Melanoma, vaccino a mRNA: rischio di recidiva o morte ridotto del 42%

Lo studio internazionale INTerpath-001 porta nuovi risultati sui vaccini personalizzati contro il cancro. A due anni, l’82,2% dei pazienti trattati con vaccino e immunoterapia era vivo senza recidiva, rispetto al 70% con la sola immunoterapia

Un vaccino a mRNA contro il melanoma, realizzato sulla base delle caratteristiche del tumore di ogni paziente, ha migliorato i risultati dell’immunoterapia dopo l’intervento chirurgico. Nello studio di fase 3 INTerpath-001, l’aggiunta di intismeran autogene a pembrolizumab ha ridotto del 42% il rischio relativo di recidiva o morte rispetto a pembrolizumab da solo.

I dati, annunciati nel dettaglio il 22 ottobre e presentati il 24 ottobre al congresso ESMO 2026 di Madrid, segnano un passaggio rilevante per la ricerca sui vaccini terapeutici personalizzati. La sperimentazione ha coinvolto 1.137 pazienti in 157 centri nel mondo, con Georgina Long, del Melanoma Institute Australia e dell’Università di Sydney, come responsabile scientifica internazionale.

Georgina Long

Come funziona il vaccino personalizzato contro il melanoma

Intismeran autogene è una terapia sperimentale sviluppata da MSD e Moderna. La sua preparazione parte dall’analisi di un campione tumorale: il sequenziamento permette di individuare alterazioni che producono proteine anomale, i neoantigeni, utilizzabili come bersagli dal sistema immunitario.

Il vaccino contiene RNA messaggero con le istruzioni per produrre fino a 34 neoantigeni selezionati per quel paziente. L’obiettivo è stimolare una risposta immunitaria capace di riconoscere le eventuali cellule tumorali rimaste dopo la chirurgia.

Pembrolizumab agisce su un altro punto della risposta immunitaria, bloccando il recettore PD-1, attraverso il quale può essere frenata l’attività dei linfociti. La combinazione mette insieme l’identificazione di bersagli specifici e la rimozione di un segnale inibitorio.

Si tratta di un vaccino terapeutico, destinato a persone che hanno già ricevuto una diagnosi di tumore e sono state operate.

Lo studio di fase 3: chi ha ricevuto il trattamento

INTerpath-001 ha arruolato adulti con melanoma cutaneo ad alto rischio, negli stadi da IIB a IV, completamente asportato chirurgicamente.

I partecipanti sono stati assegnati casualmente a due gruppi: 757 hanno ricevuto vaccino e pembrolizumab, mentre 380 hanno ricevuto placebo e pembrolizumab. Lo studio era in doppio cieco: pazienti e sperimentatori non conoscevano l’assegnazione.

Questo confronto permette di valutare il beneficio aggiuntivo del vaccino rispetto all’immunoterapia già utilizzata dopo l’intervento.

Che cosa significa la riduzione del rischio del 42%

Dopo un periodo di osservazione mediano di 24,6 mesi, il trattamento combinato ha raggiunto l’obiettivo principale dello studio, la sopravvivenza libera da recidiva, che considera sia il ritorno della malattia sia il decesso.

A due anni, la quota stimata di pazienti vivi senza recidiva era dell’82,2% con la combinazione e del 70% con pembrolizumab da solo: una differenza assoluta di 12,2 punti percentuali. Il 42% esprime invece la riduzione relativa del rischio ricavata dall’analisi del tempo agli eventi.

È migliorato anche un secondo parametro: il rischio di metastasi a distanza o morte si è ridotto del 38%. A due anni, la quota stimata di pazienti vivi senza metastasi a distanza era dell’88,5%, contro l’80,2% del gruppo di confronto.

Effetti collaterali e sopravvivenza: le questioni ancora aperte

Tra gli effetti indesiderati più frequenti della combinazione figurano febbre, dolore nel punto dell’iniezione e stanchezza. Gli eventi avversi di grado 3 o superiore sono stati registrati nel 23,6% dei pazienti trattati con vaccino e immunoterapia e nel 20,3% di quelli del gruppo di confronto.

I dati sulla sopravvivenza complessiva sono ancora immaturi. Sarà necessario proseguire l’osservazione per stabilire se il vantaggio sulle recidive si tradurrà anche in un prolungamento della vita.

Quando sarà disponibile il vaccino contro il melanoma

Intismeran rimane un trattamento sperimentale. Nelle comunicazioni diffuse insieme ai risultati, l’Università di Sydney precisa che la disponibilità dipenderà dalle autorizzazioni regolatorie previste nei diversi Paesi.

Per l’Italia, queste informazioni non consentono di indicare una data di accesso ordinario alla terapia. L’efficacia osservata nello studio e la disponibilità per i pazienti sono passaggi distinti, con valutazioni scientifiche e decisioni regolatorie ancora da completare.

La ricerca si estende ad altri tumori

La prospettiva è verificare se questo approccio possa funzionare anche in malattie diverse dal melanoma. Nel registro europeo delle sperimentazioni figura, per esempio, INTerpath-014, uno studio di fase 3 su intismeran nel tumore del polmone non a piccole cellule operato, con centri previsti anche in Italia.

Ogni tumore richiede però prove specifiche. Per la ricerca oncologica internazionale, il risultato nel melanoma offre una base clinica concreta da cui partire: una terapia costruita sulle caratteristiche individuali del tumore può aggiungere un beneficio all’immunoterapia. La durata di quel beneficio e la sua possibile estensione ad altri pazienti saranno misurate dagli studi in corso.

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