Non esistono droghe “innocue”. È questo il messaggio netto che emerge dal rapporto “I pericoli delle droghe” realizzato dal Prof. Giuseppe Nisticò, farmacologo di fama internazionale e presidente della Fondazione di Biotecnologie Renato Dulbecco.
Un documento scientifico, ma anche civile, che smonta con rigore molte narrazioni indulgenti sul consumo di sostanze e richiama l’attenzione, in particolare, sui giovani.
Il punto di partenza è chiaro: tutte le droghe che inducono dipendenza sono psicofarmaci, perché agiscono direttamente sul sistema nervoso centrale, interferendo con neurotrasmettitori e recettori che regolano funzioni vitali come umore, memoria, percezione, respiro e battito cardiaco. La distinzione tra droghe “leggere” e “pesanti” perde così significato scientifico: ciò che conta è il meccanismo d’azione sul cervello.

La pericolosità si manifesta innanzitutto sul piano acuto. Cocaina e amfetamine, ad esempio, aumentano in modo patologico l’attività delle catecolamine, provocando ipertensione, aritmie e fibrillazione cardiaca, fino alla morte improvvisa. Gli oppioidi – dalla morfina all’eroina, fino al fentanyl – deprimono invece i centri respiratori: bastano pochi milligrammi per causare arresto respiratorio. Anche l’alcol, spesso percepito come socialmente accettabile, può portare al coma etilico e alla morte.
Ma è sul lungo periodo che le droghe esercitano il loro effetto più subdolo.
L’assunzione cronica altera la sensibilità dei recettori cerebrali: si sviluppano tolleranza e dipendenza, con la necessità di dosi sempre maggiori per ottenere gli stessi effetti. Alla sospensione seguono sindromi di astinenza spesso drammatiche, caratterizzate da ansia, depressione, aggressività, allucinazioni e, nei casi più gravi, convulsioni e rischio di morte.
Il rapporto dedica ampio spazio agli allucinogeni come LSD, ketamina e funghi psicotropi, capaci di disgregare il pensiero, alterare la percezione della realtà e indurre stati deliranti. Il pericolo non è solo psicologico: il senso di onnipotenza e distacco dalla realtà può spingere a comportamenti estremi e fatali. Anche la cannabis, spesso minimizzata, non è priva di rischi: l’uso cronico può compromettere memoria, attenzione e motivazione, favorendo quella che viene definita “sindrome amotivazionale”, particolarmente dannosa in età giovanile.
Un capitolo cruciale riguarda nicotina e alcol. Il fumo di sigaretta resta una delle principali cause prevenibili di morte, responsabile di tumori, malattie cardiovascolari e respiratorie. L’alcolismo cronico, oltre ai danni epatici e neurologici, altera in modo permanente le funzioni cognitive e affettive, con gravi ricadute sociali e familiari.
Il messaggio finale del rapporto è un appello alla responsabilità collettiva: conoscere i meccanismi scientifici della droga significa togliere spazio alla disinformazione e alla banalizzazione del rischio. La prevenzione, fondata sui dati e non sugli slogan, resta l’arma più efficace per proteggere i giovani da un circolo vizioso che, troppo spesso, si trasforma in una trappola mortale.



