BC200, il gene attivo nel cervello che può “saltare” nel DNA

Uno studio su Science rivela la doppia natura di un gene umano: coinvolto nella regolazione delle proteine nei neuroni, conserva la capacità di generare nuove copie nel genoma. Due inserzioni sono state individuate anche in un virus.

Un gene può acquisire una funzione nelle cellule e conservare, per milioni di anni, la capacità di spostare copie di sé nel DNA. È quanto emerge dalla ricerca su BC200, pubblicata il 24 settembre 2026 su Science. Gli autori, Pu Gao, Ellen J. Pritham, Cedric Feschotte e Cheng Sun, hanno individuato due inserzioni di questo gene umano nel genoma del virus del mollusco contagioso. Un ritrovamento che aiuta a ricostruire una storia evolutiva ancora in corso.

Che cos’è BC200 e quale ruolo svolge nei neuroni

BC200 produce un RNA non codificante: una molecola che non viene tradotta in proteina. È presente soprattutto nei neuroni e le evidenze indicano un suo coinvolgimento nella regolazione della produzione proteica, anche se la sua funzione fisiologica resta da chiarire completamente.

La particolarità riguarda le sue origini. BC200 deriva da un elemento genetico mobile, un trasposone. Di solito, quando l’evoluzione recupera queste sequenze per assegnare loro una funzione cellulare, la mobilità viene perduta. In questo caso, le due proprietà sembrano essere rimaste insieme.

Un’attività che attraversa 40 milioni di anni

Secondo lo studio, BC200 è stato reclutato per la regolazione neuronale circa 40 milioni di anni fa. Da allora ha continuato a generare inserzioni attraverso un meccanismo di retrotrasposizione mediato da LINE-1: una sorta di copiatura e reinserimento del materiale genetico.

I ricercatori hanno ricostruito centinaia di inserzioni nelle diverse linee evolutive dei primati. Ne hanno inoltre identificate alcune specifiche di singoli individui nella popolazione umana, indizio di un’attività tuttora in corso. Anche il passaggio al virus sarebbe avvenuto attraverso questo meccanismo.

Alzheimer e tumori: le domande ancora aperte

BC200 ha attirato l’attenzione anche perché presenta un’espressione anomala in alcuni tumori e livelli elevati nel cervello di persone con Alzheimer. Resta però da dimostrare se la sua mobilità contribuisca a queste patologie.

Tra i prossimi interrogativi ci sono la possibilità che produca mutazioni nelle cellule tumorali e l’eventuale vantaggio che il virus potrebbe ricavare dalla sequenza acquisita. La scoperta apre quindi un campo di ricerca sul rapporto fra funzione cellulare, evoluzione e instabilità genetica, senza offrire ancora applicazioni cliniche immediate.

Lo Studio originale

Condividi sui social

Articoli correlati