Sandro Marucci

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Il secondo titolo dell’omaggio che la Festa di Roma rende al regista indiano Stayajit Ray con la proiezione di quindici fra i suoi film maggiori, Aparajito, tradotto in Italia come L’invitto, fu una rivelazione per l’Occidente: alla Mostra del cinema di Venezia nel 1957 suscitò tanti consensi fra la critica che la giuria internazionale si spinse ad assegnargli il Leone d’Oro. Il pubblico non fu d’accordo e alla serata della premiazione in sala non mancarono sonori dissensi.    Qu

Satyajit Ray è il maggiore regista indiano ed uno dei maestri del cinema mondiale. Nato a Calcutta nel 1921 vi è morto all’età di 71 anni dopo aver firmato una trentina di titoli fra film, cortometraggi, documentari che lo hanno reso celebre anche in occidente.

Uscito di prigione per quanto innocente, un povero diavolo incappa nuovamente nelle maglie della giustizia e finisce per diventare un vero assassino e come tale braccato come un vero criminale. 

Sulla mafia nelle più diverse accezioni, sui gangster delle più diverse origini (italiani, irlandesi, ispanici, cinesi) il cinema americano ha dato molti validi esempi. 

La sedotta e abbandonata del titolo è Stefania Sandrelli, splendida sedicenne destinata a diventare una figura importante del cinema italiano.

E’ il primo film prodotto da una compagnia fondata nel 1969 per aiutare gli afro-americani a girare film sull’esperienza delle minoranze negli Stati Uniti. 

E’ il primo lungometraggio firmato da Michelangelo Antonioni, che fino ad allora si era fatto notare per un cortometraggio dall’argomento inconsueto ma evidentemente beneaugurante: N.U. Nettezza urbana, in sostanza, un documentario sulla raccolta dei rifiuti in città, l’ultimo guizzo del neorealismo già in fase di esaurimento.  

VENEZIA - E’ il film più forte di Jean Renoir, forse il suo capolavoro, in un certo senso anticipatore del neorealismo italiano. Girato nel pieno degli anni Trenta, che videro in Francia una massiccia emigrazione dall’Italia fascista, il film è, dunque, una tragica storia d’italiani povera gente, emigranti appunti.

E’ il primo film di Marco Ferreri, l’enfant terrible del cinema italiano che si è fatto subito conoscere con un’opera che ha passato più guai con la censura del suo stesso protagonista: denunciato, sequestrato, tagliato, cambiato nel titolo (diventò Una storia moderna), il film scontò la colpa di aver irriso ai sacri principi delle istituzioni dell’Italia degli anni Sessanta: la famiglia, il matrimonio, la chiesa.  Forse Ferre

VENEZIA - “Detour – Deviazione per l’inferno” del 1945.  Piccolo noir di culto che fece conoscere anche da noi Edgar G. Ulmer, regista americano di serie B, ma meritevole di riscatto.

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