Prodotti naturali, una chemoteca nazionale per la ricerca italiana

Il 16 e 17 dicembre 2026 Sapienza Università di Roma ospiterà il secondo meeting della Italian Natural Products Collection. Il progetto collega collezioni molecolari e competenze di 13 gruppi di ricerca, con un nucleo iniziale di circa 1.300 composti

Una chemoteca nazionale di prodotti naturali per collegare risorse oggi distribuite nei laboratori italiani e aprire nuove possibilità di ricerca. È il progetto della Italian Natural Products Collection, l’iniziativa nata nell’aprile 2025 che punta a mettere in comune molecole, dati, tecnologie e competenze scientifiche.

Il suo sviluppo sarà al centro del secondo National Meeting on the Italian Natural Products Collection, in programma il 16 e 17 dicembre 2026 presso Sapienza Università di Roma. Dopo il primo incontro del dicembre 2025, il convegno offrirà un’occasione per presentare nuove collezioni, condividere risultati e discutere come costruire un’infrastruttura nazionale distribuita.

Che cos’è una chemoteca e perché serve alla ricerca

Una chemoteca è una raccolta organizzata di composti chimici, accompagnati dalle informazioni necessarie a identificarli e studiarli. Nel caso della Italian Natural Products Collection, il punto di partenza è costituito da circa 1.000 prodotti naturali e 300 composti di sintesi e semisintesi.

Le sostanze provengono da piante, funghi, licheni, batteri e organismi marini. Il progetto comprende anche la valorizzazione di matrici e scarti agroalimentari, ampliando le fonti da cui ricavare molecole di interesse scientifico.

La scelta di condividere questo patrimonio risponde a un’esigenza della comunità italiana: rafforzare i collegamenti tra gruppi che possiedono collezioni e conoscenze complementari. La tradizione nazionale nella chimica dei prodotti naturali costituisce così la base per un sistema di ricerca più coordinato.

Il valore scientifico della diversità molecolare

I prodotti naturali presentano architetture chimiche complesse e una ricca stereochimica, cioè differenti disposizioni degli atomi nello spazio. Queste caratteristiche permettono di esplorare strutture spesso poco rappresentate nelle librerie convenzionali di composti sintetici.

L’interesse riguarda quindi la possibilità di studiare la diversità molecolare, comprenderne le proprietà e utilizzare le strutture naturali come punto di partenza per ottenere nuovi composti. La collezione conserva una vocazione ampia alla ricerca chimica fondamentale, affiancata dall’indagine delle attività biologiche e delle possibili applicazioni.

Una piattaforma che produce nuove molecole

La chemoteca è progettata per crescere attraverso l’integrazione delle raccolte disponibili e il lavoro sperimentale dei partecipanti. Alle attività di isolamento, purificazione e caratterizzazione delle sostanze si affiancano studi metabolomici e biosintetici, sintesi totale e semisintesi.

Un ruolo rilevante spetta alla biocatalisi, alla fotocatalisi, all’elettrocatalisi e alla catalisi organometallica. Questi approcci consentono di trasformare le molecole e diversificarne le strutture, anche attraverso metodologie sostenibili.

La condivisione delle competenze diventa essenziale: i laboratori possono contribuire tanto con i composti già disponibili quanto con le tecnologie necessarie a caratterizzarli e modificarli.

Dati e machine learning per orientare gli esperimenti

L’infrastruttura prevede l’integrazione delle informazioni sulla struttura delle molecole, sulle proprietà fisicochimiche e biologiche e sulla loro provenienza.

Chimica computazionale, cheminformatica e machine learning potranno aiutare a organizzare questo patrimonio, individuare relazioni tra composti e orientare la selezione delle molecole da sottoporre a indagini sperimentali.

La valutazione delle attività biologiche e l’identificazione dei bersagli molecolari rappresentano ulteriori ambiti di lavoro, con prospettive per farmacologia, biotecnologie, medicina e ricerca agroalimentare.

Una rete di 13 gruppi di ricerca

La rete comprende 13 gruppi delle Università di Milano, Torino, Piemonte Orientale, Tuscia, Sapienza di Roma, Campania Luigi Vanvitelli, Napoli Federico II, Salerno, Magna Graecia di Catanzaro e Catania. Sono inoltre presenti collaborazioni con le Università di Siena e del Molise.

Le competenze spaziano dallo studio delle sostanze vegetali e marine alla sintesi di analoghi, dalla chimica sostenibile alle tecnologie analitiche avanzate. La costruzione dell’infrastruttura punta a integrare queste specializzazioni in una piattaforma condivisa e interoperabile, potenzialmente collegabile alle iniziative europee del settore.

Il meeting di Roma sarà aperto a nuovi partecipanti

Il convegno del 16 e 17 dicembre 2026 sarà aperto anche a ricercatori e gruppi non ancora aderenti alla Italian Natural Products Collection, interessati a contribuire con molecole, metodologie, strumentazioni e idee.

I lavori si svolgeranno in lingua inglese, per favorire la partecipazione di colleghi stranieri e il dialogo internazionale. Il confronto alla Sapienza servirà a discutere le prossime direzioni di sviluppo della rete e le opportunità di collaborazione tra i laboratori.

Informazioni sul convegno: sito ufficiale del meeting.

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