Martedì, 10 Marzo 2015 10:21

Arabia Saudita punta sulla stabilità del greggio. IL VIDEO

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ROMA - Questa settimana a Business Middle East ci occupiamo del prezzo dell’oro nero e del tentativo di ripristinarne la lucentezza. Un sospiro di sollievo per l’industria petrolifera visto l’aumento dei prezzi dello scorso febbraio, il primo dopo i precedenti sette mesi di brusco ribasso.

L’Arabia Saudita gioca un ruolo chiave nella fluttuazione del prezzo del petrolio pur rimanendo ottimista sul futuro. Le scorte americane di greggio crescono oltre le aspettative e un cauto ottimismo si diffonde tra gli investitori che restano in attesa della riunione OPEC del giugno prossimo. Guardiamo i dati sulla produzione di febbraio. Segnali di ripresa sono comparsi dopo un periodo di ribassi del prezzo del greggio, mai visto da sei anni a questa parte. Per la prima volta dal luglio 2014, il mercato petrolifero recupera parte dei suoi profitti. Nel mese di febbraio, il prezzo del Brent aumenta del 18,79%, mentre è del 4,56% quello del WTI. Ma, gli Stati Uniti registrano nello stesso mese un calo dell’export pari al 19.38%. Allo stesso tempo, le scorte di greggio aumentano e a febbraio si contano 8,4 milioni di barili. In Medio Oriente, i paesi del Golfo proseguono con una politica al ribasso, soprattuto dopo l’ultima riunione dell’OPEC del novembre 2014, che decise di non ridurre la produzione di greggio. Particolarmente indicative furono le dichiarazioni del ministro saudita Ali Naami, che sottolineó come il suo paese volesse optare per la stabilizzazione dei prezzi. Ali al-Naimi, ministro saudita del petrolio: “L’Arabia Saudita si impegna a mantenere l’equilibrio sul mercato, ma le circostanze richiedono che anche altre nazioni non-OPEC facciano lo stesso. Attualmente, non c‘è nessun altro. Ma vorrei fosse chiaro che l’Arabia Saudita prosegue la sua ricerca di consenso”. Come altri paesi, l’Arabia Saudita soffre dell’abbassamento dei prezzi. La produzione di petrolio raggiunge il numero record di 9,8 milioni di barili a febbraio. Il prezzo del petrolio subisce un brusco ribasso dal luglio scorso, quando la fascia di prezzo si attesta tra i 100 e i 115 dollari. Ora gli occhi del mondo sono puntati sulla prossima riunione dell’OPEC che si terrà a giugno e per cui sembra non sembra ancora prevista alcuna riunione di emergenza. Daleen Hassan, euronews: Molte le domande che ci vengono poste sulla durata della stabilità del prezzo del greggio e per saperne di più è con noi, Nour aldeen Al Hammoury chief market strategist di ADS securities, Abu Dhabi. Ciao Nour. Gli aumenti dei prezzi che abbiamo visto a febbraio proseguiranno o assisteremo di nuovo a un altro periodo di diminuzioni? Nour eldeen Al Hammoury, chief market strategist ADS securities: “Fattori geopolitici hanno avuto un ruolo importante nella stabilizzazione, soprattutto dopo l’ultimo accordo russo-ucraino e l’attacco delle coalizioni contro l’ISIL in Iraq, dove l’esercito ha ripreso il controllo di alcune aree petrolifere attorno a Mosul. Nel frattempo, l’aumento del dollaro è stato determinante nell’abbassamento del prezzo del greggio. Se il dollaro continuerà la sua crescita, è molto probabile che chi ne soffrirà sarà il prezzo del petrolio che potrebbe aumentare notevolmente nei mesi successivi. Inoltre, l’offerta è in crescita, si abbassa la domanda e la produzione è in aumento. Quindi, la continua diffusione di dati economici negativi soprattutto da parte di paesi come la Cina, aumenta le aspettative sulla riunione OPEC di giugno.” Daleen Hassan, euronews: Fino a che punto le dichiarazioni dei ministri del Golfo hanno contribuito a questa stabilità, anche se non vi è alcuna intenzione di ridurre la produzione? Nour aldeen Al Hammoury: “In effetti, le osservazioni hanno svolto un ruolo importante. I mercati hanno ascoltato le loro affermazioni, in grado di confermare la stabilità dei prezzi temporanea e che un aumento è possibile, e presto, nei prossimi mesi. Ció significa che i ministri sperano in un’azione prima o poi da parte dei produttori, il che ha portato gli investitori a stare fermi, ma anche contribuito a diminuire la pressione sui prezzi.” Daleen Hassan, euronews:“Nonostante un leggero aumento, il prezzo del petrolio resta basso, in che modo questo puó influenzare la regione del Golfo?” Nour aldeen Al Hammoury: “Mantenere basso il prezzo mette in difficoltà i paesi del Golfo che potrebbero affrontare il deficit. Cosa potrebbe portare a ridurre la spesa o ad agire, se non l’imposizione di nuove tasse? Inoltre, non dobbiamo dimenticare l’enorme quantità di riserve nei paesi del Golfo. Di recente, abbiamo visto come alcuni rapporti indichino che l’area saudita possa sopravvivere con i prezzi bassi per più di otto anni senza intaccare il suo piano di spesa. Ma, come detto prima, mantenere basso il prezzo del petrolio potrebbe rivelarsi pericoloso per i paesi del Golfo sul lungo termine, visti i progetti in corso”. 

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