Un mondo malato

Mille schermi, mille voci, 
nessun silenzio umano. 
Abbiamo imparato a urlare 
e scordato il sentire. 

È un virus senza febbre, 
non ti prende il petto, 
ti prende il pensiero. 

Chiama opinione il rancore, 
chiama verità il rumore, 
scambia il like per amore 
e il cinismo per rigore. 

Eppure, in mezzo al baccano, 
se ascolti, c’è una crepa: 
un bambino che domanda, 
una mano che si tende, 
un libro lasciato aperto, 
un dubbio che non muore. 

Non serve un altro grido 
per guarire questa malattia. 

Serve il coraggio antico, 
quasi fuori moda: 
pensare lentamente, 
e poi, avere pietà.

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