Venerdì, 16 Maggio 2014 13:59

Napoli. A Lettere e Filosofia Francesco Piccolo: “Il provinciale ha uno sguardo diverso”

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SANTA MARIA CAPUA VETERE (CE) - Da uno scrittore affermato non ci si aspetta che parli per due ore e mezza di fila. Eppure così è stato. Il fascino liso di Francesco Piccolo ha coinvolto la platea degli studenti di Santa Maria Capua Vetere.

Ospite del Dipartimento di Lettere e Filosofia della Seconda Università di Napoli, lo scrittore casertano è stato protagonista di una lezione alternativa organizzata dalla Professoressa Caterina Verbaro, docente di Letteratura italiana contemporanea presso questo ateneo. Nato e cresciuto a Caserta centro  (via Gasparri per la precisione), Piccolo è oggi uno dei maggiori scrittori in circolazione. Passato ad Einaudi, ha pubblicato anche con  Feltrinelli; non solo scrittore ma pure sceneggiatore e autore televisivo, ha collaborato con Fabio Fazio e con registi del calibro di Moretti e Virzì. L’ultimo film scritto è “Il capitale umano” del regista livornese, uscito quest’inverno nelle sale. Ne è passato di tempo da quando scavalcava a nove anni il muro della Reggia insieme ai suoi amici per scoprire quel mondo dove era sedimentata la storia di tutti, in quelle statue, in quella fontana, in quella gente che vedeva arrivare dagli appartamenti, a metà tra fantasia e realtà, alcuni in costume altri in jeans e maglietta. Come scrive nel suo ultimo romanzo, Il desiderio di essere come tutti, dove racconta storie al confine tra il pubblico e il privato, dove la propria esperienza di vita si intreccia con quella dell’Italia e della politica. Romanzo, questo di Piccolo, in lista insieme a due altri casertani, Piccirillo e Ruotolo, al Premio Strega 2014. E proprio il racconto dell’avventura da bambino a palazzo reale presente nel libro dà il nome all’incontro tenutosi ieri 14 maggio nell’Aula Appia del Complesso di San Francesco: Il Muro della Reggia, appunto.

Salutato dalla Preside del Dipartimento Rosanna Cioffi, Francesco Piccolo ha parlato agli studenti ininterrottamente, tartassato (è proprio il caso di dirlo) dalle numerose domande che i ragazzi gli hanno rivolto. Cinema e letteratura gli ambiti toccati, ma anche creatività, scrittura, provincialismo, nuovi linguaggi, passione politica. “Lo sguardo del provinciale è uno sguardo diverso- ha raccontato- perché il provinciale percepisce da lontano e in qualche modo è ancora vergine rispetto al cittadino.” Poi continua e dice: “Se vogliamo, la letteratura italiana è una letteratura di provinciali: Brancati e altri ne sono un esempio.” Non risparmia qualche risata: “ Il provinciale conserva una certa ingenuità: quando io arrivai a Roma da Caserta, la prima mattina che uscii di casa credevo che guardassero tutti me, in realtà cercavano un posto per parcheggiare!”. Sulla politica, tema ampiamente toccato nel libro, invece dice: “Oggi più di ieri serve la politica. Non vale dire che sono tutti ladri, anche se poi è così (risata generale)… La passione politica oggi è più difficile da suscitare, ma è molto più indispensabile di quando c’erano Moro o Berlinguer.”

La lunga conversazione tra studenti, docente Verbaro e Piccolo va avanti quasi senza volersi fermare, intervallata da letture proposte dagli studenti Ilaria e Marco che hanno letto brani tratti dai suoi romanzi, emozionando e facendo sorridere, e da un video prodotto da alcuni studenti che hanno raccolto stralci di interviste, pezzi di film e commenti della critica per omaggiare l’ospite di riguardo. Il tutto in un’atmosfera rilassata e di casa, forse perché tutti si era veramente a casa, lì, insieme a Francesco Piccolo, in quell’aula della SUN a Santa Maria, a condividere non solo una terra a tratti balorda ma anche il desiderio di cambiarla, questa terra, da lontano o da vicino, restandoci o meno, insomma (ardua scelta paventata anche da Raffaele la Capria, come ha ricordato lo scrittore), in qualunque modo quindi, a seconda delle sensibilità. Tutto ciò grazie alla letteratura che ancora una volta unisce, continua ad unire, nonostante tutto, e a farci vedere il bello anche nel brutto, in una provincia che non dovrebbe offrire vie d’uscita ma che a tratti regala anche sprazzi di bellezza

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