Lo studio di fase 3 SAFFRON mostra un controllo più duraturo della malattia nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule, mutazione EGFR e specifiche alterazioni di MET, dopo progressione con osimertinib. Decisivi i test per individuare chi può beneficiare della combinazione
Una combinazione di due farmaci mirati potrebbe cambiare il trattamento di una particolare forma di tumore del polmone resistente alle terapie. L’associazione di osimertinib e savolitinib ha ridotto del 45% il rischio di progressione della malattia o di morte rispetto alla chemioterapia a base di platino, mostrando un beneficio anche sulla sopravvivenza globale.
I risultati arrivano dallo studio di fase 3 SAFFRON, presentato al Simposio presidenziale del congresso della Società europea di oncologia medica, ESMO 2026 a Madrid, e pubblicato contemporaneamente sul New England Journal of Medicine.
La ricerca riguarda una popolazione precisa: pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule con mutazione EGFR, nei quali la malattia è progredita dopo il trattamento con osimertinib e presenta elevati livelli di espressione della proteina MET e/o amplificazione del gene MET.
Studio SAFFRON: controllo della malattia più lungo e beneficio sulla sopravvivenza
Con osimertinib e savolitinib, la sopravvivenza mediana libera da progressione ha raggiunto 7,6 mesi, rispetto ai 5,4 mesi osservati con la chemioterapia. Questo indicatore misura il tempo durante il quale i pazienti rimangono in vita senza un peggioramento della malattia.
A un anno, la quota stimata di pazienti vivi e senza progressione era del 36% con la combinazione, contro il 10% nel gruppo di confronto.
Il vantaggio ha riguardato anche la sopravvivenza globale mediana, risultata di 17,8 mesi contro 12,9 mesi: una differenza di 4,9 mesi, associata a una riduzione del 32% del rischio di morte. A dodici mesi era vivo il 70% dei pazienti trattati con i due farmaci, rispetto al 53% di quelli sottoposti a chemioterapia.
Sul fronte della sicurezza, gli eventi avversi di grado 3 o superiore, considerando tutte le cause, sono stati registrati nel 64% dei pazienti con la combinazione e nel 63% con la chemioterapia.
Come agiscono osimertinib e savolitinib sulla resistenza del tumore
La strategia studiata punta a contrastare uno dei meccanismi che consentono al tumore di riprendere a crescere durante una terapia mirata.
Osimertinib blocca l’attività di EGFR, un bersaglio coinvolto nei segnali di proliferazione delle cellule tumorali. Con il tempo, però, il tumore può sviluppare una resistenza acquisita e utilizzare percorsi alternativi per continuare a crescere.
Tra questi rientra l’attivazione anomala di MET, legata all’iperespressione della proteina o all’amplificazione del gene. Savolitinib inibisce MET: associarlo a osimertinib permette quindi di intervenire contemporaneamente sui due bersagli.
Antonio Passaro, dell’Istituto europeo di oncologia di Milano, considera i risultati un passo rilevante verso un possibile nuovo standard terapeutico per questo gruppo di pazienti. Il beneficio osservato rafforza soprattutto la necessità di ricercare le alterazioni di MET quando la malattia progredisce, così da orientare le successive scelte di cura.
Test per MET: perché sono fondamentali dopo la progressione
I risultati di SAFFRON riguardano pazienti selezionati attraverso specifiche caratteristiche biologiche del tumore. La sola presenza di una mutazione EGFR non basta a identificare chi potrebbe beneficiare della combinazione.
Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica, sottolinea che l’iperespressione o l’amplificazione di MET può rappresentare una “via di fuga” attraverso cui le cellule tumorali aggirano il blocco di EGFR.
Per questo, alla progressione della malattia, diventa essenziale un nuovo approfondimento diagnostico per definire lo stato di MET. La caratterizzazione del tumore deve accompagnare anche le fasi successive del percorso terapeutico: la sua biologia può cambiare nel tempo e richiedere strategie differenti.
In questo passaggio assume un ruolo centrale il team multidisciplinare, chiamato a integrare gli esami diagnostici e a individuare tempestivamente il trattamento più appropriato.
Tumore del polmone e medicina di precisione
Secondo i dati richiamati da Silvia Novello, presidente di WALCE e ordinario di Oncologia medica all’Università di Torino, in Italia si stimano circa 45 mila nuove diagnosi di tumore del polmone ogni anno, con una quota ancora elevata di casi individuati in fase avanzata.
La specialista ricorda che le mutazioni di EGFR interessano circa il 10% dei carcinomi polmonari non a piccole cellule e sono riscontrate più frequentemente nei non fumatori.
Lo studio SAFFRON rafforza il percorso della medicina di precisione nel tumore del polmone: individuare il meccanismo che determina la resistenza e scegliere una terapia capace di colpirlo. Per i pazienti con le caratteristiche studiate, la combinazione orale di osimertinib e savolitinib apre la prospettiva di un controllo più duraturo della malattia.


