Mercoledì, 19 Novembre 2014 16:34

Femminicidio. E' un dovere di ciascuno di noi invertire i costumi autoritari

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ROMA - Una donna uccisa ogni due giorni. E’ questo il drammatico dato che emerge dalla ricerca condotta da Eures su questo terribile fenomeno che purtroppo coinvolge non solo il nostro Paese e pubblicata proprio in questi giorni. Interessanti sono le analisi sulle motivazioni che portano un uomo a compiere un simile gesto, nonché il tipo di legame sussistente tra la vittima e l’assassino.  

Sono in netto aumento le uccisioni provocate dal coniuge, compagno o parente per ragioni legate alla sfera affettiva. Non mancano, tuttavia, uccisioni provocate da soggetti legati alla vittima da ragioni di carattere lavorativo o di vicinato. Il movente affettivo è ancora una delle cause più diffuse che spingono un uomo lasciato dalla propria partner a coltivare dentro di sé una forma feroce di rancore, anche a distanza di tempo dal distacco.  Ciò che colpisce profondamente, oltre al dato dei numeri sono le modalità attraverso le quali questa tipologia di omicidi avviene poiché gli assassini scelgono spesso strumenti e modi particolarmente violenti e sostituendo all’utilizzo di armi da fuoco, che pure rimangono lo strumento principale anche le “mani nude” dell’assassino.

Non bisogna sottovalutare i dati qui messi in risalto tra tutti quelli riportati da questa importantissima indagine perché gli stessi ci permettono di analizzare a fondo le ragioni di questo fenomeno socio-culturale che investe massicciamente le modalità di concepire i rapporti sia nel corso del loro svolgimento, ma anche e soprattutto nel momento della loro risoluzione.  Ma sono anche elementi che ci fanno comprendere la fragilità della condizione umana in una società così profondamente incapace di costruire degli argini solidi di rispetto della vita umana. C’è un senso assoluto di fallimento nelle mani di questi assassini che li spinge ad annientare le persone che si desiderano possedere in maniera totalizzante, asfissiante e il più delle volte unilaterale. L’amore qui non c’entra l’essere umano senza volersene appropriare e in cui la libertà si manifesta nella sua massima espressione. E’ dunque importante partire da questi dati per fare una inversione nei costumi autoritari che si sono affermati nella nostra società per introdurre principi di rispetto dei diritti umani fondamentali in cui la vita umana, quale che essa sia, venga considerata un bene unico ed inviolabile che non si scambia o utilizza piegandola a contingenti necessità del più forte o del più prepotente. Ogni giorno ciascuno di noi è chiamato a questo compito perché dentro quelle vite ingiustamente rubate c’è una parte di noi, delle nostre figlie, delle nostre madri, delle nostre mogli o compagne. 

Andrea R. Catizone

Avvocato e giurista. Ha acquisito una significativa esperienza nell'ambito del Diritto Penale e del Diritto di Famiglia. Nella Facoltà di Giurisprudenza, Terza Università di Roma, è docente per la Scuola Forense, nelle materie di Diritto di Famiglia. È membro del Comitato Media e Minori presso il Ministero per lo Sviluppo. Dirige l'Osservatorio Eurispes sulle Famiglie.

www.familysmile.it

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