La goletta scientifica Perseverance salpa il 20 gennaio. Una nave simbolo della ricerca polare
Perseverance è una delle più grandi imbarcazioni a vela oceanografiche polari al mondo: un vero laboratorio galleggiante a basso impatto ambientale, il cui nome incarna perfettamente la filosofia della missione.
La goletta è capitanata da Jean‑Louis Étienne, medico, esploratore e instancabile difensore delle regioni polari che, a 79 anni, torna nei luoghi della sua storica spedizione di 35 anni fa.
Fu infatti il primo uomo a completare la traversata dell’Antartide a piedi nel 1989-1990. Oggi, però, quella stessa impresa non sarebbe più possibile. «Non potremmo rifarla – ha spiegato Étienne a Parigi durante una conferenza stampa al Ministero del Mare e della Pesca – perché una parte dell’Antartide è già scomparsa, a causa del riscaldamento delle acque superficiali e dell’innalzamento del livello degli oceani».

Capo sull’Antartico: una nuova esplorazione scientifica
La nuova missione di Perseverance è diretta verso il Capo sull’Antartico, un immenso deserto di ghiaccio grande oltre venti volte la Francia. La partenza è fissata per il 20 gennaio da Christchurch, in Nuova Zelanda, con rotta verso il Mare di Ross e successivamente il Mare di Dumont d’Urville, nel settore meridionale del continente antartico.
Si tratta di un’area simbolica e strategica per la ricerca sul clima, sulla glaciologia e sulla fauna polare. Il Mare di Ross, in particolare, ospita circa un terzo della popolazione mondiale di pinguini di Adelia ed è adiacente all’unica Area Marina Protetta dell’Antartide, istituita nel 2016. A dieci anni dalla sua creazione, la missione mira a fornire un primo bilancio scientifico completo sullo stato della biodiversità locale.
«Questo è un momento importante, un momento di riflessione», sottolinea Étienne, che da oltre quarant’anni dedica le sue spedizioni alla comprensione e alla tutela delle regioni polari, fondamentali per l’equilibrio climatico globale.

Un laboratorio galleggiante per la scienza responsabile
Dotata di laboratori di bordo, sensori all’avanguardia e sistemi di raccolta dati continui, Perseverance rappresenta una piattaforma di ricerca mobile e sostenibile progettata per ridurre al minimo l’impatto ambientale.
A bordo vengono raccolti dati meteorologici, informazioni sulla fauna marina, sugli inquinanti atmosferici, sullo stato del fitoplancton e sull’altezza delle onde, in un’area fortemente minacciata dalla pesca eccessiva del krill.
Il krill antartico, minuscolo crostaceo alla base della catena alimentare polare, è essenziale per cetacei, foche e uccelli marini ed è anche un importante serbatoio di carbonio. Tuttavia, il suo elevato contenuto di Omega-3 e proteine ha alimentato un mercato globale in forte espansione. Secondo gli esperti, la popolazione di krill nell’Oceano Antartico si è ridotta di circa l’80% negli ultimi trent’anni a causa della pesca industriale.
Solo lo scorso anno sono state pescate circa 500 mila tonnellate di krill, con la Norvegia a lungo responsabile di oltre due terzi delle catture, seguita da Russia, Ucraina, Corea del Sud e Cile. La Cina, nel frattempo, sta rapidamente aumentando la propria presenza con gigantesche navi rompighiaccio industriali.
La sfida è anche politica: le Aree Marine Protette coprono oggi appena il 5% dell’Oceano Antartico, contro l’obiettivo del 30% fissato dalle Nazioni Unite entro il 2030. Cina e Russia si oppongono all’espansione di queste aree. «La nostra missione è un collegamento tra l’esplorazione scientifica e l’azione politica internazionale», afferma Étienne.
Il contributo italiano: la nave Laura Bassi
Accanto alla missione di Perseverance, anche l’Italia conferma il proprio ruolo strategico nella ricerca polare. La nave rompighiaccio Laura Bassi, dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, è impegnata nella sua 41ª missione in Antartide.
Salpata da Trieste, dopo oltre 50 giorni di navigazione ha trasportato preziosi campioni di ghiaccio alpino dalla stazione costiera Mario Zucchelli fino alla stazione italo-francese di Concordia, a 3.200 metri di altitudine, nel cuore dell’altopiano antartico. Qui è stato recentemente inaugurato il primo archivio mondiale dei ghiacci, destinato a conservare campioni provenienti da ghiacciai in pericolo di tutto il pianeta.

Ice Memory: salvare la memoria del clima
Il progetto, promosso dalla Ice Memory Foundation, mira a preservare una memoria unica della storia climatica della Terra. Dalla base Concordia, i ricercatori hanno lanciato un appello urgente per ampliare l’archivio prima che i ghiacciai scompaiano definitivamente.
«Siamo l’ultima generazione che può agire», ha dichiarato Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation. «Salvare questi archivi di ghiaccio non è solo una responsabilità scientifica, ma un’eredità per l’umanità».



