Mattarella,segnali ripresa,avanti riforme strutturali

ROMA – “Segnali indicano che anche in Italia si è avviata la ripresa” e per consolidarla serve “uno sforzo in termini di innovazione e investimenti”: per questo la politica deve “proseguire lungo il sentiero delle riforme strutturali per migliorare il contesto per fare impresa”.

Riforme, job act. Non siamo stati eletti per indebolire i diritti

  ROMA – La richiesta del voto di fiducia sembra una prova di forza ma è un segno di debolezza. Il governo chiede al Parlamento una delega a legiferare mentre impedisce al Parlamento di precisare i contenuti di quella stessa delega. Il potere esecutivo si impadronisce del potere legislativo per disporne a suo piacimento, senza […]

La riforma costituzionale senza pace

ROMA – Mentre il rientro del Governo si annuncia (troppo) fitto di nuove iniziative, intanto rimangono ferme quelle già annunciate – e spesso nulla più – o già passate solo dal Consiglio dei ministri (e semmai da un ramo del Parlamento). Si dice da tempo che si è creato ingorgo.

Riforme. Non voto per dissenso sul merito e sul metodo

ROMA – ‘Pur restando doverosamente in Aula, non ho partecipato al voto finale sul Ddl costituzionale. Mantengo diverse valutazioni su punti di merito e non mi sono ritrovato sul metodo voluto dalla maggioranza e assunto spesso dalla Presidenza per la gestione dell’Aula. Contingentamento dei tempi del dibattito e ‘canguro’ non devono rappresentare un precedente per […]

Riforme, voto finale sul nuovo Senato. M5S, Sel e Gruppo Misto non votano

ROMA – È in corso a Palazzo Madama, la seduta d’Aula per il voto finale sul ddl costituzionale che sancisce la fine del bicameralismo e modifica il titolo V della Carta.  Dodici gli interventi previsti in dichiarazione di voto. In dissenso interverranno la senatrice a vita Elena Cattaneo e il senatore Pd Vannino Chiti.

La fretta di Renzi. La calma di Draghi

ROMA – “È la seconda volta che, in pieno agosto, Mario Draghi suona la campanella di fine ricreazione per il governo italiano. La prima fu da governatore di Banca d’Italia. Con la lettera-ultimatum che lui e Trichet spedirono a Berlusconi il 5 agosto del 2011”. Lo scrive Andrea Bonanni su Repubblica.