Tumori al cervello: circa 6mila casi l’anno in Italia: i sintomi

Mal di testa persistente, crisi epilettiche e disturbi neurologici possono richiedere approfondimenti. I dati italiani, le differenze tra le neoplasie cerebrali e il ruolo della diagnosi e delle cure personalizzate.

In Italia si registrano circa 6mila nuove diagnosi di tumori del sistema nervoso centrale ogni anno. Dietro questa definizione si trovano malattie molto diverse per origine, aggressività e possibilità di trattamento: dal glioblastoma alle forme meno aggressive, ciascuna richiede un preciso inquadramento clinico.

Conoscere i possibili sintomi dei tumori al cervello aiuta a comprendere quando rivolgersi al medico. Mal di testa, problemi di equilibrio o difficoltà di concentrazione, tuttavia, possono dipendere da numerose altre condizioni: nessuno di questi disturbi, considerato isolatamente, permette di diagnosticare una neoplasia.

Tumori cerebrali in Italia: cosa dicono i dati

La scheda AIRC aggiornata a maggio 2026 riporta, per il 2025, una stima di 5.730 nuovi casi, di cui 3.240 negli uomini e 2.490 nelle donne, indicando un peso pari a circa l’1,6% delle diagnosi oncologiche.

Il rapporto I numeri del cancro in Italia 2025, nel capitolo dedicato al sistema nervoso centrale, presenta invece stime riferite al 2024:

IndicatoreDato riportato
Nuove diagnosi complessive nel 20246.126
Nuove diagnosi negli uomini3.482
Nuove diagnosi nelle donne2.644
Sopravvivenza netta a cinque anni negli uomini24%
Sopravvivenza netta a cinque anni nelle donne27%

Le cifre provengono da pubblicazioni e anni di riferimento differenti e non devono essere utilizzate, da sole, per dedurre una diminuzione dell’incidenza. Anche la sopravvivenza complessiva richiede cautela: riunisce patologie molto eterogenee e non rappresenta la prognosi del singolo paziente.

Glioblastoma, gliomi e metastasi: le differenze

La prima distinzione riguarda i tumori cerebrali primitivi, che nascono nel sistema nervoso centrale, e le metastasi cerebrali, originate da tumori sviluppatisi in altri organi, come polmone, mammella o cute nel caso del melanoma. Questa differenza è determinante per scegliere il trattamento.

Tra le forme primitive rientrano i gliomi, un gruppo che comprende neoplasie con caratteristiche biologiche e comportamenti differenti. Il glioblastoma è una delle forme più aggressive e richiede generalmente un percorso terapeutico che combina più interventi.

Il panorama comprende anche meningiomi, medulloblastomi, linfomi primitivi del sistema nervoso centrale e tumori dell’ipofisi. Alcune neoplasie sono benigne, ma possono comunque provocare conseguenze rilevanti comprimendo strutture nervose o interferendo con funzioni essenziali. La classificazione del tumore, la sede e le sue caratteristiche molecolari orientano le decisioni cliniche.

Quali sono i sintomi dei tumori al cervello

Le manifestazioni dipendono soprattutto dalla posizione della lesione, dalle dimensioni e dalla velocità di crescita. Tra i segnali che possono richiedere una valutazione medica rientrano:

  • Mal di testa nuovo o diverso dal solito, soprattutto se progressivamente più intenso e persistente.
  • Crisi epilettiche, in particolare quando compaiono per la prima volta.
  • Debolezza o perdita di sensibilità a un braccio o a una gamba.
  • Difficoltà nel linguaggio, nella comprensione o nella coordinazione dei movimenti.
  • Disturbi della vista, come visione doppia o offuscata.
  • Problemi di equilibrio e difficoltà nel camminare.
  • Cambiamenti del comportamento, della personalità o delle capacità cognitive.
  • Nausea e vomito non spiegati da altre cause.

La presenza di questi sintomi non indica automaticamente un tumore. Sono soprattutto la loro comparsa recente, la persistenza, il peggioramento e l’associazione con altri disturbi neurologici a rendere necessario un approfondimento.

Anche il gonfiore dei tessuti intorno alla massa, chiamato edema cerebrale, può contribuire ai sintomi aumentando la pressione all’interno del cranio.

Diagnosi: perché non esiste uno screening di popolazione

Per i tumori cerebrali non sono disponibili test di screening raccomandati per la popolazione generale senza sintomi. È questo il significato da attribuire all’assenza di un programma di diagnosi precoce: non significa che sia inutile riconoscere e approfondire tempestivamente un disturbo sospetto.

Il percorso diagnostico comprende una valutazione neurologica e, quando indicato, esami di imaging. La risonanza magnetica, spesso con mezzo di contrasto, permette di studiare posizione, dimensioni e rapporti della lesione con le strutture circostanti. La tomografia computerizzata può fornire ulteriori informazioni.

Quando necessario e praticabile, l’analisi di un campione di tessuto ottenuto mediante biopsia o intervento chirurgico consente di definire il tipo di tumore e le sue caratteristiche molecolari.

Come si curano i tumori cerebrali

Il trattamento viene definito da un’équipe multidisciplinare e può comprendere chirurgia, radioterapia e terapie farmacologiche, secondo la diagnosi e le condizioni della persona. L’intervento mira a rimuovere la maggiore quantità possibile di tumore preservando le funzioni neurologiche.

La risonanza funzionale e la trattografia aiutano a individuare le aree coinvolte nel linguaggio e nel movimento e i fasci di fibre nervose, fornendo informazioni utili alla pianificazione chirurgica.

In casi selezionati si utilizza la radiochirurgia stereotassica, che concentra radiazioni sulla lesione senza incisioni. Si tratta di un trattamento radioterapico: la sua indicazione dipende dalle caratteristiche del tumore.

Fattori di rischio: radiazioni e predisposizione genetica

Tra i fattori di rischio accertati figura l’esposizione a radiazioni ionizzanti ad alte dosi. Una predisposizione può inoltre essere associata a rare sindromi ereditarie, tra cui neurofibromatosi, sindrome di Li-Fraumeni e sclerosi tuberosa.

Per i campi elettromagnetici prodotti dai telefoni cellulari, AIRC segnala che non è attualmente riconosciuta un’evidenza significativa di un effetto cancerogeno nell’uomo. Nella maggior parte dei casi, comunque, non è possibile individuare una singola causa responsabile della malattia.

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