Giovedì, 26 Maggio 2016 14:10

Toccare le pensioni minime ritarderà il pensionamento dei giovani

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ROMA - Il Presidente del Consiglio ha annunciato un intervento sulle pensioni minime, giudicate troppo basse, ma ha taciuto l’effetto collaterale di tale aumento. Numerosi lavoratori accederanno infatti a pensione più tardi proprio a causa di questo aumento. Ma, attenzione, in questo caso si parla proprio di un automatismo, vediamo perché.

Pensione di vecchiaia per chi ha cominciato a lavorare dopo il 1 gennaio 1996

La pensione a questa classe di lavoratori spetta al compimento dei 70 anni con 5 anni lavoro o al compimento, dal 2019, dell’età di 66 anni e 7 mesi ma con 20 anni di contribuzione ma solo se “l’importo della pensione risulta non inferiore a 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale (c.d. importo soglia) “

Perché scatta il ritardo

Oggi l’assegno sociale è pari ad euro 448,52 per 13 mensilità, 5830,76 euro annui. Un lavoratore che compia l’età minima per il diritto alla pensione di vecchiaia, ricordiamo 66 anni e 7 mesi dal 2019, e che abbia maturato 25, 30 o 35 anni di contribuzione potrà quindi andare in pensione se, e solo se, la pensione sia 1,5 volte l’assegno sociale. Quindi potranno realmente accedere a pensione i lavoratori la cui pensione sia superiore a 728,84 euro mensili,  8.746,14 euro annui (cioè 5830,76 per 1,5).

L’intervento promesso da Renzi, l’innalzamento dei trattamenti minimi e sociali, comporta però l’innalzarsi della quota di soglia minima. Se ad esempio l’assegno sociale venisse alzato di una cinquantina d’euro, portandolo a 500 euro mensili, 6.500 euro annuali, il livello di soglia passerebbe a 9750 euro annuali, un incremento di oltre mille euro annuali. I più colpiti sarebbero quindi i lavoratori con bassi redditi o con carriere discontinue, che si troverebbero ‘incastrati’ al lavoro, con contributi sufficienti per avere una pensione più alta della pensione sociale ma insufficiente per fare scattare l’assegno vero.

Una soluzione

La soluzione più semplice sarebbe il superamento, l’abolizione della soglia minima, se un lavoratore con 25 anni di contributi ha maturato il diritto ad una pensione anche di poco superiore all’assegno sociale dovrebbe avere il diritto di smettere di lavorare, resterebbero in piedi i 20 anni di contributi ed i 66 anni e 7 mesi, francamente non mi sembra poco.

Amerigo Rivieccio

Laureato in Economia Aziendale ed abilitato all'esercizio della professione di Promotore finanziario; dal 2001 sono contabile alla Camera dei deputati. Prima di approdare a Montecitorio sono stato ragioniere:
alla Presidenza del Consiglio; al Comune di Napoli; in una cava di inerti.
Ma sono stato anche Funzionario dell'Unione europea e arbitro nazionale di pallacanestro.

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