Un materiale sperimentale favorisce l’aggregazione delle particelle, facilitandone la rimozione. La ricerca apre prospettive per il trattamento delle acque, ma servono verifiche prima dell’impiego negli impianti
Aggregare la plastica dispersa nell’acqua per separarla: è la strategia descritta in una ricerca pubblicata su npj Emerging Contaminants, rivista del gruppo Nature Portfolio, il 1° novembre 2026. Tra gli autori figurano Yu Huang, Yan Chen e Yikai Yu.
Come funziona il gel contro le microplastiche
I ricercatori hanno confrontato nove gel polimerici. Il più promettente, indicato con la sigla PMASG, genera un campo elettrostatico locale che favorisce la formazione di aggregati di particelle. Il processo ne facilita la separazione dall’acqua.
Nei test con polistirene, il materiale ha raggiunto una capacità di trattamento di circa 2,43 grammi di plastica per grammo di gel, nelle condizioni sperimentali considerate. Sono state svolte anche prove con acqua del lago Yaohu, in Cina, alla quale erano state aggiunte particelle di polistirene: si tratta dunque di esperimenti controllati.
Il dato misura la quantità trattata rispetto alla massa del materiale impiegato: non è una percentuale di rimozione valida per qualunque acqua. È una distinzione necessaria per leggere correttamente il risultato.
Dal laboratorio al trattamento delle acque
Sul piano applicativo, le verifiche da affrontare riguardano la quantità d’acqua trattabile, il consumo di materiale e la continuità delle prestazioni. Serviranno inoltre confronti con le tecnologie esistenti nelle stesse condizioni operative.
La valutazione ambientale dovrà comprendere anche il destino del gel e della plastica separata: energia, residui ed eventuali emissioni lungo l’intero processo. Sono questioni che un risultato di laboratorio, da solo, non permette di risolvere. Il valore della proposta andrà misurato sul funzionamento complessivo del trattamento.
Microplastiche e salute: che cosa occorre studiare
Il tema suscita interesse anche per la possibile esposizione umana. In un rapporto del 2022, l’Organizzazione mondiale della sanità ha esaminato le evidenze disponibili fino al dicembre 2021 sulle particelle ingerite o inalate attraverso acqua, alimenti e aria, individuando lacune e necessità di ricerca.
Uno studio sulla separazione delle particelle dall’acqua non quantifica automaticamente il rischio sanitario e non dimostra un beneficio clinico. Sono domande diverse, che richiedono metodi e dati specifici.
La rimozione deve accompagnare la prevenzione
La gestione della plastica comprende anche ciò che accade prima che i frammenti raggiungano l’ambiente. Nel rapporto Turning off the Tap, pubblicato nel 2023, il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente propone una combinazione di riduzione degli usi problematici e non necessari, riuso, riciclo e riprogettazione dei prodotti.
In questa cornice, i nuovi materiali per il trattamento delle acque possono contribuire alla gestione dell’inquinamento già presente. La loro utilità concreta dipenderà dalla capacità di dimostrare prestazioni riproducibili, costi sostenibili e un bilancio ambientale favorevole.



