Sintesi scientifica e clinica
Nell’assistenza pediatrica, soprattutto quando si lavora con bambini affetti da patologie gravi o inguaribili e con le loro famiglie, il professionista è esposto a un carico emotivo, relazionale ed etico particolarmente intenso.
È importante distinguere tre fenomeni: moral distress, burnout e controtransfert. Possono presentarsi contemporaneamente, ma hanno origini e caratteristiche differenti. Riconoscerli permette di comprendere meglio il disagio degli operatori e di individuare forme di sostegno adeguate.
Moral distress: la sofferenza legata al conflitto etico
Il moral distress è una forma di sofferenza che si manifesta quando il professionista riconosce quella che ritiene essere la condotta eticamente corretta, ma incontra ostacoli che gli impediscono di realizzarla.
Il concetto è stato introdotto da Andrew Jameton nel 1984, inizialmente nell’ambito dell’assistenza infermieristica.
Elementi caratterizzanti:
- Conflitto tra valori personali, professionali ed esigenze della situazione clinica.
- Percezione di non poter agire secondo il proprio giudizio etico.
- Sensazioni di impotenza, frustrazione, rabbia, colpa e sofferenza.
- Possibile ripetizione del conflitto, con conseguenze sul benessere del professionista.
Nelle cure pediatriche, il moral distress può emergere quando il professionista percepisce una discrepanza tra ciò che ritiene maggiormente rispondente all’interesse del bambino e le decisioni effettivamente assunte.
Per esempio, può verificarsi quando:
- si proseguono trattamenti ritenuti sproporzionati rispetto agli obiettivi di cura;
- esiste una divergenza tra équipe e genitori;
- il bambino o l’adolescente non viene coinvolto in decisioni che lo riguardano;
- il professionista non riesce a garantire una comunicazione che considera necessaria e rispettosa.
È importante sottolineare che il moral distress non implica necessariamente che una delle parti abbia torto: spesso nasce proprio dalla complessità di situazioni nelle quali valori legittimi entrano in conflitto.
Burnout: il logoramento legato allo stress lavorativo cronico
Il burnout è definito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ICD-11 come un fenomeno occupazionale derivante da stress cronico sul luogo di lavoro non gestito efficacemente. Non è classificato come una condizione medica.
È caratterizzato da tre dimensioni:
- Esaurimento energetico: stanchezza e sensazione di essere emotivamente svuotati.
- Distanza mentale dal lavoro: negativismo, cinismo o distacco nei confronti dell’attività professionale.
- Ridotta efficacia professionale: percezione di minore competenza e realizzazione nel proprio ruolo.
In ambito pediatrico, il burnout può essere favorito da:
- esposizione continuativa alla sofferenza e alla morte;
- elevato carico assistenziale;
- carenza di risorse e personale;
- difficoltà organizzative;
- insufficienza di spazi di confronto e recupero.
Il burnout non è semplicemente una reazione a un singolo evento difficile, ma un fenomeno associato a condizioni di stress lavorativo persistenti.
Controtransfert: le reazioni emotive nella relazione di cura
Il controtransfert è un concetto di origine psicoanalitica che indica l’insieme delle reazioni emotive del professionista nei confronti del paziente e della relazione che si costruisce con lui.
Nella psicoterapia e nella prospettiva psicodinamica, queste reazioni non vengono considerate soltanto un ostacolo, ma possono diventare uno strumento di comprensione del mondo emotivo del paziente, purché siano riconosciute ed elaborate.
Nel contesto ospedaliero pediatrico possono manifestarsi, per esempio, attraverso:
- desiderio intenso di proteggere il bambino e i genitori;
- senso di impotenza di fronte alla sofferenza;
- identificazione con il dolore dei genitori;
- rabbia, tristezza o frustrazione;
- bisogno di rassicurare rapidamente la famiglia;
- difficoltà a tollerare l’incertezza e la possibilità della morte.
Un esempio clinico: un medico o uno psicologo che accompagna i genitori di un bambino con una prognosi infausta può avvertire un forte bisogno di proteggerli dal dolore. Potrebbe quindi essere portato, inconsapevolmente, a evitare alcuni argomenti difficili o a proporre rassicurazioni premature.
Riconoscere questa reazione permette di interrogarsi su ciò che sta accadendo nella relazione e di mantenere una maggiore disponibilità all’ascolto.
È importante precisare che il controtransfert non è una diagnosi né una condizione patologica. È una dimensione della relazione clinica che richiede consapevolezza, riflessione e, quando necessario, supervisione.
4. Le differenze fondamentali
| Dimensione | Moral distress | Burnout | Controtransfert |
| Origine | Conflitto etico e impossibilità di agire secondo il proprio giudizio | Stress lavorativo cronico non adeguatamente gestito | Reazioni emotive attivate nella relazione clinica |
| Caratteristica centrale | Impotenza morale | Esaurimento e distanziamento | Coinvolgimento emotivo e relazionale |
| Domanda rappresentativa | «So cosa ritengo giusto, ma non posso farlo» | «Non ho più le energie per sostenere il lavoro» | «Che cosa si sta attivando in me nella relazione con questa famiglia?» |
| Possibile intervento | Confronto etico e interdisciplinare | Interventi individuali e organizzativi | Supervisione e riflessione clinica |
Una precisazione scientifica: queste categorie non sono completamente sovrapponibili e non sono necessariamente indipendenti. Il moral distress, soprattutto quando si ripete e non viene affrontato, può contribuire al logoramento professionale e associarsi a manifestazioni di burnout. Il controtransfert, invece, appartiene a un diverso livello di lettura: quello della dinamica relazionale.
Perché questi fenomeni sono particolarmente rilevanti nelle cure pediatriche?
La letteratura evidenzia che l’assistenza a bambini con bisogni palliativi comporta un coinvolgimento emotivo significativo per i professionisti.
Una revisione esplorativa del 2025, Emotional Labor in Pediatric Palliative Care, ha individuato cinque aree principali:
- esperienza emotiva dei professionisti;
- dimensione relazionale con bambini e famiglie;
- gestione dei confini tra sfera personale e professionale;
- strategie individuali di regolazione emotiva;
- strategie sociali e organizzative di sostegno.
La revisione ha incluso 11 pubblicazioni e sottolinea l’importanza di formazione, riflessione condivisa e supporto organizzativo. Gli autori evidenziano anche che la ricerca sull’argomento è ancora limitata.
Nelle cure pediatriche, inoltre, il professionista si trova spesso a dover tenere insieme tre dimensioni:
- La sofferenza e i bisogni del bambino.
- Le paure, le aspettative e le decisioni dei genitori.
- Le responsabilità cliniche, etiche e relazionali dell’équipe.
Questa complessità può generare conflitti difficili da risolvere e un carico emotivo che non può essere affrontato esclusivamente attraverso le risorse individuali del singolo operatore.
Quali interventi di sostegno sono indicati?
La letteratura suggerisce che il benessere dei professionisti debba essere affrontato sia sul piano individuale sia su quello organizzativo.
| Fenomeno | Interventi utili |
| Moral distress | Discussione dei dilemmi etici, confronto interdisciplinare, coinvolgimento dei professionisti nelle decisioni, consulenza etica |
| Burnout | Miglioramento delle condizioni organizzative, gestione dei carichi di lavoro, sostegno psicologico, prevenzione dello stress cronico |
| Controtransfert | Supervisione clinica, gruppi di riflessione, confronto tra colleghi, elaborazione delle reazioni emotive |
Un aspetto particolarmente importante è che non si dovrebbe attribuire al singolo professionista la responsabilità di gestire da solo il proprio disagio.
Se il problema nasce anche da vincoli organizzativi, conflitti decisionali o carenze di comunicazione, occorrono risposte che coinvolgano l’intera équipe e l’istituzione.
La letteratura sul moral distress individua infatti fattori di origine individuale, relazionale, di équipe e di sistema.
Una considerazione specifica sulla pianificazione condivisa delle cure
Nel processo di pianificazione condivisa delle cure pediatriche, questi tre fenomeni assumono una particolare rilevanza.
La comunicazione con i genitori e con il minore può mettere il professionista di fronte a situazioni emotivamente complesse: il mancato riconoscimento della gravità della malattia, il rifiuto di alcune informazioni, le divergenze tra genitori ed équipe, la difficoltà di affrontare il tema della morte.
In queste situazioni è importante che il professionista possa interrogarsi su tre livelli:
- Livello etico: sto riuscendo ad agire secondo ciò che ritengo maggiormente rispettoso dell’interesse del bambino?
- Livello personale e lavorativo: quanto questa situazione sta incidendo sulle mie risorse e sul mio benessere?
- Livello relazionale: quali emozioni si stanno attivando in me nel rapporto con questo bambino e con i suoi genitori?
Queste domande permettono di non confondere il disagio emotivo con il conflitto etico o con il logoramento professionale.
Distinguere i disagi
Dal punto di vista scientifico, distinguere moral distress, burnout e controtransfert è importante perché consente di riconoscere la natura del disagio dei professionisti e di individuare interventi di sostegno più appropriati.
Il moral distress richiede attenzione alla dimensione etica e organizzativa del lavoro; il burnout richiede interventi di prevenzione dello stress lavorativo cronico; il controtransfert richiede spazi di elaborazione e supervisione della relazione clinica.
Nelle cure palliative pediatriche e nella pianificazione condivisa delle cure, il sostegno agli operatori dovrebbe quindi comprendere non soltanto la prevenzione del burnout, ma anche la possibilità di pensare e condividere i conflitti etici e le reazioni emotive che il lavoro con la sofferenza infantile inevitabilmente può suscitare.
Un concetto da tenere particolarmente presente: prendersi cura di chi cura non significa soltanto proteggerlo dall’esaurimento, ma offrirgli le condizioni per continuare a pensare, sentire e assumere responsabilmente le proprie decisioni cliniche.
Bibliografia scientifica essenziale
- Jameton A. (1984). Nursing Practice: The Ethical Issues. Prentice-Hall.
- 2. Jeong S., Knackstedt A., Linebarger J.S., Carter B.S. (2024). Moral Distress and Pediatric Palliative Care. Children, 11(7), 751.
3. Beadle E.S. et al. (2024). Triggers and factors associated with moral distress and moral injury in health and social care workers: A systematic review of qualitative studies. PLOS ONE, 19(6), e0303013. .
4. World Health Organization (2019). Burn-out an occupational phenomenon. .
5. Costa A.I.L., Barros L., Diogo P. (2025). Emotional Labor in Pediatric Palliative Care: A Scoping Review. Nursing Reports, 15(4), 118.



