Vaccinazioni infantili: perché fiducia e accesso sono decisivi

Un contributo sull’International Journal of Infectious Diseases mette al centro fiducia, disuguaglianze e benefici della ricerca. Tra gli autori Giuseppe Ippolito. I dati OMS e UNICEF mostrano quanti bambini restano esclusi dalla prevenzione

Le vaccinazioni infantili rappresentano uno degli strumenti più efficaci per proteggere la salute dei bambini. La loro capacità di prevenire malattie e decessi dipende però anche dalla possibilità di raggiungere le famiglie, completare i cicli vaccinali e costruire una relazione di fiducia con i servizi sanitari.

Sono i temi richiamati dal titolo di “Childhood vaccination at a crossroads: rebuilding confidence, overcoming inequities, and translating scientific advances into global health gains”, contributo segnalato il 4 novembre 2026 dall’International Society for Infectious Diseases tra le pubblicazioni dell’International Journal of Infectious Diseases. Tre le priorità indicate: ricostruire la fiducia, superare le disuguaglianze e trasformare i progressi scientifici in benefici per la salute.

I ricercatori: tra gli autori Giuseppe Ippolito

Il lavoro è firmato da Seif S. Al-Abri, Ben J. Marais, Markus J. Maeurer, Peter Mwaba, Giuseppe Ippolito, Sam Allen e Alimuddin Zumla.

Il tema si inserisce in un quadro documentato dalle rilevazioni internazionali. I dati riportati di seguito provengono da fonti indipendenti rispetto alla pubblicazione e aiutano a comprendere la portata della sfida.

Coperture vaccinali: 13,5 milioni di bambini “zero-dose”

Secondo le stime OMS e UNICEF pubblicate nel luglio 2026, riferite al 2025, circa l’85% dei bambini nel mondo ha ricevuto tre dosi del vaccino contro difterite, tetano e pertosse, indicato con la sigla DTP.

Restano però circa 13,5 milioni di bambini “zero-dose”. Nel monitoraggio internazionale questa condizione viene identificata attraverso la mancata somministrazione della prima dose di DTP: un indicatore delle difficoltà di accesso alla vaccinazione di routine e, spesso, ad altri servizi sanitari.

Le medie mondiali possono inoltre nascondere forti differenze tra territori. Per individuare le comunità meno raggiunte, l’OMS considera essenziale osservare anche i dati locali.

Morbillo: perché completare il ciclo è fondamentale

Il morbillo rende particolarmente visibili le lacune nella protezione della popolazione. Nel 2025, la copertura mondiale è stata dell’84% per la prima dose e del 77% per la seconda.

Per prevenire i focolai, l’OMS indica la necessità di raggiungere e mantenere una copertura di almeno il 95% con due dosi. È quindi necessario che i programmi vaccinali garantiscano la continuità del percorso, insieme alla sorveglianza e alla capacità di intervenire quando emergono casi e focolai.

La seconda dose permette di colmare molte delle lacune immunitarie che possono restare dopo la prima somministrazione: una parte dei bambini, infatti, non sviluppa una protezione sufficiente con una sola dose.

Fiducia nei vaccini e accesso ai servizi

Le ragioni di una mancata vaccinazione possono essere diverse. L’OMS distingue gli aspetti legati alla fiducia e alla motivazione dagli ostacoli pratici, come la difficoltà di raggiungere una struttura sanitaria o sostenere il costo del trasporto.

Comprendere queste differenze serve a scegliere interventi efficaci. Quando il problema riguarda l’accessibilità, occorre migliorare l’organizzazione e la comodità dei servizi. Per questo l’OMS raccomanda di misurare le barriere, adattare le strategie e verificarne i risultati.

Sul versante della fiducia, l’OMS Europa sostiene la formazione degli operatori, il coinvolgimento delle comunità e una comunicazione basata sulle evidenze. Ascoltare le preoccupazioni delle famiglie e offrire informazioni comprensibili sono componenti del lavoro di prevenzione.

Disuguaglianze e conflitti compromettono la prevenzione

Nel comunicato congiunto del luglio 2026, OMS e UNICEF segnalano che oltre la metà dei bambini “zero-dose” vive in contesti fragili, colpiti da conflitti o vulnerabili, dove risiede circa un terzo della popolazione infantile mondiale.

In queste situazioni, insicurezza, instabilità e carenza di risorse possono compromettere la continuità dei programmi vaccinali. Anche nei Paesi con maggiori risorse possono però persistere difficoltà strutturali e problemi di adesione. Le strategie devono quindi rispondere alle condizioni concrete delle popolazioni da raggiungere.

Il valore delle vaccinazioni: le evidenze scientifiche

L’impatto della vaccinazione sulla sopravvivenza è stato quantificato da uno studio distinto, pubblicato su The Lancet nel 2024 e firmato da Andrew J. Shattock e colleghi.

Attraverso modelli matematici, i ricercatori hanno stimato che le vaccinazioni contro 14 malattie abbiano evitato circa 154 milioni di decessi tra il 1974 e il 2024, inclusi 101 milioni tra i bambini con meno di un anno. Sono stime modellistiche, non un conteggio diretto dei singoli decessi evitati.

Da queste evidenze emerge una conseguenza concreta per la sanità pubblica: il progresso scientifico può produrre benefici diffusi quando si accompagna a servizi raggiungibili, percorsi vaccinali completati e una relazione di fiducia con le famiglie.

Pubblicazione di riferimento: Seif S. Al-Abri e colleghi, Childhood vaccination at a crossroads: rebuilding confidence, overcoming inequities, and translating scientific advances into global health gains, International Journal of Infectious Diseases.

Leggi la pubblicazione originale

Condividi sui social

Articoli correlati