Venerdì, 17 Gennaio 2014 14:59

Damasco offre uno scambio di prigionieri e un “cessate il fuoco” ad Aleppo

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ROMA - Walid al-Moualem, ministro degli Esteri siriano, durante una conferenza tenutasi stamane a Mosca con il suo omologo russo Sergey Lavrov, ha annunciato che Damasco sarebbe pronta a negoziare con le forze ribelli. Sul tavolo delle trattative verranno discussi sia uno scambio di prigionieri, sia un probabile “cessate il fuoco” nella città di Aleppo.

La conferenza si è tenuta a poche ore di distanza da un’altra importante riunione, ovvero quella del Consiglio Nazionale Siriano che si svolgerà ad Istanbul, proprio per decidere se partecipare o meno alla conferenza di pace organizzata dall’Onu la prossima settimana a Ginevra. 

 

All’interno del CNS, già prima dell’inizio della riunione in Turchia, sorgono le prime divisioni e dei 120 membri effettivi della coalizione, 44 hanno deciso di boicottare il meeting ginevrino. Non solo, nonostante essa sia largamente considerata come legittima forza rappresentativa del popolo siriano, molte altre forze appartenenti all’opposizione e gruppi ribelli islamisti non riconoscono la sua autorità.

Forti le pressioni esercitate da parte di Washington e Mosca su entrambi gli schieramenti, quelli facenti capo ad Assad e quelli del CNS, affinché partecipino senza tante esitazioni. In particolar modo sul CNS viene esercitata tanta pressione, soprattutto statunitense, ma anche qatariota e saudita, e questo perché la loro partecipazione porterebbe ad un possibile dialogo tra le parti e ad avviare così un processo di distensione. 

 

Khaled Dahowd, membro esecutivo dell’Organismo di Coordinamento Nazionale siriano, non è dello stesso avviso e ha pubblicamente accusato Usa, attuali sostenitori dell’opposizione, e Russia, il maggior fornitore di armi del governo di Assad, di voler la conferenza solo per i propri interessi sulla regione, senza minimamente curarsi di quelli del popolo siriano o dell’assetto politico del paese. Dahowd prende di mira nelle sue accuse l’ambasciatore americano Robert Ford, “il quale è consapevole dell’ovvio fallimento che seguirà alla conferenza, ma questo è ciò che vuole perché questo indebolirà ulteriormente la Siria e permetterà a Washington di esercitare una maggiore influenza a livello politico ed economico.” Contemporaneamente “anche la Russia ha interesse a mantenere lo status quo perché è convinta che Assad riuscirà ad ottenere maggior potere e ad acquisire un maggior numero di territori”, tutto ovviamente a discapito di una reale soluzione. 

Al momento sono prigionieri del governo ben due membri del Coordinamento Nazionale. Dahowd sostiene che la Russia avrebbe dovuto richiedere ad Assad il rilascio di questi prigionieri, ma anche di donne e minori, prima dell’inizio della conferenza, “altrimenti il meeting si incentrerà principalmente sul rilascio dei prigionieri e sull’invio di aiuti umanitari e non sul tentativo di costruire una transizione che porti alla democrazia”. Quanto previsto da Dahowd, poche ore prima delle dichiarazioni di  Walid al-Moualem , è accaduto. Scambio di prigionieri ed un probabile cessate il fuoco. 

 

Reali soluzioni per porre fine ad una guerra civile che ogni giorno provoca decine di morti, 1000 nelle ultime due settimane e 120mila dall’inizio del conflitto, ancora non si sono viste. Ma ultimatum sì: fonti ufficiali della coalizione affermano di essere stati contattati dal Regno Unito e dagli Usa e caldamente consigliati a partecipare alla conferenza. Nel caso in cui non dovessero prendervi parte, il supporto alla loro causa verrebbe rivalutato. 

 

 

 

 

 

 

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