Venerdì, 25 Maggio 2012 18:07

Cannes 2012. “Cosmopolis” col devampirizzato Pattinson lascia un po’ storditi

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CANNES - Peccato che Karl Marx – si proprio l’autore del Manifesto del partito comunista – non possa vedere “Cosmpolis”.

A rammaricarsene è David Cronenberg in persona,  regista del film, perché “quello che vediamo è esattamente quanto propugnato nel Manifesto: si parla infatti del modernismo di un’ epoca in cui il capitalismo avrà raggiunto un tale livello di espansione che la società andrà troppo velocemente per le persone e in cui domineranno le cose intangibili e imprevedibili. Era il 1848!” .

“Cosmopolis”, proiettato a Roma per la stampa in contemporanea con la proiezione al Festival di Cannes, in corsa per la Palma d’Oro, é da oggi stesso in programmazione nelle sale italiane distribuito dalla 01.   E’ interpretato da Robert Pattinson (ormai ex vampiro della saga Twilight) che impersona il golden boy Eric Packer, Juliette Binoche - ma è solo un cammeo -  Sarah Gadon;  Paul Giamatti - protagonista degli ultimi 20 minuti, un serrato dialogo ripreso dal romanzo di Don DeLillo da cui è tratto il film -  e infine Mathieu Amalric. 

 

La storia è un’odissea contemporanea, surreale, sullo sfondo dell’oscura minaccia del crollo dei mercati mondiali. Una  mattina, il giovane miliardario Eric Packer esce dal suo lussuoso attico, attraversa Manhattan a bordo della sua limousine bianca  per andare a tagliarsi i capelli a Hell’s Kitchen e incontra il proprio destino.  Nel film c’é un esplicito riferimento a Proust,  che passò gli ultimi anni della vita chiuso in una stanza rivestita di sughero per difendersi dall’esterno, schiavo di un complicato schema di rituali e di abitudini che ritroviamo in Eric. Lui, infatti, trascorre la sua giornata “cinematografica” dentro una moderna “prigione”: una limousine attrezzata con le più avveniristiche tecnologie e “proustata” (neologismo coniato dal romanziere DeLillo) . Per difendersi, anche lui come Proust dall’esterno, è stata fatta rivestire di sughero. Il Trono su cui siede Eric nella sua auto “non è molto plausibile”, ammette il regista Cronenberg m “simboleggia il suo potere, il rapporto predeterminato tra il padrone e i suoi ospiti che trovano posto su un semplice sedile di fronte a lui”. Al termine della proiezione si esce dalla sala storditi, incerti su dove ci troviamo. Non manca però qualche occasione di divertimento.

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