Nuove evidenze sulla fase pre-leucemica
Uno studio condotto dalla Fondazione Tettamanti insieme all’Università di Milano-Bicocca apre nuove prospettive nella comprensione della leucemia infantile, identificando cellule tumorali “silenti” che possono sfuggire ai meccanismi di difesa dell’organismo.
La ricerca dimostra che, già durante la gravidanza, può verificarsi una fusione anomala tra due geni. Questa alterazione genetica genera cellule potenzialmente tumorali che, pur non proliferando rapidamente, riescono a sopravvivere nel tempo, dando origine a una lunga fase pre-leucemica invisibile.
Cellule resistenti e invisibili: il ruolo della senescenza
I ricercatori hanno osservato che queste cellule entrano in uno stato definito “senescenza indotta da oncogene”, normalmente considerato un meccanismo protettivo perché blocca la crescita cellulare.
In questo caso, però, il processo assume un effetto opposto:
le cellule pre-leucemiche smettono di dividersi, ma diventano più resistenti all’apoptosi, il naturale processo di morte cellulare programmata. Questo consente loro di sopravvivere anche in condizioni che normalmente eliminerebbero cellule alterate.
Un serbatoio nascosto che aumenta il rischio di leucemia
La forma più comune, la leucemia linfoblastica acuta a precursori B, è spesso associata proprio a queste alterazioni cromosomiche. Le cellule coinvolte possono restare nel midollo osseo per anni, aumentando nel tempo la probabilità di sviluppare ulteriori mutazioni.
Questo le trasforma in un vero e proprio serbatoio biologico di cellule tumorali, capace di contribuire sia all’insorgenza della malattia sia alle recidive anche a distanza di anni dalle cure.
Dalla ricerca nuove strategie terapeutiche
Un dato particolarmente rilevante è che l’alterazione genetica è presente nel 2-5% dei neonati sani, ma solo una piccola parte sviluppa effettivamente la malattia. Comprendere perché alcune cellule restano silenti e altre evolvono è oggi una delle principali sfide scientifiche.
I ricercatori hanno quindi testato l’efficacia di farmaci senolitici, molecole in grado di eliminare selettivamente le cellule in stato di senescenza. Alcuni di questi composti hanno mostrato la capacità di indurre la morte delle cellule pre-leucemiche, aprendo scenari innovativi.
Verso prevenzione e riduzione delle recidive
Secondo gli autori dello studio, tra cui il genetista Giovanni Cazzaniga, l’obiettivo futuro è duplice:
da un lato ridurre il rischio di recidive nei pazienti già trattati, dall’altro sviluppare strategie preventive capaci di intervenire prima che la leucemia si manifesti.
La strada è ancora lunga, ma questa scoperta rappresenta un passo fondamentale: comprendere e colpire le cellule “silenti” potrebbe cambiare radicalmente l’approccio alla leucemia infantile, spostando l’attenzione dalla cura alla prevenzione.



