Bruna Alasia

Bruna Alasia

Giornalista e scrittrice

VENEZIA - E’ stato attribuito al grande regista inglese Stephen Frears il premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2017 della 74. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Un giusto riconoscimento al Lido, soprattutto dopo il che suo “Philomena”, in concorso a Venezia nel 2013, acclamato dalla stampa e dal pubblico, fu snobbato dalla Giuria.

 “La figlia del boia e il re dei mendicanti” è il terzo libro della saga di Oliver Pötzsch, che ha per sfondo la Germania del secolo XVII.

ROMA – E’ suggestivo il fondale dei Giardini della Filarmonica, fronde verdi mosse dal vento su cui la luce scivola voluttuosa. Non serve altra scenografia a Barbara De Rossi e Francesco Branchetti, appassionati interpreti del grido di “Coro di donna e uomo”, di Gianni Guardigli, ambizioso recital sulla sofferenza umana e sulla sua necessità di catarsi. Sottolineato dalle musiche originali di Pino Cangialosi. 

Di Bruna Alasia

Irlanda, 1859. L’infermiera Lib Wright giunge dall’Inghilterra nelle Irish Midlands, perché convocata da un comitato capeggiato dal dottor McBrearty, il medico della Contea. Lib dovrà occuparsi di un caso misterioso: Anna O’Donnell, una bambina di undici anni, che afferma di vivere di “manna dal cielo” e non tocca cibo da quattro mesi. Considerata un “prodigio vivente”, la piccola attira stuoli di fedeli da tutto il mondo, anche se molti sono convinti che i suoi genitori siano degli impostori che, a scopo di lucro, abbiano architettato la messa in scena nutrendo la figlia di nascosto. Per questo un comitato di paesani ha ritenuto opportuno ingaggiare come sorveglianti due infermiere che per quindici giorni, a turno al fianco di Anna, indaghino per svelare se si tratta di truffa o miracolo. All’inizio, la bambina non fornisce alcuna prova di frode, sembra vivere di privazioni come una santa, al punto che Lib comincia a dubitare che il prodigio sia vero. Poi di colpo Anna scivola verso un visibile deperimento mentre affiorano segreti inenarrabili e Lib è posta di fronte a dilemmi delicati e pericolosi …

L’autrice ha un’innata capacità di tenere alta la suspense e in “Prodigio”, intessuto di maestria psicologica, prosa scorrevole, ambientazione storica attendibile, il lettore è catturato in un’avventura drammatica e verosimile. Scrive Emma Donoghue nella postfazione: “Questa è una storia inventata, però trae ispirazione dalle cosiddette ‘digiunanti’ – se ne registrarono una cinquantina nelle Isole Britanniche, l’Europa occidentale e il Nord America, fra il sedicesimo e il ventesimo secolo”. Da avvenimenti accaduti la Donoghue intesse un avvincente racconto sull’eterno conflitto tra superstizione, fanatismo religioso, ignoranza, misticismo e scienza. Un romanzo che evidenzia i pregiudizi di una comunità e la crudeltà tra consanguinei. Consigliato anche da Stephen King.

Emma Donoghu scrittrice, drammaturga e sceneggiatrice irlandese naturalizzata canadese, è stata finalista al Booker Prize nel 2010 e nel 2011 ha vinto il premio Alex con “Room. Stanza, letto, armadio, specchio” – che narra il sequestro e l’interminabile segregazione di una ragazzina messa incinta da un bruto – del quale ha firmato la sceneggiatura del film omonimo. 

Il prodigio

Emma Donoghue

Traduttore: M. Ortelio

Editore: Neri Pozza

Collana: I narratori delle tavole

Anno edizione: 2017

Pagine: 301.

Euro 17

ROMA - Forse non a tutti dice qualcosa il nome di Sergio Tofano - al quale Pino Strabioli ha reso un omaggio tenero e opportuno – ma molti sanno chi è il Signor Bonaventura, mitico personaggio del fumetto nato esattamente 100 anni fa, nel 1917, sulle pagine del Corriere dei Piccoli: con la marsina, la bombetta rossa e il fedele cane bassotto, strampalato eroe di avventure che hanno divertito più generazioni.

Irlanda, 1859. L’infermiera Lib Wright giunge dall’Inghilterra nelle Irish Midlands, perché convocata da un comitato capeggiato dal dottor McBrearty, il medico della Contea. Lib dovrà occuparsi di un caso misterioso: Anna O’Donnell, una bambina di undici anni, che afferma di vivere di “manna dal cielo” e non tocca cibo da quattro mesi.

ROMA – La conferenza di presentazione della 74ma Mostra di Venezia quest’anno non si è svolta nel solito lussuoso albergo romano ma, più sobriamente e comodamente, nella sua sede naturale: una grande sala cinematografica sul cui schermo sono scorsi i titoli dei film in concorso e no, introdotti uno a uno dal direttore Alberto Barbera.

Maria Drazdĕchová insegna in un liceo di Bratislava. Porta ampie gonne colorate e scarpe alla charleston. Solare e affettuosa con gli alunni, si preoccupa di conoscere il mestiere dei loro genitori e di frequentare le famiglie, ma non per migliorare il loro rendimento, piuttosto per interesse personale. Avendo il potere di compilare le pagelle, Maria ne abusa per scroccare alle madri un taglio di capelli o una torta, ai padri la riparazione di una lavatrice o un servizio da austista.

Graeme Macrae Burnet, finora sconosciuto autore scozzese, mai tradotto prima in italiano, è appena arrivato in libreria con “Progetto di sangue” grazie a Neri Pozza, romanzo che, pubblicato in Inghilterra dal piccolo editore indipendente Saraband, a sorpresa è giunto finalista all’importante “Man Booker Prize 2016”, surclassando nelle vendite ogni altro concorrente.

ROMA - La commedia si apre su una scenografia essenziale e incisiva, presentandoci Agostino Toti, un insegnante ormai vecchio e amareggiato, che racconta al direttore della scuola come, per vendicarsi dello Stato che l’ha sottopagato rendendogli impossibile la formazione di una famiglia, abbia deciso di prendere per moglie la giovanissima Lillina, alla quale potrà assicurare, dopo la sua morte, la propria pensione. 

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