Oltre 500 partecipanti al Conservatorio di Roma per una serata dedicata alla cura. Dall’apertura di Alessandro Ambrosin alla riflessione di Giuseppe Ippolito sulla formazione medica, fino al concerto della Cappella Musicale Costantina.
Il futuro della medicina passa dall’innovazione scientifica, dalla formazione e dalla capacità di mantenere la persona al centro della cura. È il messaggio che ha accompagnato il Gran Galà della Medicina, organizzato da Labozeta SpA il 2 ottobre al Conservatorio Santa Cecilia di Roma. Una sala gremita, con oltre 500 persone provenienti da tutto il mondo, ha accolto medici, ricercatori, professori e professionisti impegnati nella tutela della salute.
Ad aprire la serata è stato Alessandro Ambrosin, direttore della comunicazione di Labozeta, che ha ringraziato il presidente Giancarlo De Matthaeis per aver sostenuto e reso possibile l’iniziativa. Al centro della sua introduzione, le trasformazioni legate a intelligenza artificiale, robotica, genomica e medicina di precisione, con una domanda di fondo: come governare queste opportunità preservando l’umanità della cura?
Ambrosin ha richiamato il valore di un ottimismo responsabile, fondato sulla conoscenza e sulla capacità di accompagnare il cambiamento. Una prospettiva che coinvolge direttamente Labozeta, impegnata nella progettazione e realizzazione dei laboratori nei quali la ricerca costruisce nuove possibilità di diagnosi e trattamento.
Ha quindi introdotto il professor Giuseppe Ippolito, medico infettivologo, già direttore scientifico dello Spallanzani e direttore generale della Ricerca e dell’Innovazione in sanità del Ministero della Salute.
Nella sua riflessione sulla formazione del medico del futuro, Ippolito ha indicato alcune priorità: un’università accessibile, percorsi formativi dinamici, esperienza clinica e collaborazione tra discipline. L’aumento delle conoscenze richiede professionisti capaci di interpretare le informazioni, riconoscere i propri limiti e assumere decisioni responsabili. In questo scenario, l’intelligenza artificiale deve essere utilizzata con spirito critico, preservando l’ascolto del paziente e la relazione clinica. Competenza, umiltà e capacità di lavorare insieme diventano così elementi essenziali della qualità della cura.
Il dialogo sul futuro della medicina ha lasciato spazio al concerto della Cappella Musicale Costantina, diretta dal Maestro Paolo De Matthaeis, con 50 professori d’orchestra e 40 coristi e la partecipazione straordinaria del soprano Cristina Park. Un organico che ha coinvolto il pubblico in una serata di forte intensità emotiva, dedicata a chi mette ogni giorno il proprio sapere al servizio degli altri.
Particolarmente significativo l’omaggio finale a Ennio Morricone, nel Conservatorio dove il compositore si formò e si diplomò. Nel bis, “L’estasi dell’oro” con il soprano Giulia Patruno ha suggellato l’incontro tra musica e cultura della cura: un ringraziamento affidato alle note, nel segno dell’ascolto e della sensibilità che accomunano entrambe.



