Dal Forum Coldiretti il richiamo del medico del Gemelli: la prevenzione comincia nell’infanzia. Al centro del dibattito alimenti ultraprocessati, educazione alimentare e alleanza tra agricoltura e sanità, mentre i dati italiani confermano la necessità di intervenire
«Noi medici non possiamo che dire: bisogna fare qualcosa ora».Il professor Antonio Gasbarrini riporta il rapporto tra alimentazione e salute al centro del confronto sulla prevenzione. Il direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS è intervenuto al XXIV Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione della Coldiretti, nel panel “Il cibo sano vs il cibo che ammala”, alla presenza del ministro della Salute Orazio Schillaci.
Il suo messaggio riguarda le scelte quotidiane delle famiglie, ma anche il ruolo delle istituzioni: promuovere una corretta alimentazione significa investire sulla salute futura, cominciando dai bambini e rendendo i consumatori più consapevoli di ciò che portano in tavola.
Sicurezza alimentare e salute alimentare: qual è la differenza
Una delle distinzioni richiamate da Gasbarrini riguarda la sicurezza degli alimenti e il loro contributo alla salute.
La sicurezza riguarda la prevenzione dei rischi, per esempio quelli legati a contaminazioni microbiologiche e chimiche. La qualità nutrizionale riguarda invece composizione, quantità e frequenza di consumo degli alimenti nell’insieme della dieta. Un prodotto può rispettare i requisiti di sicurezza e, se consumato abitualmente in eccesso, contribuire a uno schema alimentare poco equilibrato. Sono due dimensioni complementari della tutela della salute.
Gasbarrini: «La longevità parte da quando siamo bambini»
Il passaggio più netto dell’intervento riguarda l’infanzia: «Un’alimentazione ricca di prodotti processati non può diventare la base dell’alimentazione di un bambino italiano», ha affermato Gasbarrini. «La longevità parte da quando siamo bambini».
I dati nazionali aiutano a comprendere la portata del problema. La sorveglianza OKkio alla SALUTE dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’indagine del 2023 sui bambini della terza classe della scuola primaria, ha rilevato il 19% di sovrappeso e il 9,8% di obesità, compresa l’obesità grave.
Sul piano delle abitudini, il 25,9% non consumava quotidianamente frutta e/o verdura, secondo quanto dichiarato dai genitori; il 24,6% assumeva ogni giorno bevande zuccherate e/o gassate. L’indagine evidenzia inoltre una maggiore diffusione dell’obesità nelle famiglie in condizioni socioeconomiche svantaggiate.
Questi numeri indicano la necessità di interventi che coinvolgano famiglie, scuole e servizi sanitari. L’educazione alimentare deve accompagnarsi alla disponibilità concreta di pasti equilibrati, senza attribuire ai bambini la responsabilità delle condizioni in cui crescono.
Alimenti processati e ultraprocessati: una distinzione necessaria
Per tradurre il richiamo di Gasbarrini in un’informazione utile occorre precisare che trasformazione e ultraprocessamento non sono sinonimi.
La classificazione NOVA distingue gli alimenti in base alla natura, all’entità e allo scopo della lavorazione. Gli ultraprocessati sono generalmente formulazioni industriali che combinano ingredienti e sostanze di uso prevalentemente industriale, spesso con aromi, coloranti o altri additivi destinati a modificarne le caratteristiche sensoriali.
La semplice presenza di una confezione o di un trattamento di conservazione non basta quindi a identificare un alimento sfavorevole alla salute. Anche verdure surgelate e legumi in scatola possono rientrare in una dieta equilibrata: contano la composizione e, per i prodotti conservati, l’eventuale aggiunta di zuccheri o l’eccesso di sale.
La valutazione deve considerare il prodotto e il modello alimentare complessivo, evitando di ridurre una questione complessa alla contrapposizione tra cibo industriale e cibo agricolo.
Cosa dice la ricerca sugli ultraprocessati
Un contributo sperimentale importante arriva dallo studio coordinato da Kevin Hall, ricercatore dei National Institutes of Health statunitensi, pubblicato nel 2019 su Cell Metabolism.
Venti adulti hanno seguito, in ordine casuale, una dieta ricca di alimenti ultraprocessati e una basata su alimenti non o minimamente processati, ciascuna per due settimane, potendo mangiare liberamente. Durante la fase con ultraprocessati i partecipanti hanno assunto in media circa 500 chilocalorie in più al giorno e hanno guadagnato circa 0,9 chilogrammi; nell’altra fase hanno perso una quantità di peso analoga.
Il risultato documenta un effetto sull’assunzione di energia e sul peso nelle condizioni studiate. Le dimensioni ridotte del campione e la breve durata richiedono però cautela: l’esperimento non misura direttamente lo sviluppo di malattie croniche e non dimostra che tutti gli alimenti classificati come ultraprocessati abbiano effetti identici.
Dieta mediterranea: la prevenzione nelle abitudini quotidiane
In Italia il riferimento delle Linee guida per una sana alimentazione del CREA è il modello mediterraneo, inserito in un approccio che comprende prevenzione dell’obesità, protezione dalle malattie croniche e sostenibilità.
Per tradurlo nella quotidianità, le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità valorizzano varietà ed equilibrio:
- Consumare regolarmente verdura, frutta, legumi e cereali integrali.
- Privilegiare i grassi insaturi, presenti anche nell’olio d’oliva, rispetto a un eccesso di grassi saturi.
- Limitare zuccheri liberi, bevande zuccherate e sale.
- Scegliere fonti proteiche varie, considerando età e necessità individuali.
- Valutare le porzioni e l’alimentazione nel suo complesso.
Il punto è costruire abitudini sostenibili nel tempo, con scelte compatibili con le risorse e le esigenze delle persone.
Campagna Amica per la Salute: i mercati contadini negli ospedali
Il collegamento tra agricoltura e prevenzione trova un’applicazione in Campagna Amica per la Salute, il progetto che porta i mercati degli agricoltori nei luoghi di cura.
Secondo Coldiretti, l’iniziativa è partita dal Policlinico Gemelli e si è successivamente estesa ad altre strutture italiane. Alla vendita dei prodotti si affianca l’obiettivo di promuovere informazione ed educazione alimentare, attraverso il coinvolgimento del mondo agricolo e sanitario.
L’ospedale può così diventare anche uno spazio in cui imparare a scegliere e utilizzare gli alimenti. Il valore preventivo dell’iniziativa dipende dalla qualità delle informazioni e dalla capacità di favorire abitudini equilibrate: provenienza e filiera corta, da sole, non descrivono l’intero profilo nutrizionale di un prodotto.
Alimentazione e attività fisica nei percorsi di cura
«L’attività fisica è cruciale, ma va combinata con una sana alimentazione», ha precisato Gasbarrini. Il movimento e le abitudini a tavola fanno parte di una strategia integrata: per gli adulti, l’OMS raccomanda generalmente da 150 a 300 minuti settimanali di attività aerobica di intensità moderata, adattandola alle condizioni individuali.
Anche il ruolo dell’alimentazione nelle terapie richiede precisione. La terapia nutrizionale può essere parte integrante della gestione di una patologia: gli standard dell’American Diabetes Association del 2026, per esempio, raccomandano un intervento personalizzato per le persone con prediabete o diabete, nel quadro della presa in carico sanitaria.
Quando Gasbarrini afferma che il cibo può essere «una terapia straordinaria», il riferimento va dunque letto nel contesto della nutrizione clinica e della prevenzione. Un piano alimentare terapeutico richiede indicazioni appropriate alla diagnosi e alle condizioni del paziente, insieme agli altri trattamenti necessari.
Rendere l’alimentazione sana accessibile
Il richiamo emerso dal Forum riguarda infine la possibilità concreta di scegliere. Prezzi, disponibilità dei prodotti e tempo necessario per preparare i pasti incidono sulle abitudini: anche i ricercatori dei NIH sottolineano che raccomandare di mangiare meglio richiede attenzione all’accessibilità degli alimenti.
L’appello di Gasbarrini sollecita quindi un impegno che coinvolge sanità, agricoltura e scuola: rafforzare l’educazione alimentare, migliorare l’offerta nei luoghi pubblici e sostenere le famiglie nelle scelte quotidiane. La prevenzione comincia a tavola e richiede condizioni che permettano di praticarla.



