Sabato, 06 Giugno 2015 16:32

Taranto: una riconversione necessaria e possibile

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TARANTO - A Taranto si sono viste le prime escavatrici al quartiere Tamburi. Sono iniziate le bonifiche. 

C’è solo un piccolo dettaglio: il parco minerali è ancora scoperto con la conseguente ovvia dispersione nell’aria di polveri o di polvere di ferro già arrugginita (le case del  quartiere, le strade, le tombe, i resti dell’acquedotto romano sono già diventati completamente rosa).

Ma non è tutto qui. All’ILVA continuano a verificarsi slopping quasi giornalmente.
Cos’è uno slopping? È una fuoriuscita di nubi, spesso rossastre dall’area dello stabilimento, ma non dalle ciminiere, da tutt’intorno, basta cercarlo online per vedere di cosa si tratta, mentre a qualche centinaia di metri si iniziano le “bonifiche”.
Viene da chiedersi se non sia uno scherzo di cattivo gusto, anche se di certo non sarebbe l’unico.
Il 5 gennaio scorso il Senato ha approvato il decreto legge “Ilva e Sviluppo di Taranto” e il 3 marzo quello stesso DL sarebbe diventato legge, preceduto da squilli di trombe e rivendicazioni che definire populiste, oltre che poco conformi alla realtà dei fatti, è un eufemismo (“Se l'Europa vuole impedire di salvare i bambini di Taranto ha perso la strada per tornare a casa”).
Tre commissari: Gnudi, Carruba e Laghi dovrebbero applicare l’80% delle prescrizioni ambientali previste dall’AIA entro l’estate, ma cosa vuol dire l’80% delle prescrizioni per ILVA?
Il restante 20% delle prescrizioni previste dall’AIA, in realtà, potrebbe valere quasi quanto il costo dell’intera autorizzazione integrata ambientale (vedere la prescrizione n.16 a tal proposito) proprio perché il calcolo è stato fatto in percentuale e non in cifre esatte.
Possono tranquillamente restare fuori dall’applicazione, quindi, le prescrizioni più importanti.
Fumo negli occhi (e nei polmoni dei tarantini), anche perché per il restante 20% delle prescrizioni sarà necessario un nuovo decreto governativo. Quando? Non è dato saperlo.
Tra l’altro, in un’audizione al senato del 21 gennaio dell’ISDE (Associazione Italiana Medici per l’Ambiente) era stato evidenziato che “Come dimostrato da ARPA Puglia con il primo rapporto sulla valutazione del danno sanitario 1, la completa applicazione delle prescrizioni AIA, quando e se raggiunta, sarà in grado di attenuare i rischi ambientali e sanitari per i tarantini, ma non di renderli accettabili dal punto di vista epidemiologico ed etico.”
I finanziamenti destinati all’impresa (che l’Italia non può direttamente destinare perché contravverrebbe al Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea, ragione per cui Eufer ha fatto ricorso alla Commissione Europea il 29 maggio scorso), inoltre, sarebbero “funzionali al risanamento ambientale ovvero alla continuazione dell’esercizio dell’attività d’impresa”, ma l’ILVA è in perdita. È notizia di una settimana fa la scelta di Fiat Chrysler Automobiles di non comprare più da ILVA.
La procura ha stimato in 8,1 miliardi di euro il costo dei lavori per l’adeguamento degli impianti.
Dunque? Se il risanamento ambientale consiste proprio nella continuazione dell’esercizio dell’attività di impresa, il diritto alla vita dei cittadini di Taranto dipende dal bilancio della siderurgica? Quando, in una situazione come questa, l’ILVA potrà fatturare il profitto che, secondo la Procura, permette l’adeguamento? E soprattutto, perché? Le direttive europee non dicono questo.
La direttiva 2004/35/CE appare piuttosto chiara già dalla sintesi:
“La direttiva istituisce un quadro di responsabilità ambientale basato sul principio “chi inquina paga” per prevenire e riparare i danni ambientali”
L’europeismo a Taranto è un valore che ogni tanto, forse, è meglio non applicare del tutto, anche da parte di chi si considera senz’appello un europeista.
C’è soluzione? C’è soluzione, ce la suggerisce proprio l’Europa, la generazione Erasmus e chi, al di là delle strumentalizzazioni elettorali, ha davvero visto e vissuto l’Europa per quella che è.
C’è il caso di Belval,
un quartiere della città di Esch-sur-Alzette, a sud del Lussmburgo. Sorgeva qui la più grande acciaieria del Lussemburgo considerata una struttura fondamentale tanto che proprio qui, il 3 maggio 1953, nel corso della prima colata di ghisa, venne celebrato l’acciaio europeo dall’allora Presidente dell’Alta Autorità della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (Ceca), Jean Monnet.
“Dove una volta le ciminiere degli altiforni riversavano il loro fumo, presto fumeranno le teste”, questo è stato il motto adoperato dal governo nella riconversione.
A Belval sorgono ora: un liceo, la RockHall, un auditorium musicale da circa 7.000 posti, un cinema, un centro commerciale, banche ed uffici e sono previsti: un nuovo ospedale, una biblioteca comunale e lo Science Park. Quest’ultimo consiste in 25 edifici del costo di un miliardo di euro da ultimare entro il 2020 in cui concentrare l’Università statale ma anche i principali centri di ricerca pubblici come il Gabriel Lippman (190 ricercatori), l’Henri Tudor (340 ricercatori da 30 paesi diversi) e L’International Network for Studies in Technology, Environment Alternatives and Development (INSTEAD) con 40 ricercatori internazionali.
Recentemente, inoltre, il Ministero della Cultura del Lussemburgo ha approvato un progetto per cui l’intera area siderurgica di Esch-sur-Alzette/Belval, di circa 100 kmq, è stata decretata monumento storico.
Per questa riconversione, nel 2002, è stato appositamente creato Fonds Belval, un ente pubblico per lo sviluppo con una dirigenza di 13 membri rappresentativi dei diversi ministeri più due rappresentanti locali di Esch-sur-Alzete e Sanrem, le due città coinvolte.
Fonds Belval ha coordinato anche le iniziative dell’”Esch-Belval incubator” portato a termine tra il 2010 ed i 2011 al costo di 6 milioni di euro coperti per il 25 per cento dal’ERDF (European Regional Development Fund) e per il restante 75 per cento proprio dal Fonds Belval.
C’è anche il caso di Bilbao in cui l’accordo con i sindacati baschi ha permesso il reinserimento lavorativo degli operai e così, dopo la riconversione di un’economia che si basava praticamente interamente sulla produzione di acciaio, nel 1993 Bilbao è stata scelta come sede dello European Software Institute,  mentre, quattro anni dopo, è stato il momento dell’inaugurazione del Museo Guggenheim.
Abandoibarra, area nel cuore della città, un tempo sede del porto industriale, è arrivata a comprendere attualmente 115.714 metri quadrati di aree verdi (su un’area di 348.500 metri quadrati).
Dal 1994 al 2007 i visitatori sono passati da 24.302 a 623.229 (+2.464%); gli eventi congressuali da 88 a 1.007 (+ 1.044%); i partecipanti ai congressi da 18.817 a 185.035 (+883%); gli alberghi da 29 a 51 (+75%); i passeggeri di aereo da 1.425.822 a 4.254.395 (+198%); le crociere da 0 a 22 e i croceristi da 0 a 22.972.
Il XXI secolo, inoltre, ha segnato una radicale inversione di tendenza a livello occupazionale con una disoccupazione che tra il 1993 ed il 2006 è passata dal 28,9 al 4,8 per cento.
Pretendiamo, ancora una volta, che si agisca eticamente tenendo presenti i dati dell’Istituto Superiore di Sanità (i bambini di Taranto muoiono di tumore per il 20% più che nel resto della regione e si ammalano di più, sempre di cancro, per il 50%) ed invitiamo a non perdere l’occasione per avvicinare il sud Italia all’Europa, per fare di Taranto un paradigma, il simbolo di una rinascita che dia al sud del nostro paese una nuova dignità e un nuovo futuro.

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