Il rapporto 2026 di iSustainability evidenzia un cambio di paradigma: la sostenibilità diventa leva competitiva, ma persistono criticità su metriche e adattamento climatico.
La sostenibilità come leva strategica per la crescita
In Italia la sostenibilità non è più solo un tema etico o reputazionale, ma una vera e propria leva di sviluppo economico e competitivo. Secondo il rapporto 2026 “La terza via della sostenibilità” elaborato da iSustainability, ben l’80% delle imprese continua a investire in strategie ESG (Environmental, Social, Governance), nonostante uno scenario globale segnato da instabilità normativa e tensioni geopolitiche.
Il dato è significativo: il 77% delle aziende mantiene invariati i propri piani di investimento, mentre un ulteriore 3% li incrementa. Segno evidente di una maturità crescente del sistema produttivo italiano, che riconosce nella sostenibilità un driver imprescindibile per la competitività nel medio-lungo periodo.
Il cambio di paradigma: da obbligo a opportunità
Il vero elemento di discontinuità emerso dal report riguarda la percezione della sostenibilità. Oggi il 67% delle imprese italiane la considera una leva competitiva, più del doppio rispetto all’anno precedente. Questo dato sancisce un passaggio culturale fondamentale: la sostenibilità non è più vissuta come un vincolo normativo, ma come un’opportunità concreta di innovazione e crescita.
Questa evoluzione si riflette anche nelle strategie aziendali: circa il 65% delle imprese integra i criteri ESG in molte, se non in tutte, le decisioni operative e strategiche. Si tratta di un approccio sistemico che coinvolge governance, processi produttivi, supply chain e modelli organizzativi.
Come sottolineato da Riccardo Giovannini, le aziende italiane stanno tracciando una “terza via” alla sostenibilità: un percorso pragmatico in cui sostenibilità e convenienza economica coincidono.
I benefici economici degli investimenti ESG
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda il ritorno economico degli investimenti sostenibili. Le imprese che hanno intrapreso percorsi ESG stanno già registrando benefici concreti, tra cui:
- riduzione dei costi energetici grazie a maggiore efficienza
- accesso a nuovi mercati e segmenti di clientela sensibili alla sostenibilità
- sviluppo di modelli di economia circolare
- rafforzamento della reputazione e del valore del brand
In questo contesto, la sostenibilità si configura come un acceleratore di innovazione, capace di generare valore lungo tutta la filiera produttiva.
Il limite strutturale: la mancanza di metriche efficaci
Nonostante i progressi, emerge una criticità significativa: la difficoltà nel misurare in modo strutturato i risultati delle strategie ESG.
Solo il 17% delle imprese utilizza metriche avanzate e sistemi di monitoraggio efficaci, mentre oltre la metà delle aziende non è in grado di quantificare i benefici economici e ambientali generati. Questo limite rappresenta un ostacolo rilevante, soprattutto in un contesto in cui la rendicontazione e la trasparenza diventano sempre più centrali, anche alla luce delle normative europee.
La misurazione dei dati ambientali – dalla qualità dell’aria ai consumi energetici, fino alle emissioni – diventa quindi un elemento strategico per consolidare e guidare le politiche di sostenibilità.
Impatti climatici e ritardo nell’adattamento
Il rapporto evidenzia anche una crescente esposizione delle imprese italiane ai rischi climatici. Negli ultimi due anni, il 49% delle aziende ha subito impatti diretti legati al cambiamento climatico, tra eventi estremi, interruzioni delle supply chain e aumento dei costi operativi.
Tuttavia, solo il 31% ha investito in misure di adattamento. Questo divario segnala una vulnerabilità ancora diffusa e sottolinea la necessità di accelerare le strategie di resilienza.
Integrare la sostenibilità significa quindi non solo ridurre l’impatto ambientale, ma anche proteggere il business da rischi sempre più concreti e frequenti.
Verso una sostenibilità data-driven
Il futuro della sostenibilità aziendale in Italia passa inevitabilmente attraverso i dati. Senza strumenti di monitoraggio continuo e senza indicatori affidabili, il rischio è quello di trasformare la sostenibilità in una dichiarazione di intenti priva di efficacia operativa.
Le imprese più evolute stanno già adottando approcci data-driven, integrando tecnologie avanzate per il monitoraggio ambientale e la gestione intelligente delle risorse. Questo consente non solo di migliorare le performance, ma anche di rispondere in modo tempestivo a criticità e cambiamenti del contesto.
La sostenibilità come vantaggio competitivo duraturo
Il quadro che emerge è chiaro: le imprese italiane hanno scelto di non arretrare. La sostenibilità è ormai parte integrante delle strategie aziendali e rappresenta un fattore chiave per la competitività.
Tuttavia, per consolidare questo percorso è necessario colmare il gap sulla misurazione dei risultati e accelerare gli investimenti in resilienza climatica. Solo così la “terza via” indicata dal report potrà tradursi in un vantaggio competitivo duraturo, capace di coniugare crescita economica, innovazione e responsabilità ambientale.



