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La riforma costituzionale senza pace

ROMA – Mentre il rientro del Governo si annuncia (troppo) fitto di nuove iniziative, intanto rimangono ferme quelle già annunciate – e spesso nulla più – o già passate solo dal Consiglio dei ministri (e semmai da un ramo del Parlamento). Si dice da tempo che si è creato ingorgo.

Rimangono in discussione soprattutto le riforme istituzionali su cui – ancora non si capisce bene perché – il Governo ha ritenuto prioritarie, cercando sempre l’accelerazione e lo scontro con chiunque sollevasse qualche perplessità rispetto a quanto scritto nella famosa fitta paginetta del Patto del Nazareno, di cui ancora chiediamo di conoscere con precisione i contenuti.

Così, mentre quasi ci siamo dimenticati della riforma elettorale, sepolta in un cassetto del Senato da molti mesi, dopo che la Camera l’aveva dovuta approvare in fretta e furia – senza poterla discutere – non si sa a quale scopo, continuano a emergere difetti della riforma costituzionale, approvata senza poterla discutere in pochi giorni da un’aula costretta al silenzio dalla controversa applicazione di norme regolamentari certamente non pensate per un dibattito costituzionale (come ha ben evidenziati Walter Tocci nella sua dichiarazione di voto).

Ecco, questi difetti sono oggi ripresi su Repubblica da Alessandro Pace, che critica la presenza di un Senato che perde i senatori eletti dai cittadini ma mantiene il potere legislativo, la sproporzione tra una Camera ancora pesantissima, con i suoi seicentotrenta deputati, e un Senato leggerino (in ogni senso), e tutta una serie di incongruenze nella distribuzione tra le Camere di poteri legislativi e d’inchiesta. Insomma, i difetti sono molti, come abbiamo provato a dire e ribadire, anche presentando un’altra riforma del bicameralismo perfetto, per una democrazia che rappresenta e che funziona, e potenzia la partecipazione dei cittadini.

Per fortuna il percorso è ancora lungo e, se recupereremo un metodo costituzionale che consenta un vero confronto, speriamo di riuscire ancora a migliorare (molto) il testo, anche a partire dalle giuste osservazioni di Pace.

È anche per questo che, all’indomani della prima approvazione del Senato, ho già chiesto, con una lettera aperta, che si cambi nel metodo e nel merito della riforma perché la Costituzione sia e rimanga di tutti.

È possibile, basta volerlo.

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