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3,3 miliardi di ore la cassaintegrazione dal 2008 per 500mila lavoratori. Un record negativo

ROMA – Un paese cassaintegrato potrebbe essere il titolo di questo dato allarmante diffuso dalla Cgil. Dall’avvio della crisi dell’economia reale, infatti,  nell’ottobre del 2008, le ore di cig registrate sono state poco meno di 3 miliardi e 300 milioni.

È la Cgil che, rielaborando i dati sulla cassa integrazione di ottobre, mette nero su bianco gli effetti della crisi sui lavoratori, quantificando in circa 22mila euro ciascuno la decurtazione del salario, per un totale di 11,4 miliardi. Numeri che fanno tremare, e che fotografano le difficoltà che tanti dipendenti stanno affrontando a partire dall’estate del 2008, quando la bufera finanziaria ha cominciato ad abbattersi sull’economia reale. Guardando al solo mese di ottobre, la Cgil rielabora i dati diffusi dall’Inps lo scorso 3 novembre (80,2 milioni di ore, -4% su mese, -20% su anno) sottolineando che il fenomeno riguarda in maniera diffusa soprattutto le regioni del nord: al primo posto per ore di cig autorizzate c’è infatti la Lombardia con 182 milioni di ore che corrispondono a 105.808 lavoratori (prendendo in considerazione le posizioni di lavoro a zero ore).

Segue il Piemonte con 126 milioni di ore per 73.430 lavoratori e il Veneto con 71 milioni di ore di cig autorizzate per 41.529 lavoratori. Nelle regioni del centro c’è il Lazio con 55 milioni di ore che coinvolgono 32.148 lavoratori. Mentre per il Mezzogiorno è la Campania la regione dove si segna il maggiore ricorso alla cig con 51 milioni di ore per 29.842 lavoratori. «Dopo aver messo fine al governo Berlusconi – commenta il segretario confederale Vincenzo Scudiere – adesso c’è bisogno di decisioni politiche che mettano al centro il lavoro come unico agente per la crescita». Il timore del sindacato è, infatti, che i circa 190 tavoli di crisi aperti, il crollo della produzione industriale a settembre e i dati sulla cassa, «possano determinare il serio rischio per il prossimo anno di in un micidiale mix fatto di stagnazione e disoccupazione».

Quindi, secondo Scudiere, «il nuovo governo deve rispondere a Bruxelles con il lavoro: introduca una patrimoniale e metta al centro l’occupazione a partire da quella giovanile». «Essendo l’utilizzo della cassa integrazione un termometro per misurare la febbre che, ormai da 3 anni, sta colpendo il nostro sistema economico e produttivo, sarebbe riduttivo – sottolinea il segretario confederale della Uil, Guglielmo Loy – soffermarsi solo sulle pur necessarie strumentazioni di difesa del reddito dei lavoratori colpiti dalle crisi aziendali. Il tema principale è, senza dubbio, quello della crescita e della ripresa: sostegno alle imprese, all’innovazione ma, soprattutto, ripresa del consumo».

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