Salute mentale, quasi un italiano su due riferisce disagi psicologici

Le anticipazioni del Rapporto ASviS al congresso SItI: il disagio riguarda circa il 49% della popolazione e il 16% degli adolescenti. Enrico Giovannini sollecita maggiori investimenti per tutelare il benessere psicologico

La salute mentale in Italia emerge come una delle criticità su cui concentrare le politiche di prevenzione: circa il 49% della popolazione riferisce disagi psicologici, mentre tra gli adolescenti la quota indicata è intorno al 16%. Sono le cifre richiamate da Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e professore ordinario all’Università di Roma Tor Vergata, nelle anticipazioni del Rapporto ASviS, la cui presentazione è prevista il 28 ottobre 2026.

Il quadro è stato illustrato in occasione del 59° Congresso nazionale della Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), nel confronto dedicato all’Obiettivo 3 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite: assicurare salute e benessere a tutte le persone, a ogni età.

Disagio psicologico: cosa indicano i dati sulla salute mentale

La percentuale vicina a un italiano su due richiama l’attenzione sulla diffusione del malessere psicologico. Il dato riportato riguarda il disagio psicologico e non va automaticamente interpretato come una percentuale di persone con una diagnosi di disturbo mentale.

Anche il riferimento agli adolescenti merita attenzione: secondo le cifre anticipate, il disagio interessa circa il 16% dei ragazzi e delle ragazze. Il benessere delle nuove generazioni entra così nel confronto sulle priorità della sanità pubblica e sulle risorse da destinare alla prevenzione.

Per leggere nel dettaglio questi indicatori sarà necessario consultare il rapporto completo, con le relative fonti, le definizioni utilizzate e i periodi di rilevazione.

Giovannini: servono investimenti nel benessere psicologico

L’appello del direttore scientifico di ASviS riguarda la necessità di intervenire prima che le criticità si aggravino.

«È quindi necessario un investimento significativo in questo campo per evitare un futuro peggioramento dello stato di salute generale della popolazione», sottolinea Giovannini.

La salute mentale assume quindi un ruolo centrale nella valutazione del benessere del Paese, accanto all’accesso alle cure, alla prevenzione e alla promozione di stili di vita sani.

Salute e Agenda 2030: progressi limitati in Italia e in Europa

Le anticipazioni non riguardano soltanto il benessere psicologico. Secondo Giovannini, gli indici compositi relativi all’Obiettivo 3 dell’Agenda 2030 mostrano progressi contenuti dal 2010, sia in Italia sia a livello europeo, e risultano sostanzialmente stabili nell’ultimo anno.

Questi indicatori restituiscono un quadro complessivo della salute e del benessere attraverso più dimensioni. La loro debole crescita segnala quanto resti da fare per avvicinarsi agli obiettivi fissati per il 2030.

Il tema si inserisce nel percorso del congresso SItI, che nelle prime sessioni plenarie ha affrontato i quarant’anni della Carta di Ottawa per la promozione della salute e il futuro della prevenzione vaccinale.

Differenze regionali: cinque regioni arretrano, sette migliorano

In Italia le disuguaglianze territoriali mostrano una lieve riduzione nel lungo periodo, ma l’andamento più recente resta disomogeneo. Nel 2025 cinque regioni hanno registrato un calo dell’indice rispetto all’anno precedente, mentre sette hanno segnato un miglioramento.

È un quadro che rende necessario osservare insieme l’andamento nazionale e le differenze locali: i progressi complessivi, infatti, non descrivono da soli la situazione dei singoli territori. Anche da questa prospettiva, l’investimento nella salute mentale rappresenta una delle priorità indicate da Giovannini per il futuro della salute pubblica.

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