vertebrale di 90 gradi e in questo l’ha compressa. Ne sono derivate patologie sconosciute ai quadrupedi o alle scimmie: dalle ernie alle emorroidi, dai problemi muscolari allo scheletro alle difficoltà motorie, mal di schiena, scoliosi e tutto il repertorio di malanni che da anni spingono milioni di nostri simili dall’ortopedico o almeno in palestra.
Secondo lo scienziato inglese, non è stata una buona idea non solo quella di farsi bipedi, ma anche quella di inventare l’agricoltura, che ha permesso alla popolazione di crescere esponenzialmente, portando rapidamente allo sviluppo della scienza, della tecnologia e del mondo in cui viviamo. Così non può durare: già adesso, che siamo diventati otto miliardi, c’è il problema di come dare da mangiare a tutti, con le risorse della terra in continua diminuzione. Figuriamoci fra qualche millennio!
Lo zoologo Gee non ha dubbi: “Quando eravamo pochi ed eravamo vulnerabili, paradossalmente avevamo un futuro, poi ci siamo evoluti, abbiamo imparato ad addomesticare piante e animali, abbiamo alimentato una forte propensione alla distruzione di quanto ci circonda e siamo arrivati al punto senza ritorno di dominare il pianeta, non avendo altri predatori che ci minacciano se non noi stessi”. D’altronde già i latini dicevano “Homo homini lupus”, l’uomo fa da lupo per gli stessi uomini, per dire che ci ammazziamo fra di noi in una continua sete di potere. “Ma la Terra prima o poi estingue i dominatori”, ammonisce Gee.
Fra gli altri indizi di quello che ci toccherà in futuro, lo scienziato mette il riscaldamento globale causato da colpevoli attività umane. Le conseguenze le abbiamo sotto gli occhi: alluvioni, siccità, incendi boschivi, grandi migrazioni da un continente all’altro con tutti i problemi che comportano. E’, tuttavia, mister Gee è ottimista: “Saranno le donne a salvarci perché da poco più di un secolo gli esseri umani vivono più a lungo in salute e con un livello di istruzione più elevato di quanto fosse nell’antichità. E questo si deve alle donne che appunto negli ultimi cento anni hanno fatto registrare un grado di emancipazione come mai prima d’ora”.
Questo è avvenuto a tutto vantaggio dell’uomo che intanto da mezzo secolo sta facendo registrare un calo della fertilità. Quindi nascono meno figli: per mantenere stabile la popolazione, compensando le morti, le nascite devono essere non inferiori al 2,1 per cento per donna, se una coppia mette al mondo due figli statisticamente siamo a crescita zero e gli ultimi dati riscontrati danno un tasso di fertilità di 1,18 figli per donna. Di questo passo la popolazione oltre ad invecchiare si ridurrà numericamente sempre di più, nei paesi più sviluppati il fenomeno sarà contrastato con l’aumento dell’immigrazione, che tuttavia comporterà nuovi problemi. Quanto alle donne, uscite un po’ alla volta dallo stato di sudditanza imposto nelle epoche passate, prenderanno sempre più in mano le sorti dell’umanità e lo faranno con maggiore consapevolezza e intelligenza di quanto abbia fatto finora l’uomo. D’altronde è dimostrato che i nostri antenati Neanderthal prima di estinguersi a vantaggio dell’Homo Sapiens, di cui noi siamo i diretti discendenti, ebbero modo di accoppiarsi proprio con le donne Sapiens che al loro confronto erano di molto superiori come sviluppo mentale.
Sia pure con l’apporto femminile, un fenomeno che non tutti gli antropologi condividono senza riserve, il destino dell’umanità è, dunque, segnato: si può dire che abbiamo i millenni contati. A meno di non scappare su altri mondi, dalla Luna a Marte e oltre, come già stanno pregustando gli ultimi ricconi della terra. Ma l’opportunità non sarà concessa a tutti: al momento di salire sulle astronavi per saltare via dalla Terra diventata invivibile ci sarà una durissima selezione: partiranno solo gli eletti, i migliori o i più danarosi, per tutti gli altri sarà la fine.
Queste catastrofiche previsioni gli scienziati come Gee si divertono a farle sapere al pubblico con lunghi articoli sulle riviste specializzate. Ma gli uomini che sono al governo dei popoli quelle riviste non le leggono, tutti presi come sono a gestire il potere che hanno accumulato e che temono sempre di dover perdere. A impensierirsi è solo l’uomo della strada che però non ha alcuna possibilità di intervenire nella discussione. Può solo tentare di ridurre lo strapotere di chi lo comanda nella pia illusione di ridurre per quanto possibile l’inesorabile per quanto lento avanzare dell’evoluzione della specie che sta spingendo l’intera umanità verso l’estinzione.
Ma i Trump, i Putin, gli Xi Jinping e quanti li seguiranno saranno disposti ad ascoltare queste moderne Cassandre profetesse di sventure o faranno spallucce e continueranno a correre ad occhi chiusi verso il baratro finale? Mai fu affidata ai posteri più ardua sentenza.



