Quattro domande al professor Stefano Cinti, fondatore di AMYC-BIOMED: multidisciplinarità, innovazione e nuove opportunità per chi costruisce oggi la scienza di domani
AMYC-BIOMED, acronimo di Autumn Meeting for Young Chemists in Biomedical Sciences, è diventato un appuntamento di riferimento per i giovani ricercatori impegnati nelle scienze biomediche, non solo per i chimici. Nato nel 2020 presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, il convegno è stato pensato per riunire studiosi under 40 provenienti da università ed enti pubblici di ricerca, favorendo il confronto, la nascita di collaborazioni e la contaminazione tra discipline differenti.
Dopo le prime due edizioni organizzate online durante la pandemia nel 2020 e 2021, AMYC-BIOMED è cresciuto progressivamente, richiamando nella sesta edizione, svoltasi a Palermo nel 2025, circa 170 partecipanti.
La settima edizione del 2026 a Milano conferma la vocazione multidisciplinare della manifestazione, con un programma che attraversa chimica analitica, biochimica, biofisica, bioingegneria, biotecnologie, farmacologia, diagnostica, nanotecnologie, scienza dei materiali, robotica, intelligenza computazionale, sostenibilità e approccio One Health. Particolare attenzione viene riservata alle presentazioni dei giovani studiosi, anche attraverso premi dedicati ai migliori contributi orali e poster.
A guidare il Comitato organizzatore è Stefano Cinti, professore associato di Chimica analitica presso il Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli e componente anche del Comitato scientifico del congresso.
Cinti dirige il laboratorio uniNaNanoBiosensors, dove sviluppa sensori e biosensori elettrochimici e ottici destinati alla diagnostica, alla salute, al settore farmaceutico, alla sicurezza alimentare e al monitoraggio ambientale. Una parte significativa della sua ricerca riguarda piattaforme miniaturizzate, dispositivi su carta, tecnologie stampate, nanomateriali e sistemi diagnostici sostenibili e accessibili. Nel 2019 ha ricevuto dalla Divisione di Chimica Analitica della Società Chimica Italiana il riconoscimento come miglior giovane ricercatore del settore ed è stato successivamente incluso tra gli scienziati con maggiore impatto citazionale a livello internazionale.
Il suo percorso scientifico interpreta pienamente lo spirito di AMYC-BIOMED: trasformare la ricerca di base in soluzioni concrete, costruendo nel contempo una comunità nella quale i giovani possano presentare le proprie idee, confrontarsi con studiosi autorevoli e sviluppare nuove collaborazioni.
Professor Cinti, AMYC-BIOMED è nato nel 2020 e in pochi anni è riuscito a coinvolgere un numero crescente di giovani studiosi. Qual è l’identità che distingue questo congresso dalle altre manifestazioni scientifiche e quali opportunità concrete offre a dottorandi, assegnisti e ricercatori under 40?
Sono orgoglioso nel dire che AMYC-BIOMED rappresenta un appuntamento totalmente multidisciplinare. Spesso i convegni che ospitano diverse discipline sono organizzati con molte sessioni, ma monotematiche. AMYC-BIOMED nasce dall’esigenza di avere la massima contaminazione di idee, con sessioni in cui tutti escono dalla loro zona di comfort e sono, diciamo cosi, costretti ad ascoltare altro, alto che può contaminare la loro ricerca, portando inevitabilmente a collaborazioni nuove e scienza nuova.

Anche la scelta di non avere sessioni parallele è in linea con questa necessità: massimizzare la contaminazione. Vorrei ringraziare la Prof. Maria Laura Bolognesi, dell’Università di Bologna, è proprio parlando con lei che questa ricerca delle sessioni miste ha preso vita. Grazie Maria Laura!
Il programma abbraccia discipline molto diverse, dalla chimica analitica alla bioingegneria, dai nanomateriali alla farmacologia, fino alla robotica, alla sostenibilità e all’approccio One Health. Quali sono stati i temi di maggiore attualità dell’edizione 2026 e in che modo il confronto multidisciplinare può accelerare la nascita di nuove soluzioni per la diagnostica e la medicina?
Come da acronimo, la C indica i Chimici. Essendo un chimico e inserito nelle dinamiche della Società Chimica Italiana, è stato naturale per me pensare inizialmente ai chimici. Questo però era limitante. Sempre maggiore è stato l’interesse di ricercatori in campi diversi, e il tutto è venuto naturalmente, in maniera assolutamente inclusiva, perché questo può portare all’evoluzione delle varie linee di ricerca dei partecipanti.
In questa edizione abbiamo avuto la fortuna di avere relatori internazionali invitati, di altissimo livello, come Timothy Noel, Paola Luciani, Joao Mano, Velia Siciliano, Alessandro Porchetta, Salvatore Assenza. Esperti nei campi della sintesi organica, drug delivery, nanomedicina, biologia sintetica, sensoristica, scienza dei materiali, chimica farmaceutica, bioingegneria, biofisica computazionale, e molto altro. Alta qualità e molta varietà, che ha portato a dense discussioni tra i partecipanti.
Uno degli elementi caratterizzanti di AMYC-BIOMED è lo spazio riservato alle comunicazioni orali e ai poster dei giovani scienziati. Quanto è importante offrire loro non soltanto una platea, ma anche occasioni di dialogo diretto con ricercatori affermati, università, centri di ricerca e possibili partner scientifici?
Nell’edizione milanese presso il Politecnico di Milano, organizzata dalla Prof.ssa Nina Bono, abbiamo rispettato le premesse: più di 170 partecipanti. Le formule di comunicazione sono orale e poster. In particolare, abbiamo introdotto dalla prima edizione in presenza nel 2022 a Napoli, anche una comunicazione orale breve di 5 minuti, chiamata Slam, una slide.
Sono molto orgoglioso di questa modalità: da’ spazio anche a giovani alle prime esperienze congressuali di raccontare la propria ricerca, ma utilizzando un format che deve essere di impatto, appunto uno Slam. La discussione scientifica è stata molto ampia, e di questo siamo felicissimi.
La sua attività sui biosensori dimostra quanto il passaggio dal laboratorio alle applicazioni reali richieda competenze diverse e una forte capacità di collaborazione. Quali risultati e nuove reti scientifiche sono nati dalle precedenti edizioni di AMYC-BIOMED e quale messaggio desidera rivolgere ai giovani ricercatori che prenderanno in considerazione di partecipare alle prossime edizioni del convegno?
Le competenze trasversali sono fondamentali nel campo dei biosensori ma direi in tutti i campi applicativi. Per arrivare alle applicazioni reali, occorre considerare tante problematiche e sfide, che si possono superare solo dall’unione delle competenze.
Spero che l’interesse dei giovani ricercatori sia sempre lo stesso per questo appuntamento, noi ce la mettiamo tutta, e ogni anno il comitato organizzatore locale mi fa sempre essere fiero della dedizione e della comunità che si sta creando. Da quando abbiamo iniziato con le edizioni in presenza, abbiamo portato AMYC-BIOMED a Napoli, Firenze, Roma, Palermo e Milano. Il prossimo anno, nel 2027, AMYC-BIOMED sarà a Cagliari e non vedo l’ora!


