Il comparto CDMO italiano rappresenta il 24% del mercato dell’Unione europea. Dietro il primato ci sono competenze scientifiche, investimenti e capacità produttiva: risorse decisive anche per la sicurezza degli approvvigionamenti farmaceutici
Una scoperta scientifica diventa una cura disponibile soltanto quando qualcuno riesce a produrla con qualità costante, nelle quantità necessarie e rispettando requisiti rigorosi. È in questo passaggio, tra ricerca e manifattura, che l’Italia occupa una posizione di primo piano.
Secondo i primi risultati dello studio Farmindustria-Prometeia 2026, il settore italiano dello sviluppo e della produzione farmaceutica conto terzi ha raggiunto nel 2024 un fatturato di 4,3 miliardi di euro, pari al 24% del mercato dell’Unione europea, che vale complessivamente 17,8 miliardi. L’Italia precede Germania e Francia, confermando una specializzazione industriale che ha un peso strategico nella filiera del farmaco.
Che cosa significa produrre farmaci conto terzi
La sigla CDMO, acronimo di Contract Development and Manufacturing Organization, identifica organizzazioni che sviluppano e producono medicinali per altre aziende farmaceutiche o biotecnologiche.
Il lavoro può comprendere lo sviluppo della formulazione, la preparazione dei lotti destinati agli studi clinici, la messa a punto dei processi e la produzione commerciale. Le attività effettivamente svolte dipendono dalle competenze del produttore e dal contratto con il committente. Un esempio è Morpho, la divisione CDMO di Alfasigma, che presenta servizi di ricerca formulativa, preparazione di lotti clinici e validazione dei processi, oltre a capacità produttive per diverse forme farmaceutiche.
Il valore di questo modello sta nella possibilità di collegare conoscenze scientifiche e capacità industriali. Per una nuova terapia, ottenere risultati promettenti in laboratorio è un passaggio fondamentale; riuscire a fabbricarla in modo riproducibile è un’altra parte essenziale del percorso.
I numeri del primato italiano nella produzione farmaceutica
Il confronto europeo mostra il vantaggio dell’Italia sui principali concorrenti.
| Paese | Fatturato CDMO nel 2024 |
|---|---|
| Italia | 4,3 miliardi di euro |
| Germania | 3,5 miliardi di euro |
| Francia | 2,9 miliardi di euro |
Fonte: primi risultati dello studio Farmindustria-Prometeia 2026, comunicati da Farmindustria.
Occorre distinguere questo risultato dal valore dell’intera industria farmaceutica: i 4,3 miliardi riguardano il comparto conto terzi, una componente specifica della filiera.
L’espansione ha una forte dimensione internazionale. Secondo i dati dello studio riportati da Affaritaliani, la quota di fatturato proveniente dall’estero raggiunge l’85%, rispetto al 65% del 2015. Nel triennio 2023-2025, le imprese del settore hanno inoltre destinato mediamente agli investimenti il 17% del fatturato, oltre il doppio della media manifatturiera italiana.
Sono indicatori che aiutano a leggere il primato: il mercato di riferimento supera ampiamente i confini nazionali e richiede un aggiornamento continuo di impianti e competenze.
Dal laboratorio alla fabbrica: dove si crea il valore
Nella produzione farmaceutica, aumentare i volumi significa affrontare problemi che possono emergere passando da una scala sperimentale a una industriale. Un processo deve mantenere caratteristiche controllate, mentre cambiano quantità, apparecchiature e condizioni operative.
È qui che lo sviluppo industriale assume un ruolo centrale. Formulazione, analisi e produzione devono procedere insieme, affinché il trasferimento delle conoscenze si traduca in un processo affidabile.
L’evoluzione del settore va proprio in questa direzione: i committenti cercano partner capaci di accompagnare il prodotto attraverso sviluppo industriale, trasferimento tecnologico e aumento della scala produttiva. La competizione riguarda quindi anche la capacità di risolvere problemi e coordinare fasi differenti del lavoro.
Per l’Italia, la prospettiva è consolidare questa integrazione tra ricerca e manifattura, aumentando il valore delle attività svolte sul territorio.
Qualità farmaceutica: perché gli impianti da soli non bastano
La produzione di medicinali destinati al mercato europeo deve rispettare le GMP, le buone pratiche di fabbricazione, indipendentemente dal Paese in cui si trova lo stabilimento.
Come spiega l’Agenzia europea per i medicinali, (EMA) queste regole servono a garantire che i farmaci siano prodotti e controllati in modo coerente con gli standard richiesti. La conformità viene verificata attraverso le autorità competenti e le ispezioni.
In questo contesto, la qualità coinvolge l’intera organizzazione del lavoro. Laboratori, personale, documentazione e gestione dei processi costituiscono parti dello stesso sistema.
La capacità produttiva va quindi valutata insieme alla sua affidabilità. Per un committente, scegliere un partner industriale significa affidargli una fase dalla quale dipendono la qualità del prodotto e la continuità della fornitura.
La sfida globale tra Stati Uniti, Cina ed Europa
Il primato italiano si colloca in uno scenario competitivo in trasformazione. Nel commentare i risultati, il presidente di Farmindustria Marcello Cattani richiama le misure statunitensi per attrarre investimenti e l’avanzamento della Cina nello sviluppo di nuovi farmaci e vaccini. Per l’associazione, l’Europa deve rafforzare le condizioni favorevoli all’innovazione e agli investimenti.
La conseguenza industriale è chiara: una posizione conquistata nel tempo richiede nuovi investimenti per essere mantenuta. Gli stabilimenti competono all’interno di filiere internazionali, nelle quali contano competenze, affidabilità e possibilità di sviluppare nuove attività.
Produzione di farmaci e sicurezza degli approvvigionamenti
Il tema riguarda anche la sanità pubblica. Disporre di capacità produttiva contribuisce alla possibilità di organizzare filiere più solide e diversificate.
Nel marzo 2025, la Commissione europea ha presentato la proposta di Critical Medicines Act, con l’obiettivo di migliorare disponibilità, approvvigionamento e produzione dei medicinali critici nell’Unione. La proposta collega quindi la sicurezza sanitaria alla capacità industriale europea.
In questa prospettiva, la forza dei CDMO italiani può rappresentare una risorsa per l’Europa. Il primato nel conto terzi, tuttavia, non permette da solo di dedurre l’autosufficienza della filiera: il dato sul fatturato non misura la disponibilità di ogni principio attivo, materia prima o medicinale necessario.
Il futuro del CDMO italiano passa da competenze e innovazione
Il risultato italiano pone una questione concreta: come trasformare la leadership produttiva in una capacità duratura di attrarre progetti e sviluppare conoscenze?
La direzione è rafforzare il collegamento tra laboratori, formazione e stabilimenti, sostenendo la capacità di affrontare lavorazioni sempre più complesse. Il valore di questa specializzazione si misura anche nella possibilità di accompagnare una terapia lungo il percorso che la rende producibile e disponibile.
La produzione farmaceutica conto terzi è uno dei punti di forza dell’industria italiana. Preservarla significa investire in una competenza che unisce scienza, tecnologia e responsabilità verso la salute: trasformare la ricerca in medicinali realizzati con continuità e qualità.



