Venerdì, 28 Ottobre 2011 13:23

Pensioni di anzianità. Il finto allarme di governo e Confindustria

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Così si va in pensione in molti paesi europei con 480 mesi o 160 trimestri di anzianità. Che sempre 40 anni sono

 

ROMA - La pensione di anzianità esiste in mezza Europa. Smettiamola di farci prendere in giro. C’è qualcosa che non quadra in questo accanimento chirurgico contro le pensioni italiane. A cominciare da quello che la politica nazionale spaccia per verità indiscussa ed indiscutibile e la stampa accredita come tale, le presunte anomalie solo italiane, quelle distorsioni che esisterebbero solo in Italia e contribuirebbero a far andare troppo presto i lavoratori in pensione.
Il punto più noto e che anche recentemente è finito sotto i riflettori è la famigerata e tanto vituperata pensione di anzianità.
In Italia attualmente si accede alla pensione di anzianità con 36 anni di contributi e 60 o 61 anni di età, a seconda se si è lavoratori dipendenti  o autonomi, oppure con 40 anni di contribuzione ed indipendentemente dall’età, oppure, per dirla come direbbe un qualsiasi industriale figlio di industriali o politico nominato da una oscura segreteria, poco dopo i 50 anni e con appena 40 anni di lavoro.
Ma c’è un quesito importante da sollevare.


La pensione di anzianità esiste solo in Italia?
E qui basterebbe usare un po’ di fantasia, la tanto vituperata pensione di anzianità, questa vergogna solo italica, invece di eliminarla potremmo cambiarle nome. E battezzarla Pensione di vecchiaia anticipata,  Early retirement pension o anche Pension de vieillesse anticipée. Già perché la Pensione di anzianità con questo nome (Pension de vieillesse anticipée) è garantita ad esempio ai contribuenti lussemburghesi che possono accedervi “A partir de l'âge de 57 ans: à condition de justifier 480 mois d'assurance effective..” Ovvero dai 57 anni di età a condizione che si posseggano 480 mesi di contribuzione effettiva. Quindi non 40 anni come in Italia ma ben 480 mesi e lasciamo sullo sfondo il fatto che 40 anni sono composti da esattamente 480 mesi.
In Belgio invece si può accedere ad una pensione di anzianità anzi ad una Pensione anticipata, visto che la parola anzianità in Europa non si può dire in pubblico, a partire dall’età di 60 anni per uomini e donne e con appena 35 anni di attività alle spalle.
In Portogallo possono accedere a pensione gli assicurati che abbiano 55 anni di età e 30 di contributi.
In Slovenia è prevista la possibilità che si possa accedere al pensionamento anticipato con 58 anni di età sempre che la persona assicurata abbia 40 anni di contribuzione se di sesso maschile e 38 se di sesso femminile.
In molti paesi europei poi, come ad esempio in Germania, si proprio quella Germania, pur non esistendo istituti assimilabili alle pensioni di anzianità esistono però dei meccanismi di accesso anticipato alla pensione di vecchiaia che alle pensioni di anzianità assomigliano parecchio.
A questo punto si possono riconoscere le obiezioni principali ad un discorso del genere, vediamole.

In Germania esiste la pensione di vecchiaia anticipata che non è proprio identica alla pensione di anzianità, è vero cambia infatti il nome, ma oltre al nome cambia veramente poco.
Il Lussemburgo è una piccola realtà e non impatta sugli equilibri europei, una cosa che in Europa esiste solo in Lussemburgo è come se non esistesse da nessuna parte, forse è vero ma non credo che si possa dire che una cosa che esiste solo in Lussemburgo, Belgio, Portogallo e Slovenia non esiste da nessuna parte in Europa.
Ci sarebbe poi da vedere come vanno le cose in Francia sia perché è una delle maggiori economie d’Europa, sia perché è uno dei paesi che più si è dilettato a puntare il dito contro i nostri conti pubblici e sia perché è uno dei Paesi più utilizzato come alibi dal nostro Governo per giustificare ogni taglio, “non siamo noi che vi vogliamo tagliare le pensioni ma avete visto come ci tratta Sarkò?”
E noi siamo qui apposta.


Ovviamente anche in Francia esiste un istituto che è del tutto paragonabile alle pensioni di anzianità, ed è la serie di norme che prevede per i lavoratori precoci la possibilità di accedere a pensione ad età comprese tra i 56 ed i 60 di età ma non come noi, dopo appena 40 anni di servizio, i francesi sono veramente dei gran fighi e pretendono addirittura 160 trimestri di servizio e per i nati dopo il 1952 164 trimestri, periodo, ça va sans dire, pari ad esattamente 40 anni e per i nati dopo il 1952 41 anni.
Ciò che sembrerebbe mancare alla legislazione italiana è quindi la previsione della età minima anche con i 40 anni di contributi. Previsione, questa si, che si potrebbe inserire senza colpo ferire sull’impronta della previsione francese, 40 anni di contributi e 56 anni di età, anche perché sarebbe interessante sapere quanti sono quelli che oggi  riescono ad aver lavorato per 40 anni prima di compiere 56 anni di età.

In conclusione la prossima volta che sentirete un politico, un imprenditore o un professionista blaterare sulla necessità di abolire le pensioni di anzianità, sul fatto che sono una anomalia solo italiana, sul fatto che sono uno ingiustificabile spreco, sappiate che il vero pensiero che si nasconde  dietro questa affermazione è “Perché dovremmo tassare redditi elevati e patrimoni quando possiamo prendere a schiaffi i lavoratori”.

Anche perché a prendere a schiaffi i lavoratori e le pensioni ci si mettono davvero tutti, forse anche con la colpevole complicità di chi un lavoro lo ha e sembra aver perso la voglia di difendersi, di difendere il proprio lavoro e di difendere i propri diritti

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

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