Martedì, 07 Aprile 2020 10:19

L’amore ai tempi del coronavirus

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L’epidemia fa bene all’amore o no? Non ci sono statistiche in materia, né esperti che ne parlino in tv, ma la domanda è legittima. E la risposta  più ovvia è: dipende.  Dipende dalla tipologia di amore. Se coniugale, allora il Coronavirus farà senz’altro bene: costretti per settimane chiusi in casa, c’è da aspettarsi fra nove mesi un baby-boom di proporzioni planetarie.

E’ già successo anni fa per un banale black-out  elettrico a New York. Da noi accadde, in misura minore, nei brevi mesi della crisi energetica che chiuse i cinematografi alle nove di sera, impose il blocco delle auto private e in modo meno autoritario costrinse a casa anche le coppie più refrattarie. 

Oggi è diverso, al contrario qualcuno prevede, non appena ci sarà consentito di mettere il naso fuori di casa, una valanga di richieste di divorzio. Un recente sondaggio  di modesta attendibilità ma spiritoso ha stabilito una graduatoria delle professioni che più mancano ai reclusi da virus: in testa c’è il parrucchiere, poi l’estetista,  e via via le palestre, i centri benessere, i podologi. Sembra che gli italiani tengano più al corpo che allo spirito. A pochi sono mancate le librerie, chiuse per ottusità governativa, dei politici solo l’ineffabile Salvini ha chiesto l’apertura delle chiese per Pasqua. Neanche il Papa ci aveva pensato.

Tornati rapidamente  in forma, gli ex-detenuti di oggi torneranno a sfarfalleggiare per rifarsi del tempo perduto. Sotto Coronavirus gli amori clandestini hanno fatto una brutta, repentina fine. Sull’autocertificazione non puoi scrivere ”Vado dall’amore mio” per convincere il carabiniere che ti ha fermato lontano da casa. A meno che l’amore in questione non sia la bella farmacista bionda sotto casa che ti vende la mascherina a due euro avendola pagata cinquanta centesimi.  E se l’amore proibito è lui, che fa il conducente di autobus, quando lo puoi vedere?  L’unico  modo, ma è sconsigliabile, è di farsi trovare al capolinea e aspettare che finisca la corsa per andare al deposito. Ma rischi di passare due ore di attesa e, come niente, arrivano i carabinieri che si insospettiscono e ti fanno la multa per essere “evasa” da casa senza una valida ragione. Quelle del cuore, evidentemente, non contano. 

A parte il boicottaggio degli amori clandestini, il Coronavirus qualche vantaggio lo ha portato: avrete notato che da quando i negozi sono chiusi i mucchi di mondezza sulle strade sono diminuiti, se non scomparsi?  E con la circolazione delle auto ridotta quasi a zero, l’inquinamento nelle grandi città è sparito, l’aria è più pura e l’acqua più tersa anche nei canali di Venezia?  Per la prima volta nella storia, dovendo rinunciare alle tavolate di tutta la famiglia  con l’abbacchio trionfante in  tavola, quest’anno  a Pasqua non ci sarà la strage degli agnelli. Se ne dolgono i macellai, esultano gli animalisti. 

Riflessioni, queste  che, nel dopo-virus, dovremmo tenere presenti, e non tornare allegramente alla vita di prima come non fosse successo niente. A parte le migliaia di povere vittime, alle quali deve andare un reverente pensiero, i superstiti dell’epidemia dovrebbero fare un mea culpa che vale per tutti, a tutte le latitudini, ricchi e poveri, bianchi, neri o gialli, giovani anziani: la Natura ci ha dato una lezione, impariamola. 

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