L’indagine MiB segue circa 3.000 adolescenti delle scuole di Roma. Nel 2026 il 26,8% dei quindicenni supera le quattro ore quotidiane sui social. Aumentano il disagio psicologico e alcuni stereotipi, mentre resta elevato l’isolamento sociale
Più tempo sui social, fragilità emotiva e difficoltà nelle relazioni. La seconda indagine del progetto MiB – Mutamenti interazionali e benessere, condotta dal gruppo di ricerca MUSA del CNR-IRPPS, restituisce un quadro complesso del rapporto tra adolescenti, vita digitale e benessere psicologico.
Nel campione esaminato, il 26,8% dei quindicenni trascorre oltre quattro ore al giorno sui social media, contro il 20,7% del 2025: un aumento di 6,1 punti percentuali. Parallelamente, il 20,7% presenta distress psicologico, un indicatore che comprende sintomi di ansia e depressione.
I risultati saranno presentati giovedì 5 novembre 2026, alle 9.30, nella sede del Consiglio nazionale delle ricerche, in piazzale Aldo Moro 7 a Roma.
Social e adolescenti: oltre un quarto del campione è iperconnesso
L’indagine identifica l’iperconnessione attraverso il superamento delle quattro ore quotidiane sui social. Il fenomeno riguarda soprattutto le ragazze, tra le quali la percentuale raggiunge il 35%.
La difficoltà a interrompere il collegamento emerge anche da un altro dato: il 55% degli intervistati dichiara fastidio quando viene interrotto mentre è online o sta chattando.
Il comunicato richiama questo comportamento in relazione al phubbing, termine che indica la tendenza a trascurare le persone presenti per concentrarsi sullo smartphone. Una dinamica che sposta l’attenzione dall’interazione diretta allo schermo. Almanacco della Scienza
Intelligenza artificiale: la usa il 73,1% degli intervistati
Accanto ai social si consolida l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, a cui ricorre il 73,1% degli adolescenti, soprattutto per chiarimenti scolastici, curiosità e aiuto nei compiti.
Il comunicato segnala inoltre una quota del 16,2% con un uso definito disfunzionale, caratterizzato da coinvolgimento emotivo, fiducia incondizionata nelle risposte e forme di dipendenza dallo strumento.
Antonio Tintori, ricercatore del CNR-IRPPS e responsabile del gruppo interdisciplinare MUSA, richiama l’attenzione sulla trasformazione delle modalità comunicative e sulle difficoltà che il mondo virtuale e l’IA possono introdurre durante la crescita.
Disagio psicologico e bassa autostima: le ragazze più esposte
Il distress psicologico interessa il 20,7% del campione, con una presenza significativamente maggiore tra le ragazze. Il dato riguarda sintomi rilevati dall’indagine e non equivale a una percentuale di diagnosi cliniche di ansia o depressione.
Cresce anche la bassa autostima, che coinvolge il 37,3% degli intervistati, oltre tre punti percentuali in più rispetto alla precedente rilevazione. Anche questa condizione risulta più diffusa tra le studentesse.
Il 26,2% presenta livelli elevati di aggressività, mentre il 16,9% manifesta alessitimia, ossia difficoltà nel riconoscere e descrivere le proprie emozioni.
Nel 14,5% si rileva invece disimpegno morale: la tendenza a giustificare o minimizzare comportamenti dannosi, più frequente tra i ragazzi.
Ritiro sociale: quasi la metà limita le uscite alla scuola
Il 49,9% degli adolescenti limita le uscite alle attività scolastiche, trascorrendo il resto del tempo in casa. Il fenomeno resta sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma riguarda una parte molto ampia del campione.
Tra questi adolescenti, secondo il comunicato, il 6,6% ha sperimentato un isolamento di almeno sei mesi, una forma di ritiro prolungato collegata all’area del fenomeno hikikomori.
La durata dell’isolamento e la riduzione delle relazioni richiedono comunque attenzione nella lettura: le diverse forme di ritiro sociale non possono essere considerate automaticamente equivalenti.
Stereotipi di genere in lieve calo, aumentano i pregiudizi sui migranti
Gli stereotipi di genere mostrano una lieve flessione, soprattutto tra le ragazze. L’adesione risulta elevata nel 17,6% degli intervistati, media nel 39,7%, bassa nel 40,1% e assente nel 2,5%.
L’indagine segnala un’associazione con l’esposizione alla pornografia online, che coinvolge quotidianamente il 15,1% dei quindicenni. Un’associazione che, da sola, non dimostra un rapporto di causa ed effetto.
Aumentano invece gli stereotipi nei confronti dei migranti: il 34,1% presenta un livello elevato di adesione, 11 punti percentuali in più rispetto al 2025.
Gli atteggiamenti omotransfobici raggiungono livelli significativi nel 35,3% del campione, con una forte differenza tra ragazzi (49,7%) e ragazze (16,4%).
Bullismo e cyberbullismo: quando la violenza viene normalizzata
Tra i fenomeni segnalati nelle scuole, l’omofobia raggiunge il 45%, seguita da transfobia (41,1%), bullismo (35,6%), razzismo (33,4%) e cyberbullismo (25,7%).
Il 39,9% degli intervistati non riconosce come violenza alcuni comportamenti fisici o psicologici, perché considerati normali.
Sul piano delle esperienze personali, il 55,5% dichiara di essere vittima di bullismo. Per il cyberbullismo, il comunicato riporta un coinvolgimento abituale del 47,5% come autori e del 23% come vittime, indicando inoltre un 16,2% coinvolto in entrambi i ruoli.
Alcol e binge drinking: cresce la diffusione tra i coetanei
Il 59,9% degli adolescenti considera gli alcolici molto o abbastanza diffusi tra i propri coetanei; il 53,5% segnala un’ampia diffusione dei superalcolici. Per questi ultimi il comunicato indica un incremento del 25,2% rispetto al 2025.
Queste percentuali descrivono la diffusione percepita tra i pari, e vanno distinte dai consumi individuali.
L’indagine segnala inoltre un aumento del binge drinking, il consumo concentrato di elevate quantità di alcol in una singola occasione, soprattutto tra le ragazze.
Il progetto MiB osserva come cambiano relazioni e benessere
MiB segue circa 3.000 adolescenti delle scuole superiori di Roma, attraverso rilevazioni annuali previste dal 2025 al 2029. Il carattere longitudinale dello studio permette di osservare come cambiano nel tempo comportamenti, relazioni e benessere degli stessi giovani.
I risultati riguardano quindi il campione studiato nella Capitale. Per comprendere il rapporto tra social, disagio e isolamento occorre considerare anche le condizioni familiari, scolastiche e relazionali: le percentuali riportate non consentono, da sole, di attribuire tutti i fenomeni a un’unica causa.



