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ROMA – È cominciata martedì alle 10.00, e proseguirà per altri due giorni, l’occupazione del teatro Valle a seguito della soppressione dell’Ente Teatrale Italiano, cui, sino ad ora, era stata affidata la gestione dello stesso, e che ora «rischia la chiusura» o la paventata trasformazione in un «bistrot».

Dinanzi a telecamere e giornalisti gli “occupanti” hanno letto un comunicato stampa, riportato integralmente qui di seguito, per spiegare le ragioni di una scelta così estrema: «Siamo lavoratrici e lavoratori dello spettacolo, cinema, teatro, danza, artisti, tecnici, operatori, stabili, precari e intermittenti che da mesi portano avanti una lotta contro i tagli e per i nostri diritti in modo diretto ed autorganizzato. In questi anni, di fronte all’arroganza delle politiche governative, le reazioni della categoria, dei sindacati e delle associazioni di settore sono state deboli e inefficaci, le istituzioni che fanno prevalere logiche di profitto, scambi di poltrone, ingerenze partitiche e clientelari hanno ormai perso ogni legittimità come interlocutori. Noi non vogliamo più essere complici. È con questo spirito che ci siamo mossi e che oggi occupiamo il Valle lanciando un appello a tutto il mondo della cultura e ai cittadini per sostenere questa battaglia: occupiamo il Valle per occuparci di ciò che è nostro. Il Teatro Valle non è solo uno spazio prezioso da salvare ma un simbolo dello stato dell’arte in Italia.  L’ultima finanziaria ha soppresso l’Ente Teatrale Italiano, mettendo a rischio le funzioni cui era preposto: promuovere e diffondere il teatro contemporaneo, sostenere la nuova drammaturgia e le nuove generazioni, incrementare scambi internazionali e la formazione. Non siamo qui per difendere l’esistente, sia esso l’ETI o il sistema di finanziamento pubblico attuale, ma non rinunciamo al principio che il libero accesso alla cultura, ai saperi e alla creatività in tutte le sue forme, la libera circolazione di idee e individui, il potenziamento del pensiero critico siano un diritto imprescindibile di ogni cittadino e non un privilegio. La demolizione sistematica delle risorse e dei beni pubblici è il cuore della politica culturale di un governo che azzera le buone pratiche esistenti, attacca gli spazi e le produzioni indipendenti, non svolge il proprio ruolo di tutela del patrimonio artistico, dismette e privatizza teatri, musei e luoghi di importanza storica. Una politica che ignora la questione dei diritti e del reddito per i lavoratori precari/intermittenti e mortifica competenze e talenti della nostra generazione. È tempo che noi artisti, operatori e professionisti del settore ci assumiamo la responsabilità di decidere delle nostre vite, del nostro lavoro e dei nostri spazi. Dal basso e in prima persona. Per riprenderci ciò che è nostro, attraverso azioni e pratiche condivise. Il comunicato si conclude con una richiesta: “Invitiamo il mondo della cultura e dello spettacolo e tutta la cittadinanza a prendere posizione e a confrontarsi con noi su una visione più ampia, oltre la difesa del proprio e dell’esistente e a farlo dentro il Teatro Valle occupato e in assemblea permanente. A difendere la possibilità di FARE cultura, e farlo al grado più alto delle nostre potenzialità».

L’appello ha fatto presa fin da subito fra i protagonisti della scena indipendente e da nomi illustri del cinema, del teatro e della cultura, fra i primi a rispondere sono stati Elio Germano, Pietro Sermonti, Emanuele Orlando e Fabrizio Gifuni.
Immediata la risposta dalle autorità locali, l’assessore alla cultura del Comune di Roma, Dino Gasperini, ha dichiarato che si impegnerà per la tutela del Valle e della sua identità. “Ma queste rassicurazioni non bastano, dicono gli occupanti, noi chiediamo trasparenza e chiarezza, chiediamo che gli artisti e i professionisti del settore vengano coinvolti a livello progettuale e decisionale sul destino di uno dei Teatri più importanti d’Italia attraverso la creazione di una commissione competente”. Secca la risposta dell’assessore: “Sulla questione del Valle non sono solo rassicurazioni, le mie, ma molto di più. Domani abbiamo in giunta la delibera che ci consentirà di firmare il protocollo col Ministero dei beni culturali e quindi di mantenere pubblico il Valle facendolo passare dal ministero all’Amministrazione comunale. Stiamo lavorando già per un’assegnazione del Valle al Teatro di Roma”, e subito dopo l’assessore incontrata una delegazione del gruppo di lavoratori, dice: “Non ho nessuna difficoltà a mettere insieme un gruppo di lavoro che verifichi questa operazione. Non ho la sindrome dello stare solo. Più siamo a lavorarci meglio è. Per me può essere un punto di forza. Il Teatro Valle ce lo teniamo saldamente in mano. Nessun smantellamento, e questo è una garanzia evidente”.
Teatro Valle, Atto I, dramma umano o commedia dell’arte?

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