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Gli operai della Fiom, Marchionne e la crisi della politica

ROMA – La vita non finisce con i retroscena  che dalle pagine dei quotidiani, specialisti in fantasiosi  racconti sulle giornate della politica, hanno invaso anche gli schermi televisivi. Ci sono anche notizie che per il loro oggettivo valore.  “ bucano” gli schermi televisivi e trovano spazio, più o meno in evidenza, sulle pagine dei giornali.

Accade così che in una delle giornate più lunghe, più intense, più drammatiche di questa fine legislatura arriva inaspettato l’annuncio che la Procura di Nola ha inviato all’ ad del Lingotto, Sergio Marchionne e all’ ad di Fabbrica Italia Pomigliano, Sebastiano Garofano l’avviso per conclusione indagini in cui il pm  a loro carico  contesta il fatto di non aver riconosciuto agli operai iscritti alla Fiom quei diritti sindacali che già in due sentenze sono stati ritenuti lesi. Insomma, senza troppi giri di parole, la parola è  “discriminazione” e per questo sono stati indagati. A prima vista  può apparire un fatto di secondaria importanza, una cosa che riguarda quel Maurizio Landini, il sindacalista rosso che  non vuole dar tregua alla Fiat e trova nella magistratura “politicizzata” “ eversiva”, direbbe Berlusconi un sostegno a buon mercato, fra rossi ci si intende. Invece questa inchiesta, come tante altre in cui la Fiat è stata condannata, è parte integrante della vicenda che stiamo vivendo, in un fine legislatura drammatico che ci viene raccontato da un giornalismo che ormai non informa, ma esprime solo opinioni. I retroscenisti vivono giornate di gloria. Coprono  i tempi di attesa fra una consultazione e l’altra, fra una dichiarazione in cui niente si dice e un’altra in cui si dicono sciocchezze. Si leggono “virgolettati” attribuiti al Presidente della Repubblica, di cui è noto il riserbo. Addirittura c’è chi ha scritto  quello che Napolitano e Bersani si sarebbero detti. Premettendo che il colloquio era stato fra loro due, senza altre presenze. Non  saremo noi a negare l’importanza di quanto sta accedendo nei palazzi della politica, al Quirinale. mai nel nostro Paese si era verificata una situazione così drammatica, un groviglio di contraddizioni, senza apparente via di uscita. Una specie di ‘redde rationem’, una vendetta di un sistema democratico, più volte sfregiato, ai limiti della tolleranza. “ Esemplari”, da questo punto di vista sono i soliloqui di Beppe Grillo, un pericolo sempre più evidente per una società che voglia ancora far parte dell’Europa, del mondo civile. Uno che vuole eliminare le forze politiche, il governo, le commissioni di Senato e Camera, che vuole il 100% dei parlamentari, cittadini per la precisione è il segno sempre più evidente della crisi di sistema che stiamo vivendo.

Già ma che c’entra la Fiat, Marchionne.? C’entra eccome. E’ Mai possibile che in un Paese  la cui Costituzione si basa sul rispetto dei diritti dei cittadini, il lavoro in primo luogo, gli operai se lo vedono negare e per ottenere giustizia devono ricorrere al magistrato? E’ mai possibile che  non si sia ancora trovato il tempo per approvare una legge che garantisca la presenza nei luoghi di lavoro di chi i lavoratori li rappresenta davvero, ha i loro voti, il loro consenso? E’ mai possibile che sia un Marchionne qualsiasi  a decidere chi assumere o chi lasciare fuori dai cancelli della fabbrica, se hanno la tessera Fiom restino a casa? Questi, forse più di altri sono i segnali della crisi del sistema. Non sono altra cosa rispetto al governo del Paese, anzi sono il pane  quotidiano. Forse proprio per questo le elezioni sono andate come sono andate, con il voto degli operai che non è andato là dove doveva andare. E non per colpa loro. Qualsiasi sia la soluzione che verrà data alla crisi questi problemi che richiamano i diritti, le libertà non possono ancora una volta restar fuori.

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