Tumori e meccanobiologia: come superare le barriere alle cure

La matrice extracellulare può favorire la progressione del cancro e ostacolare farmaci e difese immunitarie. Al Regina Elena di Roma, il workshop internazionale di oncologia traslazionale mette a confronto le ricerche sul microambiente tumorale e sui possibili bersagli terapeutici

Perché alcuni tumori riescono a resistere ai trattamenti anche quando i farmaci colpiscono le cellule malate? Una parte della risposta si trova nell’ambiente che le circonda. Cellule di sostegno, sistema immunitario e matrice extracellulare, la rete di molecole che dà struttura ai tessuti, possono contribuire a proteggere il cancro e a sostenerne la crescita.

È il campo della meccanobiologia oncologica, che studia come le proprietà fisiche dei tessuti influenzino il comportamento delle cellule tumorali. Il tema è al centro dell’8° Workshop di oncologia traslazionale, in programma il 19 e 20 ottobre 2026 all’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, in collaborazione con il Manchester Cell-Matrix Centre dell’Università di Manchester e il Cancer Research UK Manchester Institute.

Matrice extracellulare: perché conta nella crescita dei tumori

La matrice extracellulare è una struttura dinamica: viene prodotta, modificata e riorganizzata continuamente. Nei tumori può cambiare composizione, diventare più densa e acquisire una maggiore rigidità.

Questi cambiamenti possono condizionare la crescita delle cellule maligne, la loro capacità di invadere i tessuti e la risposta ai trattamenti. Le cellule, infatti, percepiscono le caratteristiche meccaniche dell’ambiente e le traducono in segnali biologici: un processo chiamato meccanotrasduzione.

La consistenza del tessuto diventa così un elemento da studiare insieme alle alterazioni molecolari del cancro. Anche il National Cancer Institute statunitense include le proprietà biomeccaniche della matrice e i loro effetti sulle cellule immunitarie tra i temi centrali della ricerca sul microambiente tumorale.

Giovanni Blandino: interrompere il dialogo che sostiene il cancro

Tra tumore e microambiente esiste uno scambio continuo. Le cellule maligne modificano ciò che le circonda e, a loro volta, ricevono segnali che possono favorirne la sopravvivenza e l’aggressività.

«È un dialogo continuo, in cui tumore e microambiente si rafforzano a vicenda», spiega Giovanni Blandino, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena.

La prospettiva di ricerca è intervenire anche su questa comunicazione, individuando i meccanismi che alimentano la malattia. Per farlo occorre distinguere le componenti che sostengono il tumore da quelle che possono contrastarlo.

Fibroblasti e cancro: perché servono interventi selettivi

Un esempio riguarda i fibroblasti, cellule coinvolte nella produzione e nel rimodellamento della matrice extracellulare. Non costituiscono una popolazione uniforme: alcune loro componenti favoriscono la progressione tumorale, mentre altre possono limitarla.

«Bisogna essere selettivi», sottolinea Blandino. Eliminare indiscriminatamente il tessuto di sostegno rischierebbe di rimuovere anche funzioni protettive.

Questa complessità emerge anche da studi preclinici sul pancreas, illustrati dal National Cancer Institute: forme diverse di collagene, una delle principali proteine della matrice, possono esercitare effetti opposti sulla crescita tumorale. Identificare il bersaglio corretto è quindi essenziale prima di ipotizzare un’applicazione terapeutica.

Tumore del pancreas: quando il microambiente ostacola le terapie

Il tumore del pancreas rappresenta uno degli esempi più significativi. Il tessuto fibroso che caratterizza frequentemente questa neoplasia può ostacolare la distribuzione dei farmaci e contribuire alle difficoltà delle cellule immunitarie nel raggiungere e contrastare il tumore.

Si parla spesso di un ambiente immunologicamente “freddo”, nel quale la risposta delle difese dell’organismo è poco efficace. Questa condizione dipende da diversi meccanismi e aiuta a comprendere perché l’immunoterapia incontri importanti limiti in molti tumori pancreatici.

Studiare la matrice significa cercare strategie per rendere il microambiente più favorevole all’azione dei trattamenti. L’efficacia di ciascun approccio deve però essere dimostrata nelle sperimentazioni cliniche.

Tumori testa-collo e dell’ovaio: le domande della ricerca

Il ruolo della matrice extracellulare viene studiato anche nei tumori testa-collo e dell’ovaio, nei quali può contribuire alla progressione della malattia e alla resistenza terapeutica.

Per le neoplasie testa-collo, una delle domande riguarda la possibile relazione tra rigidità della matrice nell’area dell’intervento chirurgico e rischio di recidiva. Su questi aspetti sono impegnati anche i ricercatori del Regina Elena.

Si tratta di indagini volte a chiarire i meccanismi della malattia e a individuare nuovi indicatori biologici: non equivalgono, da sole, alla disponibilità di un test predittivo o di una nuova cura.

Analisi spaziali e modelli 3D per studiare il microambiente tumorale

Le analisi molecolari spaziali, le tecnologie di imaging e i modelli tridimensionali permettono di osservare con maggiore precisione dove si trovano le diverse cellule e come interagiscono con la matrice.

Questi strumenti aiutano a ricostruire le relazioni tra struttura del tessuto, segnali molecolari e risposta immunitaria. L’obiettivo è individuare biomarcatori e possibili bersagli terapeutici, da sottoporre alle successive verifiche sperimentali e cliniche.

Al Regina Elena il confronto internazionale sulla meccanobiologia oncologica

Il workshop è organizzato da Giovanni Blandino, Anna Bagnato e Paola Nisticò dell’Istituto Regina Elena, insieme ad Adam Byron dell’Università di Manchester e a Claus Jørgensen, vicedirettore del Cancer Research UK Manchester Institute.

Tra i relatori figurano Valerie Weaver, dell’Università della California a San Francisco, e Amanda Psyrri, oncologa dell’Università di Atene impegnata nella sperimentazione clinica. Ampio spazio è riservato ai giovani ricercatori, molti dei quali dell’IRE.

Per Livio De Angelis, direttore generale degli IFO, il confronto sostiene tre obiettivi strategici: rafforzare le collaborazioni internazionali, investire sui giovani e accelerare il trasferimento dei risultati della ricerca alla cura dei pazienti.

La sfida della meccanobiologia oncologica è comprendere quali barriere rimuovere e quali funzioni protettive preservare, per sviluppare interventi sul microambiente tumorale più precisi e verificabili.

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