Il progetto europeo GLIOGEN-X studierà come ricavare informazioni molecolari dai tumori attraverso la risonanza magnetica. Quasi 4 milioni di euro per una ricerca che durerà quattro anni.
Comprendere le caratteristiche biologiche di un tumore cerebrale senza prelevare tessuto: è l’obiettivo di GLIOGEN-X, progetto coordinato da Siena Imaging che punta a sviluppare una “biopsia virtuale” dei gliomi mediante intelligenza artificiale e risonanza magnetica. La ricerca ha ricevuto un contributo europeo di 3.996.043 euro e si svolgerà dal 1° ottobre 2026 al 30 settembre 2030.
Come funziona la biopsia virtuale
La domanda scientifica è precisa: le immagini della risonanza contengono informazioni sufficienti per riconoscere le caratteristiche molecolari del tumore? GLIOGEN-X utilizzerà l’intelligenza artificiale generativa per verificare questa ipotesi e sviluppare modelli capaci di formulare previsioni interpretabili, indicando anche il loro grado di incertezza.
Secondo i dati diffusi nella presentazione, il lavoro partirà da oltre 3.000 risonanze magnetiche annotate, cioè corredate di informazioni utili ad addestrare e verificare gli algoritmi, provenienti dagli ospedali di Manchester e Sheffield. La prospettiva è ottenere informazioni soprattutto nei casi in cui il prelievo di tessuto sia difficile o non praticabile.
I ricercatori e i partner coinvolti
Siena Imaging nasce dall’esperienza del Laboratorio di Neuroimmagini dell’Università di Siena. Tra i cofondatori figurano Nicola De Stefano, professore di Neurologia dell’ateneo, e Marco Battaglini, ricercatore e amministratore delegato dell’azienda.
Il consorzio comprende Fondazione Toscana Life Sciences, Università di Manchester, Universitat Oberta de Catalunya e Northern Care Alliance NHS Foundation Trust.
Risultati preliminari e limiti della ricerca
Siena Imaging riferisce che precedenti ricerche finanziate dal PNRR hanno raggiunto un’accuratezza compresa tra l’86% e il 96% nella previsione dei principali sottotipi molecolari dei gliomi. Sono risultati preliminari: queste percentuali non dimostrano, da sole, che il metodo possa sostituire l’esame del tessuto nella pratica clinica.
GLIOGEN-X non sostituisce oggi la biopsia e non è una cura. Dovrà stabilire quanto siano affidabili le informazioni molecolari ricavate dalle immagini e quali limiti incontri questo approccio. Un eventuale successo potrebbe aprire la strada a strumenti diagnostici meno invasivi, utili a supportare le decisioni dei medici.



