Vatican Longevity Summit 2026. Intervista a Padre Carrara

Il Vatican Longevity Summit 2026, in programma il 25 e 26 maggio a Roma presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, si prepara a diventare uno degli appuntamenti più autorevoli a livello internazionale sul tema della longevità.

Un evento che riunirà Premi Nobel, neuroscienziati, bioeticisti e leader globali per affrontare una delle grandi sfide contemporanee: ridefinire il significato dell’invecchiamento alla luce delle più recenti innovazioni scientifiche e delle implicazioni etiche e sociali.

Promosso dall’Istituto Internazionale di Neurobioetica e sostenuto dalla Pontificia Accademia per la Vita, il Summit si configura come una piattaforma multidisciplinare dove medicina, tecnologia, filosofia ed etica si intrecciano per costruire una visione della longevità non solo come estensione della vita, ma come qualità, dignità e sostenibilità dell’esistenza.

Padre Alberto Carrara

In questo contesto, abbiamo rivolto alcune domande a Padre Alberto Carrara, ideatore e anima scientifica dell’iniziativa, per comprendere meglio obiettivi, struttura e prospettive della seconda edizione.

Padre Carrara, quale visione guida la seconda edizione del Vatican Longevity Summit e quali obiettivi vi siete posti?

La seconda edizione del Vatican Longevity Summit nasce da una convinzione fondamentale: la longevità non può essere ridotta a una semplice questione di anni da aggiungere alla vita, ma deve diventare una riflessione integrale sul significato umano dell’invecchiamento.

Viviamo un momento storico straordinario, in cui le neuroscienze, la medicina rigenerativa, l’epigenetica e l’intelligenza artificiale stanno aprendo possibilità impensabili fino a pochi anni fa. Tuttavia, ogni avanzamento scientifico chiede simultaneamente una riflessione antropologica ed etica.

La nostra visione – quella dell’Istituto Internazionale di Neurobioetica (IINBE) che presiedo – è quella di promuovere una “longevità umana integrale”: una longevità che tenga insieme salute fisica, salute cerebrale, relazioni sociali, dignità della persona, sostenibilità economica e giustizia intergenerazionale. Il Summit vuole diventare un luogo internazionale di incontro tra scienza, etica, arte, politica e cultura, capace di costruire una nuova alleanza per il futuro dell’invecchiamento.

Tra gli obiettivi principali vi è anche la presentazione e la progressiva elaborazione di una Carta Etica per un Invecchiamento in Salute e una Longevità Equa e Inclusiva, affinché le conquiste della ricerca non rimangano privilegio di pochi, ma possano orientarsi autenticamente al bene comune.

Come sarà strutturato il programma dell’evento tra sessioni scientifiche, keynote e momenti di confronto interdisciplinare?

Il programma del Vatican Longevity Summit 2026 è stato concepito come un vero percorso interdisciplinare attraverso le grandi dimensioni della longevità contemporanea: biologica, neuroscientifica, clinica, sociale, artistica, filosofica ed etica. Il titolo scelto per questa seconda edizione – Redesigning the Algorithm of Time – esprime proprio l’intenzione di ripensare il tempo umano non soltanto dal punto di vista medico, ma anche culturale e antropologico.

La prima giornata, lunedì 25 maggio ore 16:00 presso l’Auditorium Giovanni Poalo II di via degli Aldobrandeschi 190 a Roma, avrà un carattere inaugurale e istituzionale. Dopo l’accoglienza dei partecipanti e la sessione ufficiale di apertura moderata da Carola Salvato, entreremo immediatamente nel cuore scientifico del Summit con la Sessione I, dedicata al tema Longevity: a new scientific frontier”.

Vittorio Antonio Sironi proporrà una riflessione storica e culturale sulla riscoperta della vecchiaia nella medicina contemporanea, mostrando il passaggio dalla gerontologia classica alla moderna geroscienza.

A seguire, il professor Calogero Caruso presenterà gli studi sui semi-supercentenari e supercentenari, figure sempre più importanti per comprendere i fattori biologici e ambientali della longevità estrema. Questa sessione introdurrà le grandi coordinate scientifiche della rivoluzione della longevità. Un momento particolarmente significativo sarà la Lectio del professor Suresh Rattan, tra i padri della biogerontologia contemporanea, dedicata al concetto di ormesi e alla possibilità di promuovere una longevità sana attraverso l’adattamento biologico agli stress positivi.

Il professor Guido Kroemer, tra i maggiori esperti mondiali di aging e autofagia, affronterà il rapporto tra invecchiamento e cancro come processi biologici profondamente intrecciati. La sessione si concluderà con gli interventi del rettore della Bocconi Francesco Billari, che analizzerà le trasformazioni demografiche e sociali della “longevity revolution”, e di Bernd Kleine-Gunk, che approfondirà il principio ormetico in relazione alla medicina preventiva e all’healthy aging.

La seconda giornata, martedì 26 maggio, rappresenterà il nucleo scientifico e interdisciplinare del congresso. La Sessione II sarà dedicata a “Brain, neuroscience, and aging”, perché oggi la longevità non può essere pensata senza il tema della salute cerebrale. Aprirà la mattinata uno dei momenti centrali dell’intero Summit: la Lectio del Premio Nobel per la Medicina Thomas C. Südhof, che offrirà una panoramica sulle nuove frontiere nella comprensione dell’Alzheimer, dalle basi genetiche alle prospettive terapeutiche.

Seguirà Richard Marshall, CEO di Juvenescence, con una riflessione sulle prospettive concrete della medicina della longevità nei prossimi dieci anni. La professoressa Matilde Leonardi approfondirà invece il tema della brain health nelle società che invecchiano, sottolineando il rapporto tra neuroscienze, qualità della vita e sostenibilità sanitaria. Infine, Hiromitsu Nakauchi presenterà le sue ricerche pionieristiche sulla generazione in vivo di organi funzionali da cellule staminali pluripotenti indotte, aprendo interrogativi scientifici ed etici di enorme portata.

Dopo la pausa, la Sessione III sarà dedicata alla “Biology of aging and regeneration”. Qui entreremo nel cuore della biologia dell’invecchiamento e delle prospettive rigenerative. Juan Carlos Izpisúa Belmonte terrà una grande lecture sul riprogramming cellulare e sulle prospettive della rigenerazione epigenetica, mentre Valerio Orlando presenterà ricerche innovative sul ruolo degli antichi virus endogeni nei processi di longevità.

Francesco Franceschi approfondirà il rapporto tra dieta, microbiota intestinale e aspettativa di vita, mentre Vittorio Sebastiano rifletterà sulla riproduzione come modello naturale di rinnovamento biologico. La sessione si concluderà con Fred H. Gage, figura storica delle neuroscienze contemporanee, che analizzerà il ruolo del metabolismo, dell’infiammazione cronica e dell’instabilità genomica nei processi di invecchiamento cerebrale e demenza.

Nel pomeriggio, il Summit si aprirà a una dimensione ancora più ampia con la Sessione IV, intitolata “Art, philosophy, and ethics of aging and longevity”. Questa parte rappresenta probabilmente l’elemento più distintivo dell’intero evento, perché mostra come la longevità non sia soltanto una questione biomedica, ma una trasformazione culturale globale.

Maria Pia Abbracchio parlerà delle nuove terapie per una salute accessibile a tutte le età, mentre Maria Grazia Mattei esplorerà il rapporto tra arte digitale ed epigenetica, introducendo una prospettiva inedita sul ruolo dell’immaginazione e della cultura nella percezione dell’invecchiamento.

Francesco Landi affronterà il tema del patto intergenerazionale e delle sfide etiche delle società longeve. Andrea Lavazza analizzerà le implicazioni psicologiche e sociali degli “anni aggiunti”, mentre Pawel Kordowitzki presenterà una riflessione bioetica sul cosiddetto “orologio biologico” degli ovociti e sulle implicazioni riproduttive dell’invecchiamento.

Seguiranno gli interventi di Mirko Daniel Garasic sulle questioni etiche legate all’estensione della vita e di Lucia Magnani, che offrirà una prospettiva concreta e applicativa sulla possibilità di rendere tangibile la longevità attraverso modelli integrati di prevenzione e stile di vita. Infine, avrò l’onore di presentare una riflessione conclusiva dal titolo“Longevity 4.0: towards an ethical charter on healthy aging”, nella quale proporremo le linee guida di una futura Carta Etica per la Longevità Sana, Equa e Inclusiva.

L’intera struttura del programma è stata pensata per favorire un continuo dialogo tra discipline diverse. Non volevamo costruire un congresso puramente tecnico né una semplice riflessione teorica, ma creare uno spazio internazionale in cui neuroscienze, medicina rigenerativa, demografia, filosofia, bioetica, arte e governance sanitaria possano convergere in una visione comune dell’invecchiamento umano. È proprio questa integrazione tra scienza e umanesimo che rappresenta l’identità più profonda del Vatican Longevity Summit.

La presenza di Premi Nobel e scienziati di fama mondiale lascia prevedere interventi di altissimo livello: quale contributo distintivo si aspetta da questi ospiti?

La presenza di Premi Nobel e di grandi protagonisti della ricerca internazionale conferisce certamente al Summit un altissimo profilo scientifico, ma ciò che ci interessa maggiormente è la qualità del dialogo umano e culturale che questi incontri possono generare.

Molti degli scienziati presenti stanno ridefinendo concretamente il nostro modo di comprendere l’invecchiamento: penso alla plasticità cerebrale, ai processi epigenetici, alla rigenerazione cellulare, alla prevenzione delle malattie neurodegenerative. Il loro contributo sarà fondamentale per comprendere dove stia andando la ricerca e quali scenari realistici si stiano aprendo per il futuro della salute umana. Ma il valore distintivo del Summit è che questi interventi non rimarranno confinati in una dimensione puramente tecnica.

Ci aspettiamo che emerga una riflessione più ampia sulla responsabilità della scienza verso l’umanità. In un’epoca in cui il rischio è quello di trasformare la longevità in un prodotto elitario o in una nuova forma di disuguaglianza biologica, abbiamo bisogno di una scienza che dialoghi con l’etica e con una visione autenticamente umana della persona.

In che modo il Summit affronterà il delicato equilibrio tra innovazione scientifica, sostenibilità dei sistemi sanitari ed equità nell’accesso alle cure?

Questo è uno dei nodi centrali del Summit. Oggi la longevità rappresenta contemporaneamente una grande opportunità e una grande sfida globale. Da un lato, i progressi scientifici promettono un miglioramento significativo della qualità della vita; dall’altro, esiste il rischio concreto che tali innovazioni aumentino le disuguaglianze sociali e sanitarie.

Per questo motivo insistiamo molto sul concetto di “healthy aging for all”. La questione non è soltanto vivere più a lungo, ma garantire che la longevità sia sostenibile, accessibile e umanamente significativa. Ciò implica ripensare i sistemi sanitari, investire nella prevenzione, nella salute cerebrale, nell’educazione agli stili di vita e nelle reti sociali di supporto.

Il Summit affronterà questi temi mettendo in dialogo ricercatori, clinici, economisti, filosofi ed esperti di governance sanitaria. La sostenibilità non può essere solo economica: deve essere anche antropologica e sociale. Una società che allunga la vita ma lascia sole le persone anziane rischia di fallire proprio sul piano umano.

Quale messaggio desiderate trasmettere alla comunità scientifica e alla società rispetto al futuro della longevità?

Il messaggio fondamentale che desideriamo trasmettere attraverso il Vatican Longevity Summit è che la longevità deve diventare un progetto umano condiviso e non soltanto una corsa tecnologica o biomedica. La vera domanda non è semplicemente “quanto possiamo vivere?”, ma soprattutto “come vogliamo vivere?” e “quale idea di umanità desideriamo custodire nel futuro?”.

Oggi la scienza sta aprendo scenari straordinari: medicina rigenerativa, epigenetica, neuroscienze, intelligenza artificiale e biotecnologie stanno trasformando radicalmente il modo in cui comprendiamo l’invecchiamento. Tuttavia, ogni progresso tecnico rischia di perdere il proprio orientamento se non viene accompagnato da una riflessione etica, antropologica e sociale.

Il rischio reale è quello di ridurre la longevità a privilegio per pochi, a semplice ottimizzazione biologica o a nuova forma di disuguaglianza sanitaria. Per questo il Summit propone una visione profondamente umanistica e integrale della longevità.

La persona umana non è un insieme di dati biologici da potenziare indefinitamente, ma un essere relazionale, incarnato, vulnerabile, spirituale e sociale. L’invecchiamento non deve essere vissuto come una sconfitta da cancellare, ma come una dimensione fondamentale dell’esperienza umana, che interpella la società sul valore della cura, della fragilità, della solidarietà e del rapporto tra generazioni.

In questo contesto, uno dei momenti più significativi della seconda edizione sarà la presentazione finale di una Carta Etica per un Invecchiamento in Salute e una Longevità Equa e Inclusiva. Questa Carta nasce dall’incontro tra scienziati, clinici, bioeticisti, filosofi e istituzioni internazionali e vuole offrire alcuni principi guida per orientare il futuro della longevità in modo realmente umano.

La Carta ribadirà alcuni punti fondamentali:

  • la centralità della dignità della persona umana in ogni fase della vita;
  • il diritto a un invecchiamento sano e sostenibile;
  • la necessità di un accesso equo alle innovazioni terapeutiche;
  • la promozione della salute cerebrale e mentale;
  • il valore delle relazioni intergenerazionali;
  • la responsabilità etica nell’uso dell’intelligenza artificiale e delle biotecnologie applicate alla longevità;
  • la lotta contro nuove forme di esclusione biologica o sociale;
  • la promozione di una cultura della longevità come bene comune globale.

Vorremmo che da Roma partisse un messaggio chiaro alla comunità scientifica e alla società internazionale: il futuro della longevità non può essere guidato soltanto dall’innovazione, ma deve essere accompagnato dalla sapienza etica. Solo così sarà possibile costruire una società in cui vivere più a lungo significhi anche vivere meglio, con maggiore dignità, giustizia, relazione e speranza.

Link al programma: https://vaticanlongevitysummit.org/

Informazioni: [email protected]

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