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Blog di Caterina Carbonardi

Mi chiamo Caterina Carbonardi e sono  Life & Business Coach – Associated Certified Coach presso La International Coaching Federation. PIU' INFO

Non solo coaching: l’equilibrio tra il bisogno e il sogno

Non solo coaching: l’equilibrio tra il bisogno e il sogno

La ricerca della serenità può essere trovata nella soddisfazione che media trai nostri bisogni e i nostri sogni?

Sembra un gioco di parole, eppure quella bi davanti a sogno mi ha fatto pensare a questa riflessione: Il bisogno ha importanza doppia rispetto al sogno? Per molti anni, nel mio passato, la mia risposta sarebbe stata “si”, ma oggi la mia risposta è “assolutamente no”. La risposta, ad oggi, è nel giusto equilibro fra i due aspetti. E’ insita nell’essere umano l’esigenza di crescere e migliorare, e questo avviene quando corrispondiamo ai nostri sogni con azioni dirette per realizzarli. I sogni infatti ci proiettano nella direzione di desideri più ampi che vanno oltre le “cose che dobbiamo fare”. Diverso è compiere azioni rivolte a soddisfare le nostre necessità primarie, necessarie ma che troppo spesso non ci fanno sentire realizzati.

Il bisogno nasce dal voler o dover colmare una mancanza di qualcosa che nella vita è necessario avere, soddisfare o fare legato alla sopravvivenza e alla nostra educazione. Nasce dall’istinto primordiale di sopravvivenza (bisogno di mangiare, dormire, lavorare) e dagli schemi del contesto familiare e culturale a cui apparteniamo, mentre il sogno nasce dal desiderio di voler realizzare qualcosa di non strettamente necessario, ma che ci piacerebbe avere ed è legato all’appagamento di noi stessi, nasce da un stimolo interno e non corrisponde a necessità imposte e va fuori dagli standard. I sinonimi della parola bisogno sono necessità, occorrenza, urgenza; quelle di sogno sono desiderio, ambizione, aspirazione, voglia.

Sono figlia di una generazione che parlava di sacrifici e forza di volontà per procurarsi quanto necessario. E fin da che io ricordi, ho pensato che si dovesse pensare innanzitutto e soprattutto ai bisogni, mentre i sogni erano futilità e vezzi a cui si poteva sicuramente rinunciare. Cosi lavorare, mangiare, studiare, avere un tetto sulla testa erano esigenze primarie e che potessero bastare, mentre i sogni e i desideri rimanevano qualcosa di intangibile e un vezzo inutile. Da bambina, per rendere il concetto semplice, bere e mangiare un bisogno, ma le caramelle o l’acqua con le bollicine un desiderio superfluo. 

Tuttavia non ho mai smesso di sognare. Sognare era il mio modo di uscire da schemi che mi erano stretti. Sognare mi ha permesso di desiderare molte delle cose che sono poi entrate a far parte della mia vita. Avevo la sana ambizione che si potesse ottenere di più. Ho imparato che i sogni sono parte della nostra auto-realizzazione nel momento in cui li individui con chiarezza e con un po' di spirito di iniziativa, e sicuramente anche con sacrificio (già ben allenato colmando i bisogni), ti sposti sul piano della loro realizzazione attraverso le azioni. Quando ci muoviamo per realizzare un sogno, siamo pieni di emozioni positivi, mentre invece quando pensiamo solo ai bisogni spesso non è così. Se pensiamo solo a quello che dobbiamo fare, il senso di frustrazione può farsi presente cosi come l’insoddisfazione. 

I bisogni e i sogni sono entrambi parte fondamentali per il nostro benessere. Non si può vivere solo per quello che c’è da fare o necessario. Cosi come però non si può vivere solo con la testa fra le nuvole. 

Il bisogno è una molla che fa scattare quando abbiamo bisogno di qualcosa, il desiderio è una bussola che ci indica la direzione verso uno stato di maggior benessere, che va oltre il senso del dovere ma entra sul piano del piacere e dell’autorealizzazione. Sono d’accordo che la prima cosa è procurarsi il necessario, se non si ha a serenità dell’indispensabile non si avrà la possibilità di pensare al meglio. Tuttavia, una volta sul sicuro, è legittimo e salutare puntare ai propri sogni. 

Non è facile mediare tra questi due aspetti entrambi importanti. Fare chiarezza sicuramente è un buon punto da cui partire, se, pur avendo soddisfatto i nostri bisogni primari, sentiamo un senso di insoddisfazione o mancanza, c’è sicuramente in ballo un desiderio o un sogno che vorremmo realizzare. 

Valutare se il sogno può divenire un obiettivo realizzabile è parte di un processo che vale sempre la pena affrontare. E qualora non lo fosse, non farebbe parte dei nostri rimpianti futuri, accantoneremmo l’idea dopo averci almeno provato. Certo non tutti i sogni sono realizzabili, per quanto mi riguarda non realizzerò mai quello di andare sulla luna, ma probabilmente mi accontenterò di salire molto in alto su cime che sfiorano le stelle, per sentirmi più vicina ad essa. 

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Testata giornalistica registrata presso il Tribunale di Velletri n. 1/2011 del 27/01/2011
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