Domenica, 09 Dicembre 2012 12:23

Essere un barbone è mimetizzarsi tra le mille maschere della gente

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VICENZA - Stamattina Simone dormiva sotto il mio portone. Se non l’avessi saputo che sotto quelle coperte sporche e sottili si nascondeva il mio amico, avrei sicuramente guardato dall’ altro lato della via e sarei stata sola con i miei pensieri.

Ma Simone era lì .La sua sagoma piccola e minuta si scorgeva solo perché qualche movimento la rendeva viva. Al mio saluto, prima ha borbottato e poi , come se il mattino l’avesse inavvertitamente attraversato, mi ha guardato. Gli occhi felici di vedermi, senza la cupezza che gli riconosco appena incomincia a bere dal cartone , la voce abbastanza chiara da dirmi –che tutto andava bene e la neve non l’aveva disturbato più di tanto-e, accanto a lui, il suo bagaglio di cose regalate e trovate, sorprese nei cassonetti. La borsetta di plastica con dentro le sue coperte e le scarpe grosse, per quando non li senti più i piedi, un pezzo di pane per quando non trovi niente e forse non hai neanche voglia di quello. Tutto da nascondere dietro ai cespugli perché nessuno, ma proprio nessuno li trovi ,così da essere sicuro di avere qualcosa di tuo, in un angolo di mondo solo per le tue mani. La gente passava ,lo guardava e mi guardava con uno sguardo che nega ogni possibilità di esistere e di far rumore. Simone si fa guardare, ma non lo vogliono vedere: sarà che non rientra nelle nostre vite, nelle nostre famiglie apparentemente felici e nella stupidità che fa sì che un uomo lo si debba aiutare solo se non puzza e non ha i geloni sulle mani,il freddo che lo attanaglia da anni. Le sue nocche oramai sono diventate rosa pallido,il gelo ustiona come ustiona la sua immagine: barbuta, gobba, nauseante. Una volta mi ha raccontato di gente che ha abitato nella sua vita: non lo so, potrebbe essere vero, oppure potrebbe essere solo il desiderio di sapere che qualcuno , un giorno lo ha amato. La sua vita la passa seduto sui marciapiedi, senza chiedere nulla.

Nessuna elemosina , nessun commento , nulla esce dalla sua bocca sempre serrata come una maschera di dolore, muta nel modellarsi dei suoi sentimenti. Le imprecazioni, i commenti e i rifiuti per lui sono cose forse necessarie per sentirsi sicuro, per potersi rifugiare nella ragione degli ebbri. Perché essere un “barbone” è l’accettazione e forse la speranza di non essere riconosciuti, di passare inosservati, di mimetizzarsi tra le mille maschere della gente : vivere di fianco e mai in posizione eretta. Trascina lentamente la sua follia con ordinata intelligenza Simone, senza disturbare nessuno , con le sue poesie e i suoi occhi che quando ti guardano senti come una lama fredda, un brivido sulla schiena e nei tuoi pugni. Trovare lui è stato trovare quella persona di cui narrano i vangeli , quella che porta la croce conoscendo la buona novella, quella che tutti raccontano ma pochi conoscono. Quella che ti fa dormire la notte quando gli regali qualche sigaretta o gli dai qualche cent,quella che non ti chiede nulla e che ha già deciso come vuole vivere. Quello che della sua vita non vuole delegare nessuno, preda delle sue visioni deformate, narrate ad un sacco a pelo.

Puzza Simone , puzza molto e non si vuol lavare . Non vuole cambiare , non vuole che nessuno entri nel suo labirinto infinito costruito da chissà quali emozioni, quali malattie, quali sofferenze. I suoi occhi verdi tracciati così nitidamente dalle sopracciglia scure ti guardano e ti raccontano senza che nessuno dei due apra bocca,il suo rumore silenzioso. Il suo abbraccio ti prende tutta: lo scambio della pace che non conosce differenze, ma solo occasioni per appoggiare la tua testa accanto alla sua. E ti ritrovi finalmente vera. Lo prendi sottobraccio e lo porti a prendere il caffè. Vedi occhi sfuggenti,ribrezzo mal celato ,ma al loro disgusto che non trova giusto l’accoppiamento del giaccone sporco con la tovaglietta dei tavolini,sgorga un sorriso e senti parole che non diresti mai di avere dentro la tua fragile vita. Simone dice sempre sì e adesso ancor di più. Di notte ha trovato la sua tana, senza nessuno che gli dia gomitate perché lo spazio è poco. Ha lasciato le compagnie notturne che si ritrovano per costruire il loro cielo:adesso, di notte,Simone è libero di guardare le sue stelle. Quelle che ha scelto lui di fissare , seguendole nel loro ininterrotto cammino verso un’altra alba che lo bacerà come i bambini più innocenti ,raccontandogli le favole che piacciono a lui. Quelle storie che finiscono bene , come quella serata insieme al suo angelo preferito a cui ha dedicato la notte alla stazione , pur di stargli accanto fino all’ultimo momento. Anche lui ha i suoi momenti di sofferenza e di pubblico massacro, ma nessuno gli dedicherà mai la vita nel suo nome. Non fa rumore Simone, anche quando vorrebbe urlare. Eppure nella sua mano possiamo ritrovare tutta l’essenza dell’umanità ,quella di cui abbiamo bisogno: una droga che ti fa conoscere un mondo diverso,privo di tutto e pieno di passioni , pregno di un profumo antico nelle pieghe della memoria. Simone è musica . E’ una musica mesta ma fiera che suona con una corda sola, capace di racchiudere tutte le armonie che ci aprono all’universo. E quando Simone riuscirà a raddrizzare la sua schiena schiacciata dai venti del mondo, forse, noi troveremo una fine e lui finalmente il suo inizio

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