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Carceri. Acqua all’arsenico al carcere Mammagialla di Viterbo

ROMA – «In base ai risultati di un’analisi commissionata da questo Ufficio presso un laboratorio privato, i valori di arsenico nell’acqua del carcere Mammagialla di Viterbo sarebbero di oltre due volte superiori al limite massimo consentito dalla legge». E’ questo il passo saliente della lettera inviata dal Garante dei detenuti del Lazio Angiolo Marroni al sindaco di Viterbo Giulio Marini e al direttore della struttura carceraria viterbese Silvana Sergi.

La presenza di elevati valori di arsenico nell’acqua utilizzata dai circa 750 detenuti del “Mammagialla” era stata denunciata dallo stesso Garante all’inizio del mese. Alla denuncia del Garante il gestore idrico della Provincia di Viterbo aveva replicato spiegando che i valori di arsenico nell’acqua del carcere erano compresi tra gli 11 e i 20 µ/l, all’interno del limite di 20 µ/l previsto dalla deroga accordata nel 2011 alla Regione Lazio dall’Unione Europea.

«A seguito di questa discrepanza tra quanto segnalatoci e i dati forniti del gestore idrico – scrive ancora il Garante nella sua lettera – abbiamo deciso di far effettuare un’analisi indipendente presso un laboratorio di Viterbo, accreditato presso la Regione Lazio, utilizzando un campione di acqua prelevato da un punto di adduzione che si trova nei pressi del carcere e che risulterebbe alimentato dallo stesso acquedotto che rifornisce il ‘Mammagialla’».

Il prelievo è stato effettuato il 14 settembre scorso. Dalle analisi compiute risulta che il contenuto di arsenico riscontrato è pari a 43,09 µ/l (il limite internazionalmente riconosciuto è di 10 µ/l mentre, come già detto, quello concesso in deroga alla Regione Lazio è di 20 µ/l).

«Ovviamente – ha concluso la sua lettera il Garante – non abbiamo elementi per dire se i dati presenti all’interno del carcere siano analoghi a quelli da noi rilevati e, con questa segnalazione, non intendiamo alimentare polemiche, né suscitare allarmismi. Per questo vi invito a valutare tale dato con l’estrema prudenza con cui lo abbiamo accolto noi. E’, però, altrettanto vero che la salute dei cittadini è un diritto inviolabile e che la sua tutela ci impone ci assumere ogni tipo di cautela, come del resto ha scelto di fare il Comune di Viterbo,installando distributori di acqua depurata in città. Un principio, questo, che vale a maggior ragione quando si parla di quanti lavorano nel carcere e, soprattutto, di persone private della libertà personale che molto spesso non possono, anche per motivazioni di carattere economico, scegliere l’alternativa più sicura».

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