Lunedì, 26 Novembre 2012 12:57

Torino Film Festival. “Anija”, spettacolare e coinvolgente. Recensione. Trailer

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TORINO (nostro corrispondente) -  E' curioso come a vent'anni di distanza, due registi abbiano deciso di occuparsi dello stesso tema: gli sbarchi in massa degli albanesi sulle coste pugliesi all'inizio degli anni Novanta.

Stiamo parlando di Daniele Vicari e della sua Nave dolce, già da qualche settimana nelle sale italiane, e di Roland Sejko, autore di Anija (la nave), presentato oggi fuori concorso al Torino Film Festival. Con il ricordo ancora fresco di quell'esodo, nel 1994 Gianni Amelio – oggi direttore del festival di Torino – meravigliò critica e pubblico con Lamerica, storia di un ladruncolo italiano che si ritrovò suo malgrado su una di quelle navi arrugginite. Ed è a questo film che si ricollega il documentario di Sejko, speculare rispetto alla Nave dolce di Vicari. Stessa ricetta – immagini di repertorio più testimonianze dei protagonisti – ma punti di vista differenti. Se Vicari parla dell'approdo dei cittadini albanesi in Italia, Sejko, dall'altra parte dello Ionio, ne documenta la partenza.


Il risultato è in alcuni punti più interessante dell'omologo del regista di Diaz. Sejko fa parlare più le immagini e meno i suoi connazionali, e senza condividere alcun intento di denuncia nei confronti delle istituzioni, come invece fa la Nave dolce che ci ricorda l'impreparazione dello Stato ad accogliere quella moltitudine di disperati. E' un approccio più cronachistico, ma non per questo meno coinvolgente. In Anija lo spettacolare sbarco della Vlora a Bari dell'agosto '91 è solo uno dei tanti viaggi ripresi dal regista. La narrazione, infatti, parte dall'inverno dello stesso anno. Le immagini sono potentissime: le ambasciate dei Paesi occidentali vengono invase dai cittadini di Tirana. Il regime è crollato, in Albania è il caos ad essere sovrano e la voglia della popolazione di abbandonare la patria è irrefrenabile. Da marzo cominciano le drammatiche traversate del canale di Otranto: da Durazzo a Brindisi, in poche ore a bordo di vecchi mercantili una volta fiore all'occhiello della cantieristica di regime, come documentano le roboanti sequenze in bianco e nero degli archivi audiovisivi albanesi. E proprio a bordo di una di quelle navi fece ingresso in terra italiana il regista, fresco di laurea all'Università di Tirana e oggi nello staff dell'Istituto Luce.
Il racconto però, non si ferma al 1991. Sejko va avanti, fino al 1997 quando morsi da una nuova crisi, causata dal crollo del regime affaristico capitalista-finanziario, altri suoi connazionali lasciarono, chi per la prima e ultima e chi per una seconda volta, l'Albania per l'Italia. La pagina meno ricordata, ma forse più drammatica, con l'incidente tra la Corvetta Sibilla della Marina italiana e la motovedetta Kader, con a bordo più di 140 persone che costò la vita a 108 di loro.

ROLAND SEIKO
Laureato  a Tirana, Roland Seiko nel 1991 fugge dall’Albania a bordo di una delle navi del grande esodo per stabilirsi a Roma dove, dal 1995, lavora presso l’Archivio Storico dell’Istituto Luce. Nel 2008 realizza come sceneggiatore e regista il suo primo documentario, Albania il paese di fronte. È stato per molti anni direttore responsabile di Bota Shqipatre, l’unico periodico in albanese pubblicato in Italia


Anija - Trailer

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