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Lotta agli sprechi. Ora gli italiani scoprono che siamo un popolo di sciuponi

Ci voleva lo spauracchio di Enrico Bondi perché gli italiani si mettessero alla tastiera del computer e segnalassero al Governo dove tagliare e come fare per limitare gli enormi sprechi che ogni giorno passano sotto gli occhi di tutti. Non c’è che dire: l’iniziativa dell’Esecutivo di tecnici ha avuto successo. Quanto sia davvero utile, è molto più dubbio

Il catalogo che in queste ore sta maturando sul sito del Governo è quasi infinito come quello delle conquiste femminile di Don Giovanni. Tantissimi genitori propongono di eliminare gli appalti per le pulizie nelle scuole per riaffidarle ai collaboratori scolastici, non sapendo che bisogna modificare i contratti collettivi di lavoro, visto che a quella categoria di lavoratori (una volta denominati “bidelli”) sono oramai affidati altri compiti di tipo esecutivo. Altri ancora coinvolgono nelle pulizie addirittura gli ATA, che si occupano di assistenza tecnica nei laboratori. Altri cittadini notano, ancora, come le luci degli uffici pubblici siano sempre accese e i riscaldamenti vadano al massimo, come si consumi tantissima carta invece di utilizzare al meglio l’informatica. In altri casi, vengono segnalati casi da codice penale, come quelli di docenti universitari che riescono ad incassare ben 350 mila euro ciascuno per progetti che comportano lunghi viaggi all’estero e si affrettano a sperperare denaro quando sono agli sgoccioli prima del nuovo finanziamento.

DOVE STANNO VERAMENTE GLI SPRECHI. Non ci vuole poi molto a comprendere dove si annidano veramente gli sprechi nella pubblica amministrazione. Fra le segnalazioni che meritano la massima attenzione c’è quella che si riferisce alla spesa farmaceutica e va in due direzioni. La prima consiste nel rivedere gli acquisti di farmaci negli ospedali, che molto spesso pagano le medicine molto di più di quanto costano normalmente. La seconda consiste nel modificare radicalmente il confezionamento dei medicinali, con il cosiddetto “spacchettamento”. Nel primo caso, sarebbe necessario avviare una spending review specifica, con indagini finalizzate a comprendere se vi siano tangenti e illeciti arricchimenti. Nel secondo caso, sarebbe necessario (ed urgente) imporre ai farmacisti la vendita di tante pillole quante ne prescrive la ricetta medica. In Italia, grazie al confezionamento rigido dei medicinali, c’è uno spreco colossale di farmaci, sovente prescritti senza una reale necessità. Il confezionamento rigido dei farmaci produce ingenti ricavi alle industrie farmaceutiche e alle farmacie stesse. Forse è per questo che continua ad essere praticato.

SPESE DEGLI ENTI LOCALI.  Andrebbero messe nel mirino tutte le consulenze che le amministrazioni locali assegnano a stuoli di professionisti (architetti, ingegneri, geometri, avvocati, commercialisti sono i più gettonati), nonostante abbiano sovente in pianta organica molte di quelle figure professionali. In questo caso, norme serie e stringenti dovrebbero obbligare Comuni, Province e Regioni ad assegnare consulenze solo motivandole in modo preciso e dimostrando la loro assoluta necessità, pena la responsabilità non solo amministrativa ma patrimoniale di sindaci e assessori.

SPESE PER GLI ENTI INUTILI. L’Italia delle moltitudini si riversa in milioni di associazioni, fiere, complessi bandistici, enti culturali, bocciofile, scuole, molto spesso fantasmi con pochissimi iscritti e un impatto sociale inesistente, che però riescono ancora a succhiare finanziamenti, perché hanno protettori e santi in Parlamento e nei ministeri. Una buona soluzione in tal senso potrebbe essere quella di stabilire l’assoluta incompatibilità fra la carica di sindaco e presidente di provincia con il ruolo di deputato. Infatti, i sindaci-deputati sono proprio coloro che riescono a spillare soldi dalla greppia pubblica grazie al loro lavoro lobbistico.

LOTTA ALLA CORRUZIONE. Invece di chiedere ai cittadini dove tagliare gli sprechi, il governo farebbe bene a spingere il Parlamento ad approvarela Convenzione europea in materia di corruzione, a distanza di tredici anni dalla sua approvazione. Con un sistema di reati più stringente, l’introduzione di fattispecie quali il traffico di influenze, che colpisce i politici che pescano nel torbido del voto di scambio e della concessione di prebende, e con azioni di polizia simili a quelle americane, per cui poliziotti in borghese fanno finta di offrire tangenti ad assessori e sindaci, operando subito gli arresti, l’Italia riuscirebbe ad evitare circa 120 miliardi di maggiore spesa, che va ad arricchire i corruttori ed esponenti della criminalità organizzata.

LOTTA ALL’EVASIONE. D’un sol colpo azzererebbe qualsiasi manovra economica e qualsiasi spendig review. La predisposizione di strumenti rigidi di lotta all’evasione (aumento delle sanzioni penali e pecuniarie, abolizione delle transazioni in contanti con l’introduzione di una tassa sul denaro, controlli più efficaci e selettivi) risulterebbe la strategia vincente per risanare realmente il bilancio statale e rilanciare l’economia, abbassando la pressione fiscale. Ma davvero il partito berlusconiano vuole la lotta all’evasione fiscale?

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