Mercoledì, 17 Ottobre 2012 20:44

I conti in tasca al governo di banchieri

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GENOVA - Ancora una volta questi banchieri osceni chiamati tecnici non si sono smentiti. Avete fatto un po’ di conti sulla ventilata riduzione dell’IRPEF a favore dei più deboli? Già, perché è con questi termini che i banchieri osceni incuranti del ridicolo o fiduciosi nel fatto che il popolo non sa far di conto, hanno commentato la proposta. Ebbene, ecco i conti.


Con la riduzione di un punto della prima aliquota attuale, cioè dal 23 al 22 per cento, e sempre di un punto della seconda aliquota, cioè dal 27 al 26 per cento, succede questo (tenendo conto ovviamente dei vari scaglioni sui quali si applica la aliquota). Chi gode di redditi minimi, tipo pensione sociale, non ha alcun vantaggio. Chi ha un reddito annuo lordo di 15.000 euro, cioè poco meno di 1000 euro netti al mese per 12 mesi, risparmia 150 euro all’anno, cioè 12,5 euro al mese. Chi ha un lordo di 28.000 euro annui, cioè 1750 euro netti al mese, sempre per 12 mesi, risparmia 280 euro all’anno, cioè 23,3 euro al mese. E tutto ciò prescindendo dal fatto che riducendo le quote di deduzione per molti questi “guadagni” si riducono o si annullano. Ma lo stesso risparmio di 280 euro annui lo realizzano anche quelli che guadagnano molto di più, anche lo psiconano, tanto per citarne uno, e naturalmente anche tutti i banchieri chiamati inopinatamente tecnici.
Allora, sarebbe bastato, dopo la riduzione di un punto delle aliquote più basse, aumentare di un punto le aliquote più alte, ad esempio quella sopra i 55.000 euro lordi (da 41 a 42 per cento) e quella sopra i 75.000 euro lordi (da 43 a 44 per cento). Quali sarebbero stati i risultati di una simile operazione? Eccoli.

Se si aumentasse di un punto l’aliquota di chi ha  redditi alti


Chi ha un reddito lordo di 75.000 euro annui (più di 4.000 euro netti al mese, quindi) avrebbe ancora un piccolo guadagno, di 80 euro all’anno, insomma qualche caffè all’anno anche per lui, tenendo conto che più di quattromila euro al mese non sono proprio il salario di un precario. Invece chi ha un reddito, poniamo, di 150.000 euro lordi, cioè una bazzecola di 7.695 euro netti al mese, finirebbe col pagare in più solo 670 euro all’anno, cioè 56 euro al mese. Insomma, con questo “aggravio” non dovrebbe fare la fila alla Caritas!
Ovvio che gli osceni banchieri soprannominati tecnici,  lo psiconano e un po’ di diportisti che a Genova, mentre diminuiscono i visitatori del salone nautico, non fanno calare le vendite, ci sarebbero rimasti male. Ma una misura come quella, dal momento che non sono affatto pochi quelli che si mettono in tasca redditi ben superiori ai 150.000 euro lordi, avrebbe aiutato a coprire gran parte del costo derivante dalla riduzione delle aliquote sui redditi bassi e medi. Quella misura avrebbe rappresentato per la prima volta da quando gli osceni banchieri governano il paese una scelta di equità, quindi di sinistra (anzi, comunista, avrebbero subito sbraitato gli squallidi corifei montian-passerani), coprendosi anche di ridicolo, perché sarebbe stata una scelta perfettamente in linea con la Costituzione che di equità e di giustizia sociale parla e sancisce a più riprese. Già, ma anche quella è “di sinistra” e infatti vogliono abrogarla proprio nelle sue parti più in linea con la democrazia e la dignità.

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