Mercoledì, 14 Maggio 2014 11:40

“Il David di Donatello? Una pagliacciata”

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Lo ha detto il regista Gabriele Muccino commentando le candidature

 

MILANO - A volte anche nel mondo del cinema si usa la tecnica tanto cara ai politici: spararle grosse per attirare l’attenzione. Tuttavia non si può offendere un premio prestigioso perché il proprio film magari non ha ricevuto nessuna candidatura. Ci riferiamo alle parole di fuoco di Gabriele Muccino sulle nomination dei David di Donatello. L’aspetto curioso è che quando Muccino trionfò negli Usa con “Alla ricerca della felicità parlò con toni entusiastici di Hollywood. Quando il successivo “Quel che so sull’amore” venne stroncato dalla critica statunitense, tornò in Italia dicendo che gli americani sono superficiali e che non avevano capito il suo film.

Insomma l’uomo è un pochino contradditorio, troppo suscettibile alle critiche negative. Torniamo alle recentissime esternazioni di Muccino sugli Oscar italiani.

I David di Donatello sono una “pagliacciata lobbistica del cinema italiano”. Il regista romano gli ha dedicato un post al vetriolo sul suo profilo Facebook, in occasione dell'annuncio della candidature.

Muccino, che si trova negli Usa, dove pochi giorni fa ha terminato le riprese del suo nuovo film “Fathers and dauthers”, interpretato fra gli altri da Russell Crowe, aggiunge: “I David di Donatello erano così prestigiosi, un tempo, che negli Studi della Columbia a Los Angeles c'è ancora oggi una bacheca di cristallo con decine di David vinti dai film americani. Condivide l'altra parte della bacheca con quella degli Oscar. “Oggi gli Oscar de noantri valgono invece come fermacarte”.

Muccino racconta anche il suo personale ‘incontro’ con i David: “Qualche anno fa il presidente Rondi mi cercò di attribuire un David di Donatello, non alla carriera, per fortuna, ma "per meriti cinematografici conseguiti all'estero. La cosa stravagante era che non avevano nemmeno considerato come candidati ai David come film stranieri i miei primi due film americani (che avevano fatto il giro del mondo) e adesso cos’era? Mi volevano rimborsare con una statuetta intestata a non meglio precisati meriti internazionali mai riconosciuti nemmeno in patria? Gli risposi di tenersela pure, la statuetta. E forse, cambiandole etichetta, l'avranno pure data a qualcun altro”.

“I premi valgono quando sono autentici, le votazioni senza lobby che se li spartiscono, i premi devono essere pregni dell'orgoglio di chi te li consegna perché quel valore viene dal tuo lavoro e non da giochini fatti dietro le quinte” rincara la dose il regista. “La parrocchia 'der cinema romano' è da ricostruire guardando al cinema francese, a quello indipendente americano, alle cinematografie affamate di arte che amano il pubblico, amano il successo e magari hanno anche dei critici che invece che scrivere la trama del film e metterti le stellette ti fanno una vera recensione e ti spiegano come leggere un film e come si possa apprezzarlo o meno. Il cinema - conclude Muccino - è una cosa molto più alta della sempre più avvilente e imbarazzante cerimonia della consegna dei David di Donatello”.

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